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I centri di detenzione amministrativa per migranti: il controllo sociale dell'immigrazione

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Attina
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Dario Melossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 254

La tesi analizza i luoghi fisici del confinamento dei migranti in Italia, con uno sguardo anche all'Europa.
L'obiettivo di questa tesi è stato quello di “raccontare” i luoghi di detenzione amministrativa in Italia, sullo sfondo della realtà europea. Per farlo è stato necessario partire da lontano, attraversare la storia dei diversi confinamenti della cittadinanza, del territorio e della mobilità che hanno dato origine e che ancora caratterizzano gli Stati nazionali, sono state ripercorse le vicende dei campi coloniali, di quelli europei dei primi anni del XX secolo e di quelli totalitari; si è cercato di comprendere a quale modello di confinamento corrispondessero di volta in volta, riconoscendone peculiarità e differenze, seppure fossero inseribili tutti all'interno di una storia del confinamento fisico di determinate categorie di soggetti, mai interrotta ed in continua evoluzione.

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INTRODUZIONE Il nostro tempo è segnato dalla presenza di masse intere costrette all’apolidicità e alla non appartenenza: rifugiati, profughi e immigrati che si lasciano alle spalle storie diverse, miserie diverse, riscatti diversi, ma sempre considerati “masse”, che nel lessico del diritto internazionale e umanitario vengono chiamate internally displaced (e cioè sfollati), asylum seekers (sempre sfollati che però hanno attraversato i confini dei territori di pertinenza), temporary refugees (individui in fuga ai quali, non essendovi condizioni che impediscono il riconoscimento dello statuto di rifugiati, viene assegnato un asilo pro tempore),fino a illegal aliens per gli immigranti, “economici” o meno. Non è raro che tutte queste definizioni possano anche concatenarsi e sovrapporsi in un'unica biografia; è possibile insomma che un soggetto cambi status fino a diventare un illegal alien: il punto, allora, non riguarda tanto presunte differenze “oggettive” tra individui, quanto piuttosto l’arbitrarietà di definizioni che azzerano biografie e segnano destini, e gli effetti politici che così si determinano. Ad ogni passaggio, a ogni definizione, a ogni eventuale tappa della “carriera morale” degli individui in questione, corrisponde un campo, un centro temporaneo attrezzato. Tra giochi di parole in cui l’accento cade sull’elemento di temporaneità e di precarietà, ovvero sul carattere detentivo, o ancora su quello protettivo e di accoglienza, si susseguono definizioni ossessivamente ripetitive: Emergency temporary locations, oppure, nella variante più estesa e meno attrezzata, Temporary protected areas (o ancora, in una formula più retorica, Safe Havens) per gli internally displaced; Transit processing centres,o “centri di identificazione”, per gli asylum seekers; più banalmente Refugees temporary centres o “Centri di accoglienza temporanea” per i temporary refugees; Detention centres, “Centri di permanenza temporanea”, zones d’attente per i migranti irregolari. Con la mia tesi intendo analizzare i luoghi fisici del confinamento dei migranti in Italia e in Europa. In primo luogo esporrò la “teoria del confinamento”, ossia una riflessione storico- filosofica sulla necessità degli stati di controllare e gestire i movimenti materiali dei 4

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Parole chiave

immigrazione
straniero
migranti
centri di permanenza temporanea
cpt
cie
irregolare
centri di identificazione espulsione

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