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La teoria del focus regolatorio: promozione e prevenzione nelle sciatrici di alto livello.

Informazioni tesi

  Autore: Lucia Mazzotti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Mario Forzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 40

Secondo la Teoria del Focus Regolatorio (Higgins, 1997), esistono due modalità di autoregolazione: il focus di promozione ed il focus di prevenzione. Una storia soggettiva di successi, ottenuti con la promozione, orienta gli individui ad utilizzare mezzi di aspirazione per raggiungere un nuovo obiettivo, mentre una storia soggettiva di successi, ottenuti con la prevenzione, orienta gli individui ad usare mezzi di vigilanza. Sebbene le situazioni possano indurre un determinato focus, le persone differiscono anche sistematicamente nel loro focus regolatorio cronico. Nessuno dei due modi dovrebbe avvantaggiare le persone nel perseguire gli stati desiderati o gli scopi, ma, piuttosto, gli effetti positivi e l’alta probabilità di successo derivano da un “adattamento” tra gli stati desiderati ed il modo con cui gli obiettivi vengono perseguiti.
Nel loro studio, Plessner, Unkelbach e Memmert (2009) hanno trovato delle differenze sistematiche nell’orientamento regolatorio cronico tra gli atleti, il quale dipendeva dallo sport da loro praticato e dal loro ruolo specifico all’interno della squadra. Inoltre, hanno dimostrato che un adattamento tra il focus cronico e l’”inquadramento” del compito porta ad un miglioramento della prestazione.
Lo scopo del mio studio è quello di indagare il tipo di focus regolatorio delle sciatrici. Ho ipotizzato la possibilità di una corrispondenza tra il focus delle atlete e la frequenza degli incidenti subiti sugli sci, e tra il focus e la disciplina. La speranza è che la psicologia dello sport possa beneficiare della Teoria del Focus Regolatorio, per migliorare la qualità della prestazione e la sicurezza degli atleti.

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1 Introduzione Nello sport, come nella vita, la motivazione è una componente fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi. Essa guida il comportamento delle persone verso le proprie mete e, quindi, determina anche la prestazione sportiva. La teoria della motivazione al successo di Atkinson e McClelland ha, per molti anni, spiegato le differenze individuali nel comportamento finalizzato alla realizzazione dei propri scopi. Ma, negli ultimi anni, la distinzione tra motivazione a ottenere il successo e motivazione ad evitare il fallimento è sembrata troppo semplicistica. La Regulatory Focus Theory, proposta da Tory Higgins (1997), distingue, all’interno della motivazione al successo, due orientamenti, o foci regolatori: il focus di promozione e il focus di prevenzione. Il primo caratterizza gli individui orientati all’obiettivo, alla realizzazione e al guadagno; il secondo è tipico delle persone che hanno una tendenza ad evitare i fallimenti e che quindi sono orientate alla sicurezza, alla prevenzione e alle “non perdite”. Entrambi questi modi di avvicinarsi allo scopo sono validi e spingono il comportamento verso la meta; la differenza principale sta nei mezzi strategici utilizzati dagli individui nella realizzazione degli obiettivi: il focus di promozione è caratterizzato da ambizione e comportamenti bramosi, mentre il focus di prevenzione richiede attenzione e comportamenti di difesa. Diverse ricerche dimostrano che non c’è un orientamento migliore dell’altro: ciò che determina la riuscita non è il tipo di focus, ma l’adattamento (fit) dei mezzi utilizzati, con le disposizioni personali, le quali possono essere croniche o indotte dalle situazioni. Questa assunzione è stata confermata dai risultati ottenuti in molti esperimenti eseguiti in laboratorio utilizzando compiti di tipo cognitivo. L’adattamento regolatorio è la chiave per il miglioramento della prestazione cognitiva. Ma questo potrebbe essere valido anche per quel che riguarda la performance sportiva? A questa domanda hanno provato a rispondere Plessner, Unkelbach e Memmert (2009) compiendo delle ricerche su atleti di diversi livelli e discipline. I risultati dimostrano che esistono differenze in termini di promozione e prevenzione non solo individuali: sono emerse differenze sistematiche anche tra atleti di sport diversi e, all’interno della stessa disciplina sportiva, tra ruoli diversi. Non sono emerse, invece, come anche negli esperimenti condotti da Higgins, differenze di genere. Ma la grande scoperta deriva dallo studio condotto su calciatori e giocatori di pallacanestro: la prestazione sportiva migliora in modo evidente quando c’è adattamento regolatorio. Gli atleti con orientamento di promozione avevano performance superiori quando venivano motivati in termini di promozione, mentre i giocatori con orientamento di prevenzione giocavano meglio quando venivano date loro indicazioni di tipo preventivo. In tutti gli sport, durante ogni partita e nello svolgimento di ogni gara, un atleta si trova spesso a dover compiere delle scelte, a dover prendere dei rischi: la vittoria è l’obiettivo che accomuna tutti gli sportivi, ma la differenza tra vincitore e perdente spesso si trova in un centesimo di secondo o in un centimetro. A cosa pensa dunque un atleta nel momento cruciale di una partita o di una gara, quando un gesto può determinare la vittoria, ma un piccolo errore può causare la sconfitta? I grandi campioni dello sport sono tali, perché si sono sempre spinti verso il rischio o perché hanno saputo evitare gli errori?

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Parole chiave

prevenzione
promozione
atleti
sci alpino
focus regolatorio

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