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La misurazione della qualità della vita nei comuni rurali

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Manca
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in DOTTORATO IN SCIENZE AGRARIE, FORESTALI ED AGROALIMENTARI
Anno: 2013
Docente/Relatore: Giau Bruno
Istituito da: Università degli Studi di Torino
Dipartimento: DEIAFA
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 203

La pubblicazione del report Stiglitz (2009) ha ribadito l’importanza degli indici complementari al Pil per misurare il reale progresso della società.
Questi indici solitamente confrontano province, regioni o nazioni, e pochi sono specifici per il confronto tra i comuni e le micro-aree urbane e rurali.
In questa ricerca sono stati considerate le metodiche più utilizzate per il calcolo delle graduatorie come ad esempio quelle utilizzate nell’Indice di sostenibilità del Report Stigliz(IS) , l’Indice di sviluppo umano (ISU) e il report del Sole24ore e confrontate con il metodo delle graduatorie ricavate con l’analisi delle componenti principali (ACP).
Nell’ambito delle Politiche agricole comunitarie (Pac) e nelle Politiche di sviluppo rurale (Psr), dove il miglioramento della qualità della vita (Qdv) è uno degli obbiettivi prioritari, la ricerca di misure complementari al Pil sta acquistando interesse crescente per migliorare la pianificazione delle politiche rurali.
In questa ricerca, considerando che nell’ambito della Pac e dei Psr non esiste una metodologia ufficiale per la valutazione in termini di Qdv delle aree rurali, è stato preso come caso studio la Regione Piemonte e sono state confrontate tre metodologie per classificare i comuni rurali ed individuare le aree con maggiori problemi di sviluppo, in quanto l’attuale classificazione utilizzata nei Psr, elaborata dal Ministero dell’agricoltura, basandosi principalmente sull’altimetria come indicatore discriminante, risulta funzionale a livello nazionale ma migliorabile a livello regionale ed inferiore.
Le tre graduatorie ottenute sono state confrontate statisticamente (Attansio, Capursi 1994) e mappate per evidenziare le differenze, i punti di forza e i limiti tra le diverse tecniche e apportare un contributo per la scelta di una metodologia ufficiale da utilizzare nelle politiche di sviluppo rurale e nei Psr.
Il database di riferimento è stato l’atlante statistico dei comuni italiani Istat (Asc) che rende fruibili oltre 700 indicatori e permette di creare le mappe cartografiche. Il database Istat è risultato di facile utilizzo ma carente per quanto riguarda i dati sulla sostenibilità.
Definito il dataset di riferimento, costruito su tre dimensioni (economia, società, ambiente e sviluppo) e nove indicatori, sono state confrontate le diverse metodologie.
La tecnica proposta utilizzando l’ACP ha permesso di definire meglio le aree sub-provinciali migliarando la localizzazione delle aree problematiche in funzione degli indicatori scelti.

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5 Introduzione In questa ricerca si affronta il complesso tema della qualità della vita (Qdv) e della sua misurazione nel contesto specifico dello sviluppo rurale (SR). Attraverso l’uso di indicatori socio - economici, aggregati in un indice sintetico, si è cercato di descrivere alcune caratteristiche relative alla Qdv dei comuni rurali, per affinare a livello provinciale e regionale la zonizzazione nazionale elaborata dal Ministero delle politiche agricole (Mipaaf). Tale zonizzazione, utilizzata nel piano di sviluppo nazionale (Psn) e nei programmi di sviluppo rurale (Psr), è basata sulla densità ed altimetria ed è funzionale a livello nazionale, ma risulta poco accurata nell’individuare i comuni con problemi complessivi di sviluppo nel contesto sub – regionale; le aree maggiormente penalizzate sono quelle collinari, caratterizzate dall’essere più eterogenee rispetto alla pianura e alla montagna. Il miglioramento della Qdv è uno dei tre obiettivi prioritari nella Politica Agricola Comunitaria (PAC) ed è trattata specificatamente nel terzo asse dei Psr; la necessità di pensare a nuove politiche di sviluppo rurale, per migliorare l’integrazione dell’agricoltura nella società moderna e nel mercato del lavoro, è ripresa chiaramente con Agenda 2000 e con il primo periodo di programmazione PAC 2000-06, che affianca al primo pilastro “politica di mercati” un secondo pilastro specifico per lo sviluppo rurale. All’entrata in vigore della PAC, nel 1962, gli occupati in agricoltura erano una componente significativa; grazie al progresso tecnologico, il loro numero si è progressivamente ridotto e oggi, nei paesi industrializzati, gli agricoltori rappresentano meno del cinque per cento degli occupati totali. Studiare le comunità rurali moderne, oggi, vuol dire quindi dare sempre

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