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Shirin Neshat, una voce femminile. Un’artista iraniana che guarda alle contraddizioni della sua terra.

Informazioni tesi

  Autore: Gemma Mancinelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università per stranieri di Perugia
  Facoltà: Lingua e Cultura Italiana
  Corso: Comunicazione Internazionale
  Relatore: Antonio Catolfi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

Questa tesi di laurea vuole analizzare la vita e le opere di Shirin Neshat, un’artista visiva che esprime con la sua arte le contraddizioni e le assurdità del suo paese d’origine, l’Iran.
L’elaborato è strutturato in sei capitoli e ripercorre i punti salienti della vita e dell’arte di Neshat.
Il primo capitolo si apre con la biografia dell’artista, che a 17 anni lasciò il suo paese d’origine per andare a studiare in America, poco prima della rivoluzione. Con la rivoluzione islamica del 1979, Neshat non poté ritornare in Iran fino alla fine della rivoluzione, nel 1990. Il capitolo percorre le tappe fondamentali che l’hanno portata fino ad oggi, passando dalle mostre nelle gallerie, per la presentazione delle sue fotografie e delle sue video-installazioni, al tappeto rosso, per la presentazione del suo film. Shirin Neshat, infatti, cambia varie volte medium, per trovare il pubblico adatto all’idee che vuole trasmettere, utilizzando per prima la macchinetta fotografica, e in seguito la videocamera.
Successivamente, viene trattata in un secondo paragrafo la condizione femminile in Iran, guardando al passato del paese, quando, sotto la dinastia Pahlavi, le donne erano al loro status maggiore, comprendendo quali sono state le cause e le conseguenze di questo enorme cambiamento. Si analizzano inoltre delle leggi e degli articoli contraddittori tratti dal codice civile e penale iraniano.
Il secondo capitolo è dedicato a quegli artisti che sono nati e vivono ancora a Teheran, e che si rifiutano di lasciare il paese, nonostante tutte le censure e le accuse a cui vengono sottoposti dal loro stesso governo, analizzando cinque diversi artisti. Nel paragrafo successivo, viene trattata la censura nel mondo del cinema, osservando la nascita di un vero e proprio accanimento da parte delle autorità iraniane contro l’industria cinematografica.
Nel terzo capitolo viene trattato l’approccio di Shirin Neshat al mondo della fotografia, di come il suo ritorno in Iran, dopo tanti anni le fece trovare l’ispirazione per il suo primo ciclo fotografico Women of Allah, una serie che fornisce una riflessione sulla condizione delle donne nella cultura islamica, costantemente rappresentate non come vittime ma come “ribelli silenziose”, donne che comunque prendono posizione e combattono.
Nel quarto capitolo viene analizzato il cambio di medium da parte dell’artista, che, dopo aver sperimentato con la fotografia, va alla ricerca di dinamicità abbandonando la macchinetta fotografica e passando alla videocamera, riuscendo così con le sue video-installazioni ad espandere le sue idee e a coinvolgere attivamente lo spettatore. Infatti la maggior parte delle sue video-installazioni sono proiettate a due schermi opposti, coinvolgendo così lo spettatore nel video. Realizzò così una trilogia che la portò al successo nel mondo dell’arte visiva, associando ad ogni video-installazione un tema, costruiti su una visione della contraddizione uomo/donna.
Nel quinto capitolo viene esaminata un’altra fase della vita di Shirin Neshat, l’adattamento cinematografico del romanzo di Shahrnush Parsipur Donne senza Uomini, che le ha fatto vincere nel 2009 il Leone d’Argento per la migliore regia alla 66° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Lo scopo di Neshat era quello di rivolgersi ad un pubblico più vasto, trattando un argomento che era stato quasi dimenticato, il colpo di stato in Iran nel 1953, intrecciando così nella storia la vita e il destino di quattro donne diverse e mantenendo il realismo magico che caratterizza il libro. Verrà inoltre approfondito il contesto storico e politico, e Shahrnush Parsipur, l’autrice del libro Donne senza Uomini.

Nel sesto capitolo, infine, vengono prese in considerazione “voci” di altre artiste che trattano argomenti simili e che riflettono sul tema della donna in generale. Per prima cosa verrà descritta la fotografa Shadi Ghadirian, anche lei iraniana, e le principali caratteristiche di due delle sue particolari serie di fotografie, Qajar e Like Everyday. In seguito, verrà illustrata una fotografa sudamericana, Jodi Bieber famosa per la sua fotografia apparsa sulla copertina del Time, Bibi Aisha, una ragazza di 18 anni che, come punizione, è stata sfigurata dal marito per essere scappata di casa.

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Introduzione Questa tesi di laurea vuole analizzare la vita e le opere di Shirin Neshat, un’artista visiva che esprime con la sua arte le contraddizioni e le assurdità del suo paese d’origine, l’Iran. L’elaborato è strutturato in sei capitoli e ripercorre i punti salienti della vita e dell’arte di Neshat. Il primo capitolo si apre con la biografia dell’artista, che a 17 anni lasciò il suo paese d’origine per andare a studiare in America, poco prima della rivoluzione. Con la rivoluzione islamica del 1979, Neshat non poté ritornare in Iran fino alla fine della rivoluzione, nel 1990. Il capitolo percorre le tappe fondamentali che l’hanno portata fino ad oggi, passando dalle mostre nelle gallerie, per la presentazione delle sue fotografie e delle sue video-installazioni, al tappeto rosso, per la presentazione del suo film. Shirin Neshat, infatti, cambia varie volte medium, per trovare il pubblico adatto all’idee che vuole trasmettere, utilizzando per prima la macchinetta fotografica, e in seguito la videocamera. Successivamente, viene trattata in un secondo paragrafo la condizione femminile in Iran, guardando al passato del paese, quando, sotto la dinastia Pahlavi, le donne erano al loro status maggiore, comprendendo quali sono state le cause e le conseguenze di questo enorme cambiamento. Si analizzano inoltre delle leggi e degli articoli contraddittori tratti dal codice civile e penale iraniano. Il secondo capitolo è dedicato a quegli artisti che sono nati e vivono ancora a Teheran, e che si rifiutano di lasciare il paese, nonostante tutte le censure e le accuse a cui vengono sottoposti dal loro stesso governo, analizzando cinque diversi artisti. Nel paragrafo successivo, viene trattata la censura nel mondo del cinema, osservando la nascita di un vero e

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