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La canzone in scena. Il musicarello negli anni 50 e 60

Informazioni tesi

  Autore: Angela De Gregorio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Raffaello Mazzacane
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

Il musicarello, che già era presente sin dal ‘cinema muto’, ha una vera e propria fioritura dagli anni 50 del secolo scorso, gli anni del boom e del suo successo commerciale. Eppure di questo argomento non troviamo quasi nessun libro, pubblicazione, documento. Neppure sul web, che ormai è uno degli strumenti di consultazione per eccellenza, per recuperare testi, articoli, libri e cataloghi on line; E’ una sorta di biblioteca gigantesca ‘on line’, di cui uno studioso, un ricercatore, ma anche uno studente dispone.
Uno studio più approfondito sul musicarello è necessario, perché è nato in quel periodo in cui i Media hanno preso il sopravvento, e hanno segnato grandi cambiamenti nella società e hanno cambiato la nostra percezione del tempo, dello spazio, la nostra visione del mondo. Uno dei primissimi film è stato il ‘film muto’, dove non c’era l’audio. Ci si riuniva in una sala, si proiettavano le immagini, gli attori, il testo e la musica era suonata dal vivo dal pianista. Col passar del tempo c’è stata la traccia sonora, che ha portato alla nascita del musicarello.
Il musicarello, come qualsiasi genere di film, segue una struttura standard, di cui in genere non si fa attenzione: alla realizzazione contribuiscono un intera equipe, quali il regista, lo sceneggiatore, gli attori principali (protagonisti) e secondari, il cameramen ecc; deve evocare un mondo di potenziali dettagli d’intreccio, molti dei quali non possono essere menzionati; presenta diversi elementi strutturali, quali l’inquadratura, la scena, la sequenza, l’atto ecc. Oltre a seguire una struttura standard presenta delle costanti che variano da un musicarello all’altro a seconda della trama. Ma possiamo individuare delle differenze sostanziali anche tra i musicarelli degli anni 50 e quelli degli anni 60.
Seguendo il modello di Propp della fiaba abbiamo costruito un modello del musicarello riguardante le diverse funzioni dei personaggi: il protagonista, il co-protagonista, antagonista, il falso protagonista, il cantante, il personaggio secondario (aiutante), la comparsa e il narratore. Il risultato è un modello quello del musicarello, che presenta similitudini, ma anche notevoli differenze con il modello di Propp.
Infine uno dei musicarelli, di notevole spessore e successo, apprezzato anche all’estero è il ‘Carosello napoletano’. Aver trovato un punto di fusione tra attori, cantanti e danzatori in modo che lo spettacolo non fosse una specie di mosaico di tre generi diversi, è il risultato più sorprendente che Giannini abbia ottenuto nel suo Carosello napoletano, ed è sotto tutti gli aspetti un musical che non potrebbe raccontare ciò che deve raccontare, se non traducendolo in musica, canzoni e balli. Esso si impone come una raffigurazione filmica in cui musica e significati, canzoni e storia, articolati armoniosamente su diversi piani, si integrano in una messa in scena unitaria di ardita complessità strutturale e, al contempo, di sublime immediatezza spettacolare.

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2 Introduzione Il musicarello, che già era presente sin dal ‘cinema muto’, ha una vera e propria fioritura dagli anni 50 del secolo scorso, gli anni del boom e del suo successo commerciale. Eppure di questo argomento non troviamo quasi nessun libro, pubblicazione, documento. Neppure sul web, che ormai è uno degli strumenti di consultazione per eccellenza, per recuperare testi, articoli, libri e cataloghi on line. E’ una sorta di biblioteca gigantesca ‘on line’, di cui uno studioso, un ricercatore, ma anche uno studente dispone. Uno studio più approfondito sul musicarello è necessario, perché è nato in quel periodo in cui i Media hanno preso il sopravvento, e hanno segnato grandi cambiamenti nella società e hanno cambiato la nostra percezione del tempo, dello spazio, la nostra visione del mondo. Uno dei primissimi film è stato il ‘film muto’, dove non c’era l’audio. Ci si riuniva in una sala, si proiettavano le immagini, gli attori, il testo e la musica era suonata dal vivo dal pianista. Col passar del tempo c’è stata la traccia sonora, che ha portato alla nascita del musicarello. Il musicarello, come qualsiasi genere di film, segue una struttura standard, di cui in genere non si fa attenzione: alla realizzazione contribuiscono un intera equipe, quali il regista, lo sceneggiatore, gli attori principali (protagonisti) e secondari, il cameramen ecc; deve evocare un mondo di potenziali dettagli d’intreccio, molti dei quali non possono essere menzionati; presenta diversi elementi strutturali, quali l’inquadratura, la scena, la sequenza, l’atto ecc. Oltre a seguire una struttura standard presenta delle costanti che variano da un musicarello all’altro a seconda della trama. Ma possiamo individuare delle differenze sostanziali anche tra i musicarelli degli anni 50 e quelli degli anni 60. Seguendo il modello di Propp della fiaba abbiamo costruito un modello del musicarello riguardante le diverse funzioni dei personaggi: il protagonista, il co- protagonista, antagonista, il falso protagonista, il cantante, il personaggio secondario (aiutante), la comparsa e il narratore. Il risultato è un modello quello del musicarello, che presenta similitudini, ma anche notevoli differenze con il modello di Propp.

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Parole chiave

teatro
cinema
musica
personaggi
cantanti
attori
musicarello
la canzone napoletana
il carosello napoletano
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