Silenzio, strumento di preghiera: dalla Bibbia al mondo monastico

L’idea di scrivere una tesi sul silenzio, mi è nata dopo aver visitato alcuni monasteri in Italia, e aver scoperto quanto il silenzio sia parte essenziale dell’uomo.

Ho desiderato pertanto approfondire questo tema dividendolo in tre parti e mostrando:
nel primo capitolo il suo rapporto con l’uomo contemporaneo, con la parola e con il significato delle cose, con il prossimo e con Dio.
nel secondo capitolo quale posto occupa all’interno della Bibbia
nell’ultimo capitolo che importanza venga dato al silenzio all’interno del monachesimo a partire dai Padri del deserto, nella Regola Benedettina e in particolare tra i monaci certosini.

Anticipo già le conclusioni sottolineando che l’uomo di oggi potrà ritrovare pienamente se stesso, solo se inizierà a dare, nella sua esistenza, un posto privilegiato al silenzio.

Il silenzio sembra diventato un valore estraneo, all’uomo contemporaneo che teme il rischio di ritrovarsi, attraverso di esso, solo con se stesso, con la noia, e la paura della morte, rincorrendo quindi, come già ricordava Pascal, al “divertissement”, al divertimento, allo svago, per fuggire da se stesso.

Desterà forse meraviglia il fatto che con la parola si possa parlare del silenzio, ma parola e silenzio sono legati: Il silenzio è dentro la parola, una sua caratteristica, infatti proprio dal silenzio nasce l’autentica parola
L’uomo nasce silenzioso, impara a parlare, e solo dopo impara a tacere consapevole che se attraverso parola la verità si fa immagine, è solo nel silenzio che essa viene custodita.
Il vero silenzio non è mutismo ma una forma di comunicazione, è pienezza, intensità di vita, presenza di Dio.

Il silenzio, è la porta da cui si può accedere a un altro codice di interpretazione della realtà, perciò non è propria solo della fede ma anche della filosofia e dell’arte e quindi non solo del monaco ma di ogni uomo.

Per entrare in relazione con il prossimo e con Dio occorre non solo il silenzio esterno ma in particolare quello interno che si esercita mettendo a tacere alcune facoltà dell’anima quali l’immaginazione, la memoria, l’intelligenza e la volontà.
Imparare a far silenzio è imparare ad accogliere l’altro, ad ascoltare, e quindi e ad accettare una parola totalmente diversa,
ma è anche imparare ad ascoltare la voce di Dio, che non si lascia imprigionare in schemi, che è mistero, che è Parola e silenzio, manifestazione e nascondimento.

Come ho potuto notare nel corso di teologia spirituale, mentre la teologia positiva o catafatica, tenta di affermare molte verità su Dio, dall’altra non ha il potere di comunicare Dio: la sua realtà è raggiungibile solo per via apofatica cioè attraverso una conoscenza oscura per via di amore.
Perciò mentre il teologo ha una conoscenza di Dio concettuale, il mistico ha di Dio un vissuto esperienziale che, tuttavia, tanto più è profondo tanto meno riesce a esprimere.

Nella Scrittura il silenzio viene presentato come realtà ambigua: da una parte emerge in rapporto a situazioni negative: come stare zitti per vigliaccheria (Est 4,14); in altre a situazioni positive: come nei casi di apertura verso il prossimo e verso Dio e quando è esperienza di vita: è di questo aspetto positivo che mi sono occupato lungo l’arco della tesi.

Ho esaminato il silenzio nell’Antico Testamento, distinguendo tra
“il silenzio dell’uomo”
“il silenzio di Dio”

Il silenzio dell’uomo
Per quanto riguarda il silenzio dell’uomo verso l’altro uomo, l’uomo tace per custodire un segreto, per prudenza, per mettere ordine al proprio cuore: Qohelet ci attesta che “c’è un tempo per tacere e un tempo per parlare” (Qo 3,7) a ricordarci l’importanza dell’ equilibrato rapporto che deve esserci tra parola e silenzio,

Per quanto riguarda il silenzio dell’uomo verso a Dio avviene in quanto il giorno del Signore è vicino” (Sof. 1,7), affinché Dio parli al credente e alla comunità (1 Sam 3, 10) e per contemplare le sue vie (Sal119,15).

Dio comunica non solo con le parole ma anche con il silenzio del creato e con quei silenzi rivolti sia ai singoli che al popolo di Israele, ma di fronte al male e all’ingiustizia il Signore tace e non interverrà se non nei modi e nei tempi (diversi dall’uomo) che la sua sovrana volontà avrà scelto (Isaia 55,8-9).

Mostra/Nascondi contenuto.
3 CAPITOLO PRIMO IL SILENZIO PRESSO L’UOMO CONTEMPORANEO 1.1 Il silenzio nella cultura di oggi La realtà ed insieme il valore del silenzio sembrano divenuti in larga misura estranei alla sensibilità e alla consapevolezza culturale dell’uomo contemporaneo. Circondati dal frastuono, vittime di un attivismo frenetico e nevrotizzante, diventa sempre più problematico sottrarsi anche solo per un attimo al dominio del rumore e all’egemonia della chiacchiera: i luoghi di silenzio sono sempre più rari. La vita dell’occidente è dominata dall’economia e spesso ogni cosa viene vista solamente da quest’ottica. Parlare del silenzio oggi, anche se sentiamo l’esigenza, non è economico, perché l’economia, che regge tutta la storia di questi ultimi decenni è nemica del silenzio. La nostra è la civiltà del rumore, e dove arriva il progresso, arriva il rumore, che è parte essenziale di quell’etica commerciale che ormai fa da padrona. Si continua a costruire e gli spazi verdi, che sono il vuoto e il silenzio della terra, vengono occupati in nome del boom edilizio: “Non possiamo fermarci altrimenti l’economia si ferma” è il ritornello che spesso si sente dire da molti economisti e politici. Nei programmi televisivi il “vuoto” è riempito dalla pubblicità e nei dibattiti si richiedono risposte veloci: non c’è tempo per riflettere e pensare a quello che l’altro ha detto, gli spazi sono preziosi e bisogna snellire con tempi calcolati in favore della pubblicità. Mentre molti centri commerciali dimenticano l’importanza del riposo settimanale, i telefoni cellulari riempiono ormai tutti gli spazi di attesa e i luoghi che frequentiamo, inculcando in noi la fretta, l’incapacità di aspettare e nello stesso tempo l’ansia. Vivere intensamente, “aspirare alla massima eccitazione dei sensi” 1 è una caratteristica dell’uomo di oggi che fugge per non correre il rischio di ritrovarsi soli con se stessi, scoprire il vuoto interiore, arrivando a vivere il silenzio come un qualcosa di mostruoso. Dice infatti Sartre: “L’uomo si trova solo girovagando per questo silenzio mostruoso, libero e solo, senza assistenza e senza scusa, condannato a decidere, senza appoggio di nessun genere, condannato per sempre 1 RICARD M., Il gusto di essere felici, Sperling, Parigi, 2008, 35.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Istituto scienze religiose di torino (ISSR)

Autore: Luca Ravetto Contatta »

Composta da 95 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3473 click dal 21/03/2013.

 

Consultata integralmente 8 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.