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Oltre la libertà di espressione: i discorsi di odio online

Oggi i discorsi di odio rappresentano un nodo giuridico controverso nell'ambito dei reati di opinione, ed alimentano un dibattito attuale in relazione alla libertà di espressione online per la quale non esistono specifiche normative internazionali condivise. Le organizzazioni internazionali sono pertanto chiamate a ricoprire un ruolo guida nell'elaborazione di regole in materia di hate speech, libertà digitale e norme di comportamento nel cyberspazio. Nel mio lavoro, mi sono chiesta qual'è il confine tra la libertà di espressione e i discorsi di odio? A tal fine, ho analizzato le due nozioni nel diritto internazionale, e poi sul piano regionale. La libertà di espressione include opinioni che possono offendere, turbare o disturbare, e per eventuali restrizioni i governi dovranno dimostrare che esiste un collegamento tra quelle espressioni offensive e la probabilità di violenze concrete, alla ricerca del giusto bilanciamento tra puro pensiero e principio di azione. Talune restrizioni della libertà di espressione devono essere espressamente stabilite dalla legge e necessarie al rispetto dei diritti e delle libertà altrui, della salvaguardia nazionale, dell'ordine pubblico o della morale. Ogni Stato, nel determinare il bilanciamento tra diritti contrapposti, gode di un certo margine di discrezionalità, pertanto, sotto il profilo del principio di legalità e prevedibilità, è di estrema importanza prevedere il significato di determinate categorie e concetti. La Corte europea dei diritti dell'uomo stabilisce i criteri in base ai quali una restrizione imposta dallo Stato nazionale si concili con la libertà di espressione. Nel giudizio della Corte entrano in gioco molteplici fattori.
La libertà di espressione andrebbe limitata quando è incompatibile con i valori della tolleranza, della pace sociale, della sicurezza pubblica, e per prevenire espressioni che diffondono, incitano, promuovono o giustificano i discorsi di odio. Insultano o offendono la morale e le altrui convinzioni religiose, creano pregiudizi o rinforzano quelli esistenti, diffondono paura o intimidazioni.
In Italia non esiste ancora una definizione formale dei discorsi di odio, e si ricorre alle categorie dell'incitamento, dell'istigazione o dell'apologia. Ho analizzato l'evoluzione della normativa italiana, il pensiero diviene reato solo quando pone un pericolo concreto, creando così una ratio di compatibilità con l'articolo 21 della Costituzione. Il passaggio dall'hate speech agli hate crimes è breve, vi è infatti una linea sottile tra le espressioni offensive, intese come insulti, e l'incitamento alla violenza reale, ovvero vi è un collegamento causale tra certe espressioni e il loro conseguente danno. La strategia argomentativa adoperata dalla giurisprudenza per salvare i reati di opinione fa leva sui c.d. limiti logici alla libertà di espressione, ovvero essa non è più tale quando si risolve in un principio di azione. Durante il mio lavoro ho avuto modo di constatare che l'approccio europeo al tema è di tipo regolamentativo, ovvero alla ricerca del fondamento che sanzioni i discorsi di odio, in contrapposizione alla visione liberale di stampo americano secondo cui i discorsi di odio sarebbero efficacemente contrastati con il libero scambio di idee.
Nel secondo capitolo ho analizzato il fenomeno dei discorsi di odio online sul piano internazionale, regionale ed interno. Al momento una soluzione condivisa per la lotta ai discorsi di odio online pare assai difficile a causa delle diverse vedute sulla natura stessa della libertà di espressione, dovuta ai diversi approcci nazionali. La priorità dell'agenda rimane la sfida di identificare i criteri che permettono di distinguere il margine oltre il quale un dibattito, una contestazione, una critica si trasformano in discorsi di odio. Mi sono chiesta, la soluzione al problema dell'hate speech consiste nella regolamentazione dello stesso? Può il ricorso alla censura arginare questi fenomeni? Ho analizzato la giurisprudenza in materia di hate speech sul piano internazionale, regionale e nazionale. Infine nel terzo capitolo ho analizzato le varie forme di cooperazione nella lotta contro l'hate speech. E' auspicabile una soluzione internazionale alla ricerca del bilanciamento tra la libertà di espressione e la restrizione dei discorsi di odio, che sviluppi una nozione di libertà digitale e una regolamentazione universale dell'hate speech, nella consapevolezza che internet presenta elementi peculiari che richiedono l'adozione di leggi e politiche ad hoc. Siamo nel pieno di una “tempesta digitale” e il diritto fatica a tenere il passo dell'evoluzione tecnologica. La vera sfida è stabilire a livello universale il confine della libertà di espressione online ovvero quel margine oltre il quale un'espressione non veicola nulla se non odio, umiliazione e violenza. Questo rimane dunque l'obiettivo ultimo delle organizzazioni internazionali.

