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Analisi sociologica dello sport: dalla sacralizzazione alla mercificazione dell'atleta

Informazioni tesi

  Autore: Alessia Della Rossa
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Relazioni pubbliche e pubblicità
  Relatore: Bernardo Cattarinussi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 85

Riflettere sullo sport significa associare alla parola vari significati che la società gli attribuisce secondo differenti qualità, principalmente di tipo ludico o agonistico ma anche di carattere economico. Ci troviamo infatti di fronte ad una duplice versione dei fenomeni sportivi, da un lato legati all’economia, dall’altro strumenti di benessere psico-fisico. Paradossalmente è la prima che tende a prevalere nella società contemporanea dove lo sport è inserito forzatamente nella struttura sociale come mezzo di profitto economico e viene utilizzato dai mezzi di comunicazione come notizia. In questo contesto si collocano gli sforzi di molti tra coloro che lavorano in campo sociale ed educativo che stanno tentando di restituire allo sport un significato univoco che riconduca al benessere e che insista sull’attività intrinseca di utilità sociale.
A tal fine, la “filosofia rugbistica” viene sempre più spesso impiegata come modello di studio di fenomeni sociali e utilizzata come versatile metafora in campo educativo e formativo. Straordinario è lo spirito che anima il rugby, dove si vince con modestia e si perde con leggerezza, dove il cervello ed il cuore contano più del fisico, dove quattordici uomini lavorano tutti uniti per dare al quindicesimo mezzo metro di vantaggio, dove la vittoria passa sempre dalle mani di un compagno e dove tifosi, famiglie, tecnici, allenatori e giocatori respirano a pieni polmoni un’aria pulita e sana, senza esasperazioni o degenerazioni, quella vera e genuina, quella dello sport. Ecco allora che il rugby resiste e continua a promuovere argomenti non banali e temi forti, spesso controcorrente, ma proprio per questo capaci di far presa su chi scommette ancora sulla possibilità del cambiamento, in grado di riaffermare una forma di sport sana e genuina.

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17 Capitolo 2 Lo sport come fenomeno sociale 2.1. Dal gioco allo sport Non sarebbe possibile comprendere il valore dello sport come fenomeno sociale se non si introducesse il tema dello “svago” e del “divertimento” come attività sociali e socializzanti. Va considerato come loisir (o leisure, nella versione anglofona del termine) quel complesso di attività individuali e di gruppo non collegate a necessità produttive e/o riproduttive, cui si dà corso a scopo di appagamento di un bisogno di auto-realizzazione o per soddisfare un senso di piacere estetico o emotivo. Così definite le attività di loisir, si comprende come ogni epoca storica abbia contemplato e sviluppato le sue e che la differenza fra le singole epoche è determinata dal diverso grado di istituzionalizzazione e organizzazione che esse incontrano. Per questo motivo, sarebbe errato equiparare il sorgere di un’ “età del loisir” al sorgere di un’età del “tempo libero”. Quest’ultima va individuata in coincidenza con l’ascesa della borghesia come classe socialmente e culturalmente dominante (Hobsbawm, 1974); a partire da quell’epoca, l’affermazione di un “tempo libero” come riserva da dedicare alle pratiche non strumentali coincise con la sua democratizzazione. Dunque, quando si parla di “età del tempo libero” nelle società occidentali, si fa riferimento a un tempo libero di massa da distinguere rispetto a quello di cui potevano disporre le classi agiate di altre epoche. A differenza del tempo libero come riserva istituzionalizzata e protetta rispetto alle attività produttive e riproduttive, il loisir rappresenta un complesso di pratiche la cui espressione accomuna tutte le epoche storiche. Sotto questo aspetto, l’approccio di Chris Rojek (1985 e 1995) è nettamente contrapposto a quella della cosiddetta “scuola configurazionale”, che ne espresse la prima enunciazione nei saggi di Norbert Elias ed Eric Dunning raccolti nel volume Sport e aggressività (1986). In quest’opera la questione delle pratiche ludiche, direttamente esperite o consumate passivamente da un pubblico appositamente convenuto, viene trattata a partire dall’approntamento di un raffinato schema psicologico che chiama in causa la ricerca di un “eccitamento controllato”. L’esistenza di una gamma di pratiche ludiche, in ogni società di qualsiasi epoca e grado di sviluppo, risponderebbe all’esigenza di creare una sorta di “riserva comportamentale” nella quale dare corso a modelli di coinvolgimento emotivo che la

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Parole chiave

cambiamento
sport
salute
mercificazione
atleta
rugby
sacralizzazione
riformazione

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