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Il rischio di controparte nell’attuale crisi finanziaria: I casi Banca Italease e Lehman Brothers

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Ghiandoni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Economia
  Corso: economia e gestione aziendale - mercati finanziari
  Relatore: Maria Letizia Guerra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

Il contesto bancario è sempre più caratterizzato da una crescente concorrenza e dalla conseguente tendenza ad assumere maggiori rischi. Tra questi, uno dei rischi a cui è stata rivolta minore attenzione è risultato essere il rischio di controparte, una sottocategoria del rischio di credito. Il rischio di controparte consiste nel rischio di inadempienza della controparte di una transazione prima del regolamento definitivo dei flussi finanziari della transazione stessa ed è caratterizzato dal fatto che l’esposizione, a causa della natura finanziaria del contratto stipulato tra le parti, è incerta e può variare nel tempo in funzione dell’andamento dei fattori di mercato sottostanti. Il caso di Banca Italease ha evidenziato le conseguenze di un inadeguato counterparty risk management nelle sell-side firms, mentre con il caso Lehman Brothers si è voluto analizzare un aspetto ancor più trascurato: il buy-side counterparty risk.
L’analisi del caso Banca Italease ha portato ad evidenziare come l’esposizione in derivati, trattati principalmente su mercati OTC, abbia accresciuto in maniera difficilmente controllabile il rischio di controparte in capo alla banca, inizialmente concentrata sull’attività di leasing. In particolare la spinta a far sottoscrivere ai propri clienti prodotti strutturati, che nel luglio 2007 rappresentavano il 99% del portafoglio derivati detenuto da Italease, ha costituito per la banca un’attività inizialmente remunerativa. La preferenza della banca a coprirsi principalmente dal rischio di interesse, sottovalutando ampiamente il rischio di controparte, ha però compromesso il business di Italease, arrivando a causare perdite pari a 847 milioni di euro. Il caso Lehman Brothers ha invece dimostrato l’inadeguato management del rischio di controparte relativo alle buy-side firms, le quali ritenevano la pratica una prerogativa del sell-side. Ciò è quanto emerso dalle perdite subite dalle principali controparti della banca americana dopo il suo default e dai risultati di un sondaggio effettuato tra gli asset managers delle maggiori buy-side firms. La situazione è profondamente cambiata dopo il crollo di Lehman Brothers, ma ai miglioramenti apportati per iniziativa delle buy-side firms è evidente la necessità di affiancare una profonda revisione normativa.

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INTRODUZIONE Il contesto bancario è stato caratterizzato, negli ultimi anni, da una crescente concorrenza e dalla conseguente tendenza ad assumere maggiori rischi. Pertanto si è resa sempre più evidente la necessità di misurare con accuratezza tali rischi e di averne quindi una valida rappresentazione quantitativa a supporto delle decisioni di gestione. Un altro trend a cui si è potuto assistere è lo straordinario aumento dei volumi negoziati dei prodotti derivati e la continua innovazione degli stessi, con la realizzazione di prodotti sempre più complessi e strutturati. Questi tipi di prodotti sono per lo più trattati in mercati OTC (Over the Counter), basati fondamentalmente sulla responsabilità bilaterale delle parti e con una sostanziale esposizione al rischio di credito. I derivati, soprattutto quelli negoziati in mercati OTC, sono stati al centro di numerosi dibattiti, poiché considerati uno dei principali fattori che hanno contribuito allo scoppio della crisi finanziaria del 2007. In particolare l’attenzione si è focalizzata sul rischio di credito e su come i modelli adottati per la stima dell’esposizione creditizia connessa a tali strumenti abbiano rivelato in varie occasioni i propri limiti. Da queste riflessioni è partita una profonda revisione della regolamentazione fino ad ora prevista, che fa capo soprattutto ai principi di Basilea II, e una maggiore attenzione dedicata alla funzione di risk management all’interno degli istituti di credito. Nel presente elaborato verrà trattato un argomento di rilievo nel suddetto processo di aggiornamento normativo: il rischio di controparte. Il rischio di controparte è un caso particolare di rischio di credito che consiste nel rischio di inadempienza della controparte di una transazione prima del regolamento definitivo dei flussi finanziari della transazione stessa ed è caratterizzato dal fatto che l’esposizione, a causa della natura finanziaria del contratto stipulato tra le parti, è incerta e può variare nel tempo in funzione dell’andamento dei fattori di mercato sottostanti. Il rischio di controparte è stato per lungo tempo considerato una semplice sottocategoria del rischio di credito e gli istituti di credito si sono limitati a monitorarlo con i modelli previsti dalla legge, senza tenere in grande considerazione i risultati ottenuti da tali operazioni di controllo al di fuori della funzione di risk management. Per quanto riguarda, invece, le buy-side firms, ossia le aziende o gli investitori istituzionali che investono in strumenti finanziari per conto dei propri clienti, è emerso che il rischio di controparte sia stato pressoché ignorato nelle decisioni di business, almeno fino al momento in cui la crisi ne abbia evidenziato la criticità. L’obiettivo di questo lavoro è quello di analizzare i metodi utilizzati per il monitoring e la gestione del rischio di controparte e di mettere in evidenza come non si possa relegare questa tipologia di rischio a una sottocategoria a cui dedicare minore attenzione. Attraverso l’analisi di due casi aziendali, Banca Italease e Lehman Brothers, si potrà infatti sottolineare come la sottovalutazione del rischio di controparte abbia prodotto effetti negativi nelle sell e buy-side institutions e quali potrebbero essere gli sviluppi futuri per migliorare la gestione di questa particolare tipologia di rischio. La tesi si suddivide in cinque capitoli: il primo capitolo rappresenta un’introduzione sul concetto di rischio nella sua valenza economica e sul ruolo della funzione di risk management e fornisce una panoramica sulle principali tipologie di rischio a cui un istituto di credito deve far fronte nello svolgimento della propria attività, con particolare attenzione al rischio di credito e di controparte. Il secondo capitolo intende ripercorrere l’evoluzione della regolamentazione in materia di controllo e gestione del rischio, partendo dal primo Accordo sul Capitale del 1988, noto come Basilea I, fino ad arrivare al processo di revisione ancora in corso che porterà all’attuazione di Basilea III. In questo modo si è cercato di analizzare gli aspetti positivi e negativi della normativa a cui le banche sono sottoposte e di capire quali lacune abbiano contribuito a porre le basi per l’attuale crisi finanziaria. Il terzo capitolo è incentrato sugli strumenti di copertura e gli indicatori del rischio di credito, partendo dalla trattazione dei credit derivatives, considerati utili per coprire l’esposizione al rischio di credito ma spesso utilizzati a fini speculativi con conseguenze pericolose per i mercati finanziari, 1

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