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Sul problema del velo. Sociosemiotiche e fenomenologie di un problema

Informazioni tesi

  Autore: Stella Biase
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Comunicazione e Multimedialità
  Relatore: FILIPPO SILVESTRI
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

Questa ricerca ha l’obiettivo di mostrare, attraverso un’analisi socio-semiotica, il ruolo della donna secondo la religione musulmana e il valore simbolico che riveste il velo sia in Oriente sia in Occidente, in particolare in Francia.
Per questo motivo, a partire da testi cardine nel panorama femminile dell’Oriente come Zoya, Chahdortt Djavann, Ruba Salih e Giuliana Sgrena, si è indagato il significato del velo all’interno di una tematica, quella dei simboli, delle religioni e dei diritti nell’Europa multiculturale come proposto da Luigi Lombardi Vallauri, Giampaolo Azzoni, Ben Achour e Alessandro Ferrari.
L’analisi parte, infatti, dallo studio socio-semiotico della donna appartenente alla religione musulmana e in particolare il suo modo di vestire tanto diverso da quello Occidentale, per arrivare poi ad analizzare specificatamente il carattere simbolico del velo come proposto da Patrizia Finucci Gallo in I love Islam e soprattutto attraverso la descrizione delle donne musulmane nel mondo contemporaneo elaborata da Ruba Salih nell’opera Musulmane rivelate. Donne, islam, modernità.
Questo studio si prefigge, infatti, di approfondire il ruolo della donna musulmana nella società in base ai versetti del Corano che sono il più delle volte mal interpretati dagli uomini.
A questo proposito la fine del secondo capitolo riporta le testimonianze di alcune donne musulmane circa il significato simbolico che danno loro al velo.
Una parte di queste donne lo indossa volontariamente, senza alcuna costrizione, e lo considera parte della propria identità; le altre donne, invece, non lo usano più perché non si sentono a proprio agio e non credono affatto che il velo sia un simbolo della religione musulmana, anzi lo considerano soltanto come uno strumento di sottomissione della donna ai voleri degli uomini.
L’ultimo capitolo, invece, è dedicato al dibattito che è scoppiato in Francia a partire dal 1989 riguardo l’uso dei simboli religiosi in pubblico, in particolar modo il foulard. L’obiettivo è quello di mostrare come la Francia, nazione più laica d’Europa, si ponga nei confronti di qualsiasi credo religioso; tutto ciò lo si può desumere sia dalla legge comunemente chiamata anti – velo sia dalla legge anti – burqa.
La prima è una legge che vieta l’uso di qualsiasi simbolo religioso o di appartenenza politica nelle scuole ed ha come scopo principale quello di garantire l’ordine pubblico assicurando a tutti la libertà di coscienza.
La seconda proibisce alle donne di indossare il burqa in pubblico perché questo indumento ne rende impossibile l’identificazione.
Per entrambi i provvedimenti permane l’incognita circa le reazioni dei musulmani che vivono in Francia; solo il tempo potrà dirci se di fatto il loro atteggiamento prevalente sarà di comprensione oppure di ostilità relativamente alla laicità francese.

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4 1.1 Coprire o scoprire il volto della donna Un elemento fondamentale nella pratica del vestire è la visibilità che cambia a seconda del tempo e della cultura di appartenenza. Nell’abbigliamento femminile occidentale ed orientale , infatti, si possono notare delle differenze di visibilità, perchØ mentre la donna orientale è sottoposta ancora alle regole rigide della propria cultura e quindi ad un dover essere e un dover apparire, che nella maggior parte dei casi è un non dover apparire affatto, dato che appare velata; quella occidentale, in opposizione, si presenta agli occhi di tutti svelata perchØ si veste a proprio piacimento secondo un proprio voler essere e apparire 1 . In passato anche nella cultura occidentale la donna indossava il velo in occasione delle funzioni religiose, in genere di due colori differenti: bianco per le ragazze e nero per le donne adulte; solo dagli anni sessanta del secolo scorso questa regola è divenuta “arbitraria” 2 perchØ priva di qualsiasi riferimento al rito della celebrazione eucaristica. All’interno di due culture tanto distanti come quella Occidentale e quella Islamica il dato comune è l’oppressione della donna . L'oppressione della donna musulmana ha una connotazione spirituale, mentre nella cultura occidentale, dove i valori spirituali sono stati accantonati a causa della secolarizzazione e 1 Pozzato, M. P., 2005, “Velature e svelamenti. Un problema di semiotica delle culture”, in G. Franci, M.G. Muzzarelli, a cura, 2005, Il vestito dell’altro, Milano, Lupetti, p. 46. 2 Ibid. secondo Maria Pia Pozzato il coprire il capo risultava arbitrario sia per le donne sia per gli uomini, ma con la differenza che l’uomo aveva l’obbligo di togliersi il cappello come una resa passiva al cospetto delle divinità, mentre la donna copriva il capo come segno di pudore.

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