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L'europeizzazione delle politiche italiane di salute e sicurezza sul luogo di lavoro

Informazioni tesi

  Autore: Laura Granato
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università della Valle D'Aosta
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Patrik Vesan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

Questo studio si prefigge di analizzare l'evoluzione della legislazione italiana nel campo della politica sociale di salute e sicurezza dei lavoratori (SSL) alla luce delle politiche europee in materia. L'ipotesi di base è che le politiche italiane di SSL siano state influenzate in modo significativo dall'Unione europea. [...]
Il primo capitolo è focalizzato sul concetto di europeizzazione in connessione alle politiche pubbliche; si cerca di definirne i meccanismi, i luoghi e gli effetti. A supporto si prendono in considerazione gli studi effettuati a partire dagli anni ‘90 in quanto è a partire da questo periodo che si sono maggiormente sviluppate analisi e discussioni sull’impatto dell’Unione europea sulle politiche pubbliche. Prima di allora l’interesse di studio delle tematiche comunitarie era principalmente incentrato sull’integrazione europea, sulle istituzioni e sulle modalità decisionali sovranazionali, e ciò in quanto le competenze dell’Unione europea sulle policies erano, rispetto ad oggi, molto ridotte (riguardavano principalmente le politiche agricole). Dall’approvazione dell’Atto unico europeo (1986) e dal Trattato Maastricht (1992) in avanti le competenze dell’Unione europea si sono amplificate e, di conseguenza, l’interesse degli studiosi si è rivolto anche alla dimensione nazionale dell’integrazione europea, alle politiche pubbliche degli Stati membri ed alle relazioni che intercorrono tra istituzioni e politiche comunitarie, nazionali e subnazionali. Oggi molte delle politiche nazionali dipendono da norme comunitarie, é perciò normale un maggiore interesse verso la creazione delle politiche pubbliche sovranazionali e la loro diffusione negli Stati membri. Le analisi sull’europeizzazione di questi ultimi vent’anni guardano non solo alla fase ascendente ed alla negoziazione intergovernativa delle decisioni comunitarie, ma anche a quella discendente. Questa seconda fase, che maggiormente interessa questo studio, comprende le modalità di recepimento delle norme prescritte dall’Unione europea e l’influenza che queste hanno all’interno degli Stati membri.
Il secondo capitolo è dedicato all’interesse europeo per le politiche sociali in generale e, in particolare, per la politica di salute e sicurezza sul luogo di lavoro che al suo interno si sviluppa. Il processo di integrazione europea è caratterizzato da una forte estensione delle aree di politica pubblica dove interviene la Comunità: da materie prettamente economiche le competenze dell’Unione europea si sono allargate a questioni politiche e sociali, e ciò nonostante gli ostacoli derivanti dalle disomogeneità presenti in queste aree negli Stati membri.
Alcuni riferimenti relativi alla tutela della sicurezza e salute del lavoratore erano già presenti nei trattati fondanti la Comunità europea. In particolare l’art.118 del Trattato della Comunità economica europea del 1957 richiedeva alla Commissione di promuovere una stretta cooperazione tra gli Stati membri nel campo sociale, facendo riferimento a diversi argomenti tra cui la prevenzione degli incidenti sul lavoro e delle malattie professionali. Da allora la Commissione ha adottato una serie di programmi, di azioni e di strategie sulla sicurezza e la salute sul luogo di lavoro che hanno portato all’emanazione di una pluralità di norme sul tema influenzando le normative nazionali. Il percorso della regolamentazione comunitaria in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro viene esaminato soffermandosi sui passaggi più salienti evidenziando le differenze di principio succedute nel tempo. Si pone poi attenzione al tipo di norma che l’Unione europea ha emanato in materia di prevenzione sul lavoro (regolamenti e direttive, soft law e best practices) per valutare i fattori da cui è dipeso il tipo di scelta effettuato. In ultimo vengono esaminati i ruoli dei principali attori europei con compiti attinenti al tema di studio e i diversi modelli europei di organizzazione e gestione della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nelle aziende.
Il terzo capitolo prende in esame la normativa italiana di salute e sicurezza sul luogo di lavoro con particolare attenzione alle norme di derivazione comunitaria. Nel campo delle norme sulla prevenzione della salute dei lavoratori l’intervento comunitario è stato incisivo ed ha influenzato l’ordinamento nazionale portando all’emanazione di importanti decreti tra cui il più innovativo è stato il d.lgs. n. 626 del 1994, poi sostituito dal d.lgs. n. 81 del 2008. Anche in questo caso si effettua una panoramica sull’evoluzione della normativa italiana, ponendo attenzione alle modifiche di principio in essa contenute, siano esse causate o no dall’europeizzazione, agli attori nazionali della sicurezza ed ai diversi modelli di gestione della sicurezza che si sono succeduti. In considerazione dell’apertura dei mercati, che sempre più spesso porta le imprese italiane all’impiego dei lavoratori in paesi esteri, si è evidenziata quale disposizione europea venga in aiuto per identificare la normativa di salute e sicurezza sul luogo di lavoro da applicare, se quella del paese di assunzione o quella del paese dove si svolge l’attività lavorativa.
Il quarto capitolo è dedicato alle considerazioni finali. Se nei capitoli precedenti si è mostrato che nelle politiche pubbliche nazionali oggetto di analisi gli effetti dell’europeizzazione (sempre analizzata nella sua fase discendente) sono evidenti, qui si cerca di capire a quale tipo di europeizzazione siamo di fronte, perché ha potuto svilupparsi, quali le conseguenze sull’ordinamento nazionale e, di riflesso, sull’andamento del fenomeno infortunistico.

