Il gruppo di lettura come strumento di riabilitazione per soggetti con disturbi mentali gravi ricoverati in S.P.D.C: uno studio pilota

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Fabiana Torre Contatta »

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La salute mentale e il benessere della popolazione è una delle priorità del sistema sanitario nazionale data la prevalenza dei disturbi psichiatrici come malattie invalidanti (NICE, 2004). Sebbene i farmaci rimangano la base del trattamento di questi disturbi, la loro efficacia assoluta è stata messa in discussione (Turner et al., 2008). Parallelamente ai trattamenti farmacologici, si è assistito negli ultimi anni ad un aumento dell’interesse, da un lato, verso gli approcci ad elevata caratterizzazione riabilitativa e psicosociale e, dall’altro, verso l’impiego di modelli di “medicina narrativa” nelle scienze mediche più in generale (Layard, 2006). La medicina narrativa, suggerisce qualcosa di rivoluzionario, secondo cui è importante rimanere in contatto con le proprie emozioni e sviluppare ciò che Coulehan (1996) ha definito "capacità di recupero emotivo", ossia la capacità del medico di capire i bisogni dei pazienti e di curare i loro problemi di salute. Secondo Coulehan, il medico deve saper ascoltare il paziente e cercare di capire la sua storia in relazione a ciò che sta narrando.
I presupposti teorici degli interventi riabilitativi (orientati verso approcci narrativi e biblioterapeutici) e di medicina narrativa hanno favorito l’implementazione delle attività di gruppi strutturati, che tendono a stimolare l’ingaggio sociale di gruppo, le abilità di comunicazione, il senso di agency, e la gestione di aspetti della vita quotidiana e della malattia (Divinsky, 2007). La capacità di raccontare una “buona storia fa star bene con se stessi” (Dowrick, 2009), ma tale capacità diminuisce quando il contesto culturale è particolarmente avverso, e tende ad emarginare il paziente a cui è stata “etichettata” una diagnosi che lo classifica come “malato” bisognoso di cure mediche. Recenti iniziative, hanno sottolineato l’importanza dei programmi di prevenzione atti a ridurre l’insorgenza delle malattie mentali nella popolazione generale, nonché il conseguente grado di esclusione del paziente nel contesto culturale di cui fa parte.

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1 1. INTRODUZIONE La salute mentale e il benessere della popolazione è una delle priorità del sistema sanitario nazionale data la prevalenza dei disturbi psichiatrici come malattie invalidanti (NICE, 2004). Sebbene i farmaci rimangano la base del trattamento di questi disturbi, la loro efficacia assoluta è stata messa in discussione (Turner et al., 2008). Parallelamente ai trattamenti farmacologici, si è assistito negli ultimi anni ad un aumento dell’interesse, da un lato, verso gli approcci ad elevata caratterizzazione riabilitativa e psicosociale e, dall’altro, verso l’impiego di modelli di “medicina narrativa” nelle scienze mediche più in generale (Layard, 2006). La medicina narrativa, suggerisce qualcosa di rivoluzionario, secondo cui è importante rimanere in contatto con le proprie emozioni e sviluppare ciò che Coulehan (1996) ha definito "capacità di recupero emotivo", ossia la capacità del medico di capire i bisogni dei pazienti e di curare i loro problemi di salute. Secondo Coulehan, il medico deve saper ascoltare il paziente e cercare di capire la sua storia in relazione a ciò che sta narrando. I presupposti teorici degli interventi riabilitativi (orientati verso approcci narrativi e biblioterapeutici) e di medicina narrativa hanno favorito l’implementazione delle attività di gruppi strutturati, che tendono a