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Introduzione Ascritti nella più ampia categoria dei reati di opinione, i discorsi di odio rappresentano uno dei nodi giuridici più controversi nell’ambito della tutela della libertà di espressione. L'hate speech è una categoria che indica un genere di discorsi che esprimono odio ed intolleranza verso una persona o un gruppo, e che rischiano di provocare reazioni violente. Così in modi impliciti o espliciti, esistono diverse forme di hate speech: da quelli sessisti e omofobi, a quelli contro le religioni diverse, fino ai discorsi di odio basati sull'etno-nazionalismo, a sfondo razzista o di discriminazione politica. Questo tema alimenta un dibattito molto attuale e ancora più controverso in relazione alla libertà di espressione online, per la quale non esistono specifiche normative internazionali condivise. La rete rappresenta l'agorà del nuovo millennio per l’esercizio di libertà e diritti tradizionali, dimensione ulteriore in cui l’essere umano si informa, comunica, forgia la sua identità, prende parte alle attività e discussioni di carattere generale e politico 1 . Pertanto assicurare l'accesso universale ad internet diventa una priorità per gli Stati. I diritti umani online vanno garantiti nella stessa misura del mondo fisico 2 . L’avvento di internet ha trasformato il modo di vivere della gente, amplificando a dismisura il fenomeno dell'hate speech 3 , e rendendolo socialmente accettabile: la 1 Corte europea dei diritti dell'uomo, sentenza del 18 dicembre 2012 nel caso Ahmet Yildirim c. Turchia, par. 54. 2 Risoluzione del Consiglio per i diritti umani A/HRC/20/L.13 del 29 giugno 2012 on the promotion, protection and enjoyment of human rights on the Internet. 3 Audizione del Direttore del Servizio di Polizia postale e delle comunicazioni, Domenico Vulpiani, nell'ambito dell'indagine conoscitiva del 25 maggio 2010: in internet si sono verificati diversi processi, all'inizio esistevano reti locali ancora a carattere territoriale ben definito, poi è nato il cosiddetto web 1.0 in cui i contenuti dei siti venivano interrogati dagli utenti. Questi ultimi però potevano soltanto esprimere un proprio parere, attingere informazioni e scaricare materiale, ma non intaccarne i contenuti. Con l'avvento del web 2.0, invece, si sviluppa una maggiore interazione tra utenti e siti nella rete, ovvero gli user diventano in grado di fornire i contenuti alla rete. Si tratta di un passaggio epocale, che ha avuto una conseguenza anche sull'intolleranza e sulla diffusione dei discorsi di odio online. Sul punto si veda la dichiarazione del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki- Moon durante il seminario Cyber-hate: danger in cyberspace del 16 giugno 2009. « Yet we know there are also a few dark alleys along the information superhighway. There are those who use information technology to reinforce stereotypes, to spread misinformation and to propagate hate [....] Here at the United Nations, we understand the power of words. Words can hurt or they can heal. They can rupture or they can repair. For young people, electronic harassment and cyber hate can have a 3

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Informazioni tesi

  Autore: Luisa Zappalà
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Marinella Fumagalli Meraviglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 188

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Parole chiave

unione europea
libertà di espressione
giurisprudenza
corte europea dei diritti dell'uomo
tribunale penale internazionale
evoluzione normativa
hate speech
visione liberale
comitato dei diritti umani
comitato per l'eliminazione delle discriminazioni

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