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I INTRODUZIONE Questo studio si prefigge di analizzare l‟evoluzione della legislazione italiana nel campo della politica sociale di salute e sicurezza dei lavoratori alla luce delle politiche europee in materia. Si vuole cioè comprendere in che modo gli interventi europei, in questa specifica area di politica sociale, abbiano influenzato le policies nazionali di salute e sicurezza sul luogo di lavoro. La scelta di tale argomento è giustificata dall‟importanza che il tema della sicurezza dei lavoratori ha per tutti gli ordinamenti nazionali, sia per motivi di carattere sociale sia per motivi economici. La consapevolezza dei governi che gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali rappresentano un costo molto alto per i cittadini e per le imprese fa si che essi siano considerati fenomeni da prevenire in ogni Stato membro. Inoltre, pur essendo molteplici le analisi sull‟europeizzazione delle politiche sociali, nella letteratura non si sono riscontrati studi che raffrontassero a livello empirico l‟evoluzione della normativa italiana di prevenzione rispetto a quella europea. La domanda di ricerca può così sintetizzarsi: in quale misura le disposizioni europee hanno influenzato le politiche italiane di salute e sicurezza sul luogo di lavoro? L‟ipotesi di base è che le politiche di salute e sicurezza sul luogo di lavoro italiane siano state influenzate in modo significativo dall‟Unione europea, così come accaduto in altre aree di politica sociale. Nel campo della prevenzione della salute dei lavoratori l‟intervento comunitario, soprattutto a partire dalla fine degli anni ‟80, è stato incisivo ed ha contribuito ad implementare l‟ordinamento nazionale a seguito del recepimento delle direttive europee. Attraverso ricerca documentaria concernente la normativa europea ed italiana in materia, ed in base al quadro teorico fornito da Radaelli (2000; 2001), si svilupperà la disamina dei rapporti di interazione tra i due livelli. In particolare l‟analisi effettuerà un raffronto tra le due legislazioni per appurare l‟esistenza di similitudini e se queste possano ritenersi tra loro in relazione. I dati empirici relativi alle norme italiane sul tema raffrontate a quelle europee, oltre all'esame delle azioni derivanti da indicazioni comunitarie che gli enti istituzionali

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