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Le politiche locali d’integrazione verso gli immigrati. Il caso della provincia di Pesaro Urbino ed il ruolo del terzo settore

Informazioni tesi

  Autore: Serena Pigliapoco
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Scienze per la cooperazione allo sviluppo
  Relatore: Elena Ambrosetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 331

L’obiettivo del lavoro è quello di evidenziare la fase di trasformazione che il nostro paese sta vivendo in tema di immigrazione.
La struttura dell’elaborato è la seguente:
- un’iniziale analisi quali-quantitativa del fenomeno migratorio, brevi cenni sulla storia dei flussi, le dinamiche attuali in Europa e in Italia, dati statistici sulle presenze (Cap. 1);
- una disamina sulle politiche d’integrazione attuate in Europa e in Italia, l’evoluzione dei modelli inclusivi e le difficoltà di una gestione globale delle migrazioni (Cap. 2);
- una riflessione su tematiche salienti per l’integrazione: la questione della cittadinanza e della partecipazione, il valore aggiunto positivo generato dall’immigrazione che si scontra con il pregiudizio e lo stereotipo (Cap. 3);
- una valutazione del ruolo della dimensione locale nell’inclusione dei migranti, prendendo a titolo di esempio il caso della Regione Marche e della Provincia di Pesaro Urbino (Cap. 4).

Attraverso l’analisi delle politiche per l’integrazione attuate dalla regione (soprattutto negli ambiti della scuola, della salute e del lavoro) e dei principali interventi messi in atto a livello di enti locali (comuni ed ambiti sociali territoriali-ATS) vengono evidenziate le sfide e le difficoltà di una gestione coordinata della presenza immigrata (non solo per mancanza di fondi, di capacità progettuale, di coinvolgimento degli stranieri presenti, ma anche a causa dello scarso consenso sociale che interventi a favore degli immigrati raccolgono fra gli autoctoni).
Emerge il ruolo del terzo settore (associazioni laiche, religiose, di stranieri), cui l’ente locale tende a delegare la realizzazione di progetti e l’attuazione di servizi, sia per una questione di costi, sia per la maggiore esperienza ed il radicamento sul territorio che il privato sociale può vantare.
Le difficoltà di coinvolgimento delle associazioni di stranieri (responsabilità da un lato degli stessi immigrati, che tendono a chiudersi in nicchie autoreferenziali, dall’altro dall’ente locale, che non riesce a trovare una modalità di relazione realmente inclusiva), rendono però difficoltoso promuovere un concreto ed efficace percorso di autosviluppo e di inserimento sociale degli stranieri.
L’intervento solidaristico, che in qualche misura si sostituisce od integra una mancanza di risposte politiche, solleva degli interrogativi, soprattutto perché soggetto ad una certa discrezionalità e variabilità: in presenza di una debole direzione nazionale, sono le rappresentanze di autonomie locali e società civile a definire un collante per le azioni.
E’ auspicabile un’opera dal basso (che coinvolga le comunità straniere, così come tutti gli enti coinvolti nella gestione del fenomeno), per attivare meccanismi virtuosi di partecipazione e di melting pot sociale, così da generare una richiesta condivisa di servizi e interventi che promuovano l’integrazione degli immigrati, a beneficio di tutto il tessuto sociale.

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1 “Le migrazioni sono la più antica azione di contrasto alla povertà, selezionano coloro i quali desiderano maggiormente riscattarsi, sono utili per il paese che li riceve, aiutano a rompere l’equilibrio di povertà nel Paese di origine: quale perversione dell’animo umano ci impedisce di riconoscere un beneficio tanto ovvio?” John Kenneth Galbraith Introduzione L’intento di questo lavoro è quello di approfondire alcune tematiche legate ad un argomento certamente molto discusso e di grande attualità, quale quello dell’integrazione delle persone che immigrano nel territorio italiano. Stanti i più recenti (e purtroppo dolorosi) fatti di cronaca, è ovvio come si tratti di un tema profondamente discusso e non scevro da implicazioni ideologiche. L’obiettivo è quello di rispondere alla domanda: cosa accade ad uno straniero che sceglie di soggiornare regolarmente sul territorio italiano? Quali sono le politiche messe in campo per favorire la convivenza nella nostra società fra persone straniere e autoctoni? Quali sono le dinamiche a cui prestare attenzione per valutare l’efficacia di queste politiche? Il tasso di civiltà di un popolo si misura dal livello di comprensione nei confronti di chi non è nostro concittadino o nostro connazionale. L’integrazione è quel processo che consente a chi non condivide i nostri stessi elementi sociali (cultura, lingua…) e giuridici (Costituzione, leggi..) di poter entrare nel nostro sistema e sentirsi parte di una comunità. Tanti immigrati sono oggi parte della comunità italiana e ne condividono, attraverso l’esperienza del lavoro o, per i più giovani, dello studio, gli interessi e le speranze. Si tratta di una scelta: quella degli italiani

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