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La valutazione degli strumenti finanziari nei bilanci bancari

Informazioni tesi

  Autore: Umberto Rocco Ferraiolo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Economia
  Corso: Finanza
  Relatore: Mario  Comana
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 217

L’applicazione dei principi contabili internazionali (IAS/IFRS) persegue l’obiettivo di armonizzare e rendere più trasparenti e comparabili le informazioni di bilancio rese dalle società quotate nei mercati regolamentati nell’Unione Europea. Gli effetti sugli assetti e sulle procedure amministrativo-contabili derivanti dall’introduzione di tali nuovi principi sono particolarmente evidenti e rilevanti specie per le imprese bancarie e si manifestano sia sul piano organizzativo, sia su quello operativo, sia su quello tecnico.
Scopo del lavoro è stato quindi quello di analizzare concretamente gli impatti che l’attuale normativa contabile ha avuto in ambito bancario.
In particolare l’introduzione di nuove tecniche di valutazione degli strumenti finanziari, quali quelle del fair value e del costo ammortizzato, hanno rappresentato una vera e propria rivoluzione per la dottrina contabile italiana fortemente ancorata al criterio del costo storico, in quanto gli strumenti finanziari non vengono più valutati in base alla propria natura, ma in base al profilo gestionale che le banche intendono mantenere su di essi.
Tuttavia, tali metodi alternativi se da un lato hanno segnato un passo in avanti verso l’obiettivo dell’armonizzazione contabile a livello internazionale, dall’altro hanno celato in sé una serie di lacune derivanti, ad esempio, dalla forte interconnessione tra fair value (valore equo) e valore di mercato, dalle discrasie che emergono dal confronto con la normativa di vigilanza prudenziale (Basilea 2) e dalla possibilità, lasciata agli istituti di credito, di porre in essere strategie elusive finalizzate ad evitare l’appesantimento dei conti economici e dei relativi risultati d’esercizio attraverso la rilevazione di perdite o utili non effettivamente maturate.
Il lavoro si compone di 4 capitoli.
Nel primo capitolo viene analizzata la normativa di riferimento attualmente in essere e l’evoluzione degli schemi di bilancio delle banche attraverso il confronto con la normativa precedente e i principi contabili americani (US/GAAP). In particolare sono state oggetto di analisi i principi contabili internazionali IAS 32, IAS 39 e la circolare 262/2005 di Banca d’Italia.
Nel secondo capitolo viene posta particolare attenzione sugli impatti strategici e gestionali che tali principi hanno comportato sotto un profilo puramente operativo e su alcuni aspetti di criticità connessi con l’utilizzo del fair value. Vengono infatti ricercate le motivazioni che spingono le banche ad adottare quel determinato criterio di valutazione quando rilevano inizialmente un’attività o passività finanziaria anziché un altro e quali sono state le loro strategie contabili-gestionali adottate durante questi ultimi 5 anni (2007-2011) dai principali gruppi bancari italiani (Unicredit, Intesasanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, UBI, Banco Popolare), nonché il peso che tali principi hanno avuto durante la crisi finanziaria.
Il terzo capitolo verte invece sul confronto tra la normativa contabile e quella prudenziale. Vengono quindi esaminate le diverse finalità perseguite dalle due discipline, ricercate i punti di analogia e discrasia esistenti e presentate le attuali proposte di convergenza.
Il quarto capitolo, al fine di dare sostanza alla tesi riconducendo le analisi svolte a un caso pratico, chiude il lavoro con una traslazione di quanto precedentemente esposto all’attuale situazione economico-finanziaria del sistema bancario italiano, tenendo conto in particolar modo degli effetti negativi che la crisi del debito sovrano sta causando ai bilanci delle principali banche italiane fortemente esposte al “rischio Italia” in quanto “piene” di titoli di stato italiani. Dopodiché vengono presentate le attuali proposte avanzate dallo IASB e dall’Unione Europea e che sono attualmente in corso di implementazione.
Infine, all’interno delle conclusioni, seppur nella consapevolezza di essere dei meri studiosi della materia in esame, i cui strumenti si esauriscono in semplici nozioni teoriche, ho voluto proporre delle plausibili proposte di miglioramento rese possibili dagli strumenti accademici e teorici acquisiti durante questi anni di studio e che sono quindi caratterizzate da una forte componente semplicistica e ben lontane dall’essere la panacea di tutti mali.

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6 INTRODUZIONE L’applicazione dei principi contabili internazionali (IAS/IFRS) persegue l’obiettivo di armonizzare e rendere più trasparenti e comparabili le informazioni di bilancio rese dalle società quotate nei mercati regolamentati nell’Unione Europea. Gli effetti sugli assetti e sulle procedure amministrativo-contabili derivanti dall’introduzione di tali nuovi principi sono particolarmente evidenti e rilevanti specie per le imprese bancarie e si manifestano sia sul piano organizzativo, sia su quello operativo, sia su quello tecnico. Scopo del lavoro è stato quindi quello di analizzare concretamente gli impatti che l’attuale normativa contabile ha avuto in ambito bancario. In particolare l’introduzione di nuove tecniche di valutazione degli strumenti finanziari, quali quelle del fair value e del costo ammortizzato, hanno rappresentato una vera e propria rivoluzione per la dottrina contabile italiana fortemente ancorata al criterio del costo storico, in quanto gli strumenti finanziari non vengono più valutati in base alla propria natura, ma in base al profilo gestionale che le banche intendono mantenere su di essi. Tuttavia, tali metodi alternativi se da un lato hanno segnato un passo in avanti verso l’obiettivo dell’armonizzazione contabile a livello internazionale, dall’altro hanno celato in sé una serie di lacune derivanti, ad esempio, dalla forte interconnessione tra fair value (valore equo) e valore di mercato, dalle discrasie che emergono dal confronto con la normativa di vigilanza prudenziale (Basilea 2) e dalla possibilità, lasciata agli istituti di credito, di porre in essere strategie elusive finalizzate ad evitare l’appesantimento dei conti economici e dei relativi risultati d’esercizio attraverso la rilevazione di perdite o utili non effettivamente maturate. Il lavoro si compone di 4 capitoli. Nel primo capitolo viene analizzata la normativa di riferimento attualmente in essere e l’evoluzione degli schemi di bilancio delle banche attraverso il confronto con la normativa precedente e i principi contabili americani (US/GAAP). In particolare sono state

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