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Il Value at Risk: metodologie, applicazioni e un caso empirico

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Dalla Casa
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia dei Mercati e degli Intermediari Finanziari
  Relatore: Ugo Pomante
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 247

Il lavoro di tesi qui proposto offre una panoramica sui modelli che da quasi vent'anni rappresentano uno standard per la misurazione del rischio di mercato.
In particolare, tale lavoro si preoccupa di descrive i principali modelli di stima del Value at Risk, focalizzando poi l'attenzione sulle implementazioni, sui punti di forza e di debolezza che accompagnano ognuno degli approcci.
Successivamente, un'analisi empirica concernente la stima del VaR su tre diversi portafogli azionari e nei momenti shock del mercato azionario, offrirà un'evidenza reale sulle caratteristiche dei principali modelli analizzati.

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1 INTRODUZIONE Il rischio, nella sua accezione più generica, è inteso come la possibilità che si verifichi un evento in un determinato luogo e in un determinato momento, e che tale evento danneggi il soggetto su cui il rischio insiste. La gestione del rischio, quindi, è un fenomeno che interessa qualunque soggetto, economi- co e non, nello svolgimento delle proprie attività. In ambito finanziario, il rischio assume diverse dimensioni e coinvolge diversi ambiti, e ciò comporta lo svolgimento di operazioni tipicamente connesse al rischio (trasferimento del rischio, sottrazione dallo stesso, mitigazione o accettazione) e l‟esposizione ad una molte- plicità di fattori, che conducono a conseguenze sfavorevoli e non. Nel proposito di identificare i rischi cui un intermediario è soggetto, non si può non consi- derare il contributo del Comitato di Basilea, e precisamente il regolamento attualmente in vigore, l‟Accordo di Basilea II, il quale definisce e circoscrive i rischi a cui gli intermediari sono esposti. In tal senso, Basilea II individua innanzitutto i rischi di Primo Pilastro, in altre parole quei rischi misurabili, sempre annoverati nell‟attività di un intermediario finanziario, e in quan- to tali, oggetto di disciplina peculiare circa la stima degli stessi e l‟accantonamento di capi- tale: - Rischio di credito: s‟intende il rischio di subire una perdita nella propria esposizione a causa del deterioramento del merito creditizio del debitore; - Rischio di mercato: cioè il rischio di subire una perdita a causa di fluttuazioni del va- lore di mercato dei titoli in portafoglio o a causa della variazione di valore di variabi- li che impattano sui titoli stessi (c.d. risk factor); - Rischio operativo: ovvero la possibilità di subire perdite derivanti dall'inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi, oppure da eventi esogeni. A tali rischi si annettono i rischi di Secondo Pilastro, vale a dire una pluralità di altri rischi oggetto di una valutazione quali-quantitativa, cui fanno parte, tra gli altri, il rischio di tasso

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