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L'intervento ospedaliero nei casi di violenza contro le donne: una ricerca su due servizi romani

Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Pacella
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Viviana  Langher
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

La Regione Lazio con una Legge Regionale del 14 maggio 2009[1] promulga delle norme per prevenire e riconoscere la violenza sulle donne riconoscendo quest’ultima come una violazione dei diritti umani. Pertanto nell’articolo 2 comma d si legge che la Regione si impegna a finanziare attività di sostegno alle strutture ed alle aziende sanitarie per la creazione e l’implementazione di centri di aiuto alle donne. Dalla pubblicazione della legge nel Lazio, in particolare nella provincia di
Roma, sono nati servizi ospedalieri dedicati all’assistenza della donna che arriva in pronto soccorso per sospetta o conclamata violenza domestica. La novità di questi centri sta nell’assistenza a carattere emergenziale, differenziandosi dagli interventi di presa in carico effettuati nei centri di accoglienza Il pronto soccorso è il luogo d’elezione per la rilevazione e l’intervento sulla violenza domestica, un ponte tra la vittima e i vari servizi preposti all’assistenza. Per queste ragioni è importante il potenziamento o la creazione di protocolli d’intervento nei Dipartimenti di Emergenza a servizio delle vittime di violenza domestica. La ricerca nasce dalla volontà di voler verificare l’esistenza e l’eventuale utilizzo di protocolli formalizzati d’intervento nei servizi ospedalieri dedicati all’assistenza di vittime di violenza domestica ed analizzare i relativi obiettivi.
Lo studio, di tipo qualitativo, è stato svolto su due servizi antiviolenza di relativi ospedali di Roma. I centri sono molto eterogenei tra loro, per obiettivi, linee guida e composizione delle équipe di lavoro. Questo studio ha l’obiettivo di prendere in esame l’operato dei due servizi, mettendo in evidenza risorse e carenze. Ulteriore interesse è stato quello di verificare quale rappresentazione relativa alla violenza sulle donne ci fosse alla base dell’intervento e in che modo andasse ad influire sui protocolli d’azione.

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  Autore: Ilaria Pacella
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
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  Relatore: Viviana  Langher
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

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INTRODUZIONE La violenza sulle donne non è certo un fenomeno recente, tuttavia a partire dal movimento femminista lo si guarda come fatto sociale; nello specifico la violenza in famiglia smette di essere un problema privato per diventare pubblico, poiché secondo le teorie femministe radicali, proprio nella famiglia si esprime la dominazione e il controllo maschile. L’ala radicale del movimento femminista sostiene così che la violenza domestica veda esclusivamente l’uomo nel ruolo di carnefice e la donna nel ruolo di vittima. La violenza verrebbe perpetuata al fine di dominare e controllare le donne limitandone la libertà e l’autonomia, questo uso strumentale al controllo sarebbe appreso dagli uomini al’interno di una società maschilista e patriarcale (Bograd, 1998; Bowker, 1983; Dekeseredy e Schwartz, 1993; Dobash e Dobash, 1979; Martin,1976; Romito, 2005). Questo approccio ha orientato la costruzione di convenzioni internazionali e leggi nazionali nel contrasto al fenomeno, ma non solo, la teoria dell’ala femminista radicale ha indirizzato fortemente l’impostazione dell’intervento sulla violenza contro le donne. Nel 1979 viene approvata dall’assemblea generale ONU la Convenzione per l’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne ( Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination against Women, CEDAW 1 ): la convenzione detta una serie di azioni che gli Stati possono mettere in atto al fine di eliminare ogni discriminazione rivolta alle donne. Così la discriminazione è combattuta anche sul versante pubblico, attraverso per esempio la partecipazione politica. Nel 1999 alla CEDAW è stata aggiunta una procedura individuale a finché le donne che subiscono una violazione dei propri diritti possano rivolgersi direttamente alle Nazioni Unite. Nel 1993 la Dichiarazione di Vienna 2 , afferma che gli atti di violenza contro le donne costituiscono una violazione dei diritti umani anche quando avvengano all’ interno della sfera privata : è la prima volta che la violenza costituisce l’oggetto di intervento delle istituzioni, che si dovrebbero impegnare a modificare, attraverso l’educazione, i modelli di comportamento sociali e culturali delle donne e degli uomini, al fine di eliminare i pregiudizi; promuovere studi statistici sull’incidenza della violenza contro le donne e sugli esiti delle misure preventive adottate. L’ eliminazione della violenza alle donne è stata anche un nodo centrale della Conferenza tenuta dalle Nazioni Unite a Pechino nel 1995. La risultante Dichiarazione e Piattaforma d’Azione sono il prodotto di un lungo dibattito fra circa 5.000 delegate 1 http://www2.ohchr.org/english/law/cedaw.htm 2 http://www.befreecooperativa.org/filetestuali/legislazione/b_progr_az_vienna.pdf 4

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Parole chiave

ospedale
intervento
pronto soccorso
violenza donne
antiviolenza
violenza domestica
codice rosa
ricerca
maltrattamento
intrafamigliare
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