Ipotesi d'intervento preventivo sul sovrappeso e l'obesità in una prospettiva psico-socio-biologica

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Claudio Angelo Lombardo Contatta »

Composta da 61 pagine.

 

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L'obesità è stata definita dall'OMS come malattia multifattoriale e riconosciuta come epidemia globale (globesity).
Vari fattori incidono su questa condizione morfologica e sul suo stato iniziale: il sovrappeso.
Pressioni ambientali, fattori di rischio personali, sociali e familiari, relazionali e comportamentali, genetici e biologici, possono concorrere alla genesi del sovrappeso e dell'obesità.
La seguente tesi si propone di analizzare tutti i differenti fattori coinvolti al fine di convergere in una più ampia prospettiva che tenga conto dell'importanza non solo degli aspetti psicologici ma anche di quelli relazionali, socio-ambientali e organici.

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INTRODUZIONE alla LOGICA della TESI La crescente diffusione del sovrappeso e dell’obesità odiernamente ha richiamato l’attenzione delle autorità sanitarie, in quanto si accompagna ad elevata morbilità e mortalità. Secondo una stima dell’OMS, solo nel 2008, 1,5 miliardi di individui nel mondo erano in sovrappeso, 200 milioni di uomini e 300 milioni di donne erano obese. Tali stime secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono destinate a crescere di anno in anno. In Italia, il sovrappeso riguarda il 42,5% dei maschi, mentre sono obesi il 10,5%. Le donne invece sono meno in sovrappeso (il 26,6%), ma rimane alto il tasso di obese (9,1%). La Società Italiana dell’Obesità (S.I.O.) afferma che nel 2025 il tasso di obesità fra gli adulti arriverà al 14%. Le patologie più diffuse legate a questa condizione cronica vanno dall’ipertensione, diabete, ictus, ipercolesterolemia fino a depressione, sindrome metabolica, problemi respiratori, complicanze nel periodo della gravidanza ma anche nella sfera psico-sociale: ansia e bassa autostima (Goossens et al. 2009), compromissione fisica e limitazioni funzionali(Manzoni, Castelnuovo, 2012). Per quanto concerne la spesa sanitaria sostenuta da un obeso, risulta essere il 25% più alta di quella di un soggetto normopeso (Withrow, Alter, 2012). I costi sociali, personali e sanitari giustificano largamente l’allarme obesità. Nel 2012 gli Usa hanno stimato che il costo annuo per la cura delle patologie collegate all’obesità supera i 190.000 milioni di dollari (il 21% della spesa medica nazionale). I costi dei trattamenti praticati a pazienti obesi sarebbero superiori del 40% a quelli destinati ai pazienti non obesi. Si tratta secondo l’O.M.S. della più grave emergenza sanitaria del ventunesimo secolo. Negli ultimi anni, numerosi studi hanno osservato che una perdita di peso corporeo del 10% è in grado di determinare significativi benefici e di ridurre la maggior parte delle complicazioni associate all’obesità (Barbieri,Tronchin, 2010). L’apporto tradizionale della scienza nei confronti dell’obesità ed il sovrappeso - confinato soprattutto ai paradigmi provenienti dal mondo della dietologia - sembra non arginare in modo efficiente tali problematiche. Il dato più allarmante ci proviene da alcuni studi di follow-up a lungo termine sul trattamento dell’obesità che indicano comeil 90-95% di coloro che perdono peso lo riacquistano entro pochi anni (Garner, Wooley, 1991) a volte anche con gli interessi (Sarlio-Lahteenkorva S., Rissanen A., Kaprio J., 2000). Le persone in sovrappeso, quando iniziano un trattamento dietetico, desiderano perdere la maggior parte del peso nel minor tempo possibile, ma nel 50% dei casi questo impegno termine dopo appena due mesi dall’inizio della dieta(L. Letizia, 2011). Soggetti obesi e in sovrappeso molto frequentemente intraprendono regimi alimentari dietetici nel corso della loro vita, oscillando continuamente tra riduzioni e aumenti di peso (weight cycling syndrome). E proprio le diete ipocaloriche sembrano essere responsabili del circuito restrizione-disinibizione dal comportamento alimentare inadeguato che da esse scaturisce: il Weight-Cycling Syndrome (sindrome della fluttuazione del peso) (Beck, 2008). Anche queste oscillazioni potrebbero influire sulle condizioni psicologiche, visto che non riuscire a mantenere il peso raggiunto con le diete provoca sentimenti di fallimento personale, di perdita del controllo sulla propria vita e di scarsa autostima (Simkin-Silverman, Wing, Plantinga, Matthews, Kuller, 1998). Nei bambini obesi in terapia dietologica si è osservato che i livelli di psicopatologia ansiosa o depressiva significativamente più alti (37,3%) rispetto a quelli non sottoposti ad alcun trattamento (23%) (Van Vlierberghe, Leen, et al., 2009). Questo dato potrebbe sostenere l’ipotesi del possibile effetto iatrogeno di incongrue terapie dietetiche. 2