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Il reato diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti ex art. 116 c.p.

Il presente lavoro si pone l’obiettivo di far chiarezza circa la natura della responsabilità del concorrente per il reato diverso da quello originariamente voluto - il c.d. concorso anomalo di cui all’art. 116 cp - la cui attuale disciplina viene definita un “irragionevole paradosso giuridico”, chiamando il concorrente nolens a rispondere a titolo doloso di un reato non voluto. E’ opinione diffusa quella secondo cui tale istituto contrasterebbe con i più elementari principi di civiltà giuridica e con i principi Costituzionali fondamentali sui quali si basa l’odierno diritto penale del fatto - nonostante interpretazione di dottrina e giurisprudenza maggioritaria che ricostruisce in chiave colposa tale responsabilità, attraverso il riferimento al requisito della concreta responsabilità per il reato diverso da parte del concorrente nolente.
Poste le necessarie premesse – relative ai principi Costituzionali interessati dalla materia della responsabilità oggettiva in generale ( Capitoli I e II) – ed esaminati in modo approfondito i profili problematici della disciplina ex art. 116 cp (Capitolo III), l’aspetto sul quale l’elaborato si focalizza è quello relativo alla necessità di un intervento di riforma in materia, per ricondurre tale disciplina nei canoni della Costituzionalità (Capitolo IV).

Tra i diversi progetti di riforma del Codice Penale, che hanno riguardato la norma in esame, innanzitutto il Progetto Pagliaro del 1991, che trasforma l’attuale responsabilità ex art. 116 cp in una agevolazione colposa del diverso reato: il concorrente nolente verrebbe punito per il diverso reato soltanto laddove “per colpa” ne avesse agevolato la commissione. Tale chiaro ed espresso riferimento alla colpa non sembra essere risolutivo in quanto, come osservato, introdurrebbe una mera presunzione di colpa in capo al concorente nolente. La successiva e meno incisiva soluzione del Progetto Riz sembra di creare un vuoto di lacuna nei confronti di una condotta che è senza dubbio di rilevanza penale. “Chiara ed equilibrata” rispetto il principio della personalità della responsabilità penale - secondo alcuni - è la soluzione adottata nel Progetto Grosso, ove il concorrente risponde del diverso reato solo laddove quest’ultimo fosse a lui imputabile a titolo di colpa e laddove vi fosse una previsione legislativa del fatto come reato colposo. Nel progetto predisposto dalla commissione Nordio, viene effettuata una rilettura minimalista dell’art. 116 cp, subordinando la punibilità del concorrente per il diverso reato alla configurabilità della condotta quale reato doloso elemento costitutivo di un reato complesso: quello commesso dall’esecutore materiale.
Da ultimo il Progetto Pisapia che, individuata nella suddetta norma una chiara forma di responsabilità oggettiva, opta per una tesi abolizionista: ciascun concorrente avrebbe risposto del reato nei limiti della sua colpevolezza ed in rapporto al contributo effettivamente prestato.

A fronte dell’esito negativo delle soluzioni predisposte nei sopraindicati Progetti, vengono analizzate le proposte di modifica avanzate da dottrina più recente. Dimostrata la impraticabilità tanto di una tesi abolizionista quanto di una soluzione di natura processuale (attraverso la creazione di una norma analoga all’art. 588 del cp) che si risolverebbe in una presunzione assoluta di responsabilità per i soggetti che non vollero il diverso reato, ci si sofferma su una diversa soluzione. Ovvero quella che - in prospettiva della valorizzazione dell’elemento della prevedibilità e dell’evitabilità - alla luce del quale realizza una riforma della intera categoria della responsabilità oggettiva - auspica il mantenimento del terzo criterio di imputazione soggettiva, intermedio tra dolo e colpa, con eventuale applicazione della regola del concorso formale per evitare irragionevoli paradossi. In tal senso si sostiene che un trattamento di maggior rigore dell’ipotesi concorsuale in questione possa essere giustificato solo in una prospettiva eticizzante e di mera riprovevolezza del versari in re illicità un tale tratttamento. Di conseguenza, per attuare completamente il principio di personalità della responsabilità penale è necessario abrogare quanto disposto dall’attuale art. 116 cp, sottoponendo l’intera disciplina concorsuale ai principi generali della responsabilità soggettiva: la fattispecie concreta al momento sussunta sotto l’art. 116 cp, potrebbe (e dovrebbe) trovare legittima sussunzione sotto la disciplina del concoro ordinario, e quindi di imputazione soggettiva.

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3 CAPITOLO I I principi penalistici sanciti in Costituzione Sezione I 1. Principi generali del diritto in materia penale Il ruolo dei ‘principi generali del diritto’, in relazione al sistema giuridico complessivamente considerato, assume fondamentale importanza ai fini di un “consapevole apprendimento della disciplina” e della possibilità di “coglierne tutte le potenzialità di sviluppo 1 : sono i principi ad assicurare l’equilibrio tra le esigenze dinamiche dell’evoluzione normativa (sollecitate dalla realtà sociale) e le esigenze statiche di coerenza della disciplina rispetto agli scopi della regolamentazione. Tale ritenuta connessione tra disciplina normativa e principi giuridici risulta funzionale all’ individuazione dello stesso contenuto regolativo di questi ultimi, sebbene se ne escluda una coincidenza di contenuto con la disciplina: questa non ne esaurirebbe il contenuto, essendo “la disciplina più ricca in quanto a specificazione analitica, ma più ricco il principio in quanto ad indicazioni finalistiche 2 . La questione della genericità di contenuti, connaturata al concetto stesso di principio, assume eminente rilevanza pratica anche in relazione ai principi penalistici - caratterizzati da una sorta di indeterminatezza od incertezza di contenuti: non tanto per una loro generalità, quanto per la loro pretesa ad una efficacia 1 In questo senso e nel senso di una connessione tra ‘principi e disciplina’, cfr. F. PALAZZO, Introduzione ai principi del diritto penale, Torino, 1999: << Ad esempio il principio di soggettività, nel diritto penale, esprime l’esigenza di un collegamento psichico tra fatto criminoso e suo autore: è tale esigenza ad ispirare la la disciplina del c.d. elemento soggettivo del reato e delle sue forme >> 2 Cfr. F.PALAZZO, Introduzione ai principi del diritto penale, Torino, 1999, p. 3 s.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Irene Mariano Contatta »

Composta da 211 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.