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La Storia, il presente ed il futuro in Elsa Morante

Informazioni tesi

  Autore: Mariella Rossi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: GiuseppeLeonelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 146

Nel centenario dalla nascita dell'illustre scrittrice (1912),il presente lavoro di ricerca si è concentrato sulla seconda parte della produzione letteraria morantiana, contraddistinta da un'interazione spesso conflittuale con la contemporaneità culturale ed etico-politica, di cui l'autrice ha sempre additato con lucidità la crescente degenerazione e l'imbarbarimento, spesso colpevolmente immemore degli errori del passato, oltreché responsabile di ipotecare irrimediabilmente il futuro dell'umanità.
Ai fini di un'analisi accurata e avversa alle semplificazioni veicolate da certa storiografia letteraria, è ripercorsa, seppure sotto forma di cenni, tutta l'opera morantiana, di cui è posta in luce, in un'ottica unitaria e lineare, l'ininterrotta passione civile di Elsa, mai condizionata dalla necessità di compiacere a tutti i costi la critica e il pubblico, ripudiando qualsivoglia conformismo anche in campo letterario (e proprio per questo auto-condannandosi ad essere ora fraintesa, ora svilita e quindi contestata apertamente, secondo la parabola registrata dalla sua produzione, culminata nel controverso romanzo "La Storia").

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4 Introduzione: La produzione di Elsa Morante, sin dagli esordi 1 , si è contraddistinta per la sua orgogliosa “indipendenza” 2 rispetto alle mode letterarie vigenti, in conformità con una poetica che la scrittrice stessa avrebbe confermato nel corso degli anni Sessanta, quando una prolifica serie di interviste e di interventi 3 avrebbero squarciato il velo di tradizionale riserbo di cui l’autrice soleva cingere la propria officina creativa. Tale presunta “inattualità”, 4 in cui pure affiora un’inesauribile ricchezza di fonti, ispiratrici discrete 5 dell’ubertoso tessuto narrativo, ha sovente attirato sull’incurante 6 Morante, le 1 Il presente elaborato, come sarà sottolineato anche più avanti, si è soffermato sulla produzione morantiana più nota ed acclamata che va da Menzogna e sortilegio (1948), sino all’ultimo romanzo Aracoeli (1982), tralasciando scientemente le collaborazioni giornalistiche, sotto forma di articoli e di racconti, che rappresentarono il caparbio e febbrile incipit letterario di Elsa, unite alla raccolta di racconti Il gioco segreto (1941), poi parzialmente confluita ne Lo scialle andaluso (1963). Per una disamina bibliografica della folta attività giornalistica della Morante, cfr. E. Morante, Opere (a cura di C. Garboli-C. Cecchi), II, Mondadori, Milano 1988, pag. 1637-1643. 2 L’insofferenza, la ribellione canzonatoria ai conformismi, fu un principio ispiratore di tutta la vita della Morante (cfr. supra, cap. 1) che, fin dall’infanzia, cominciò a constatare la meschina ipocrisia del codice di valori borghese. Ricusando la prosecuzione degli studi universitari, si allontanò altresì dalla famiglia, provvedendo autonomamente al proprio sostentamento, sino all’incontro con il futuro marito Alberto Moravia (1936). Manifestatesi ben presto le incompatibilità caratteriali che condannarono al fallimento il loro matrimonio, la scrittrice romana visse altre relazioni non sempre contraccambiate (è il caso di Luchino Visconti), ma coerenti con la sua vulcanica passionalità, l’ultima delle quali (quella col pittore ventenne Bill Morrow) sfociò in tragedia. La ripulsa per le consuetudini fu confermata anche sul piano culturale e politico dalle scelte “isolazionistiche” che la contraddistinsero sino alla morte (1985), persistentemente fedele ai suoi ideali anarchici e critica nei confronti del presenzialismo di molti suoi colleghi letterati, a cominciare dallo stesso Moravia. Pur se aliena dai circoli letterari ufficiali, la Morante strinse molte durature amicizie con poeti ed intellettuali, come attesta il bel volume, curato da Adriano Sofri e da Goffredo Fofi, che raccoglie le testimonianze ed i tributi affettuosi attestati da coloro che ebbero la fortuna di frequentarla più o meno assiduamente, cfr. G. Fofi-A. Sofri (a cura di) Festa per Elsa Sellerio Palermo 2011. Sulla scia di questo omaggio postumo a Elsa, se ne segnala anche un altro, meno recente, ma altrettanto sincero per ispirazione e per commozione, cfr. J.N. Schifano-T. Notarbartolo (a cura di) Cahiers. Elsa Morante vol. 2 Esi Napoli 1995. 3 Cfr. infra, cap. 3.1. 4 L’opera morantiana più “anacronistica” rispetto alla temperie culturale vigente è forse proprio Menzogna e sortilegio, edito in piena “dittatura” neorealista e, nonostante ciò, tenacemente estraneo a quell’imperativo di impegno civile affibbiato alla letteratura dai teorici del movimento. Il primo romanzo morantiano, di conseguenza, fu accolto con scetticismo ed impaccio, soprattutto in ragione della sua patente “extravaganza”. 5 La Morante, “onnivora” lettrice, è immune da quella anxiety of influence di bloomiana memoria, dal momento che riesce sempre a “riscrivere” le sue molteplici fonti di riferimento che affiorano, perciò, spesso cripticamente dalle pagine, riconoscibili solo al lettore più accorto. 6 E’ nota la diffidenza, comprovata anche nei successivi capitoli, che la Morante nutriva nei confronti dei giudizi critici, ad eccezione di quelli formulati da coloro di cui apprezzava profondamente la levatura intellettuale, come nel caso di Cesare Garboli e di Giacomo Debenedetti, strenuo difensore, sin dai tempi di Menzogna e sortilegio, delle doti della scrittrice romana. A conferma dell’imperturbabilità ben presto acquisita dalla scrittrice di fronte alle recensioni più meno polemiche nei suoi confronti, basti citare il silenzio di quest’ultima all’epoca delle virulenti reazioni suscitate dal romanzo La Storia, soprattutto tra i critici militanti di sinistra, i quali tacciavano l’opera di disfattismo reazionario (si veda in particolare la valutazione impietosa espressa da Rossana Rossanda, cfr. infra, cap. 3.2.4.)

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