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L'evoluzione della Responsabilità Sociale verso il Valore Condiviso: il caso Telecom

Il presente lavoro di tesi mira ad approfondire l’evoluzione della Responsabilità Sociale verso il concetto di Valore Condiviso, massima espressione della prima e in grado di collegare i risultati economico-finanziari con gli sviluppi sociali. Un’agenda sociale basata sul CSV (Creating Shared Value) ha l’obiettivo di allineare il progresso sociale con gli interessi aziendali in modo concreto e tangibile; pertanto, attraverso la creazione di valore condiviso si ridefiniscono i confini del capitalismo, stimolando un “capitalismo consapevole” (Porter & Kramer, 2011).
La bravura di Porter e Kramer nel formalizzare il modello CSV è stata quella di riorganizzare le teorie della letteratura sottostante la CSR (Corporate Social Responsibility), esponendole in maniera chiara e trasparente, superando la vecchia visione che imponeva all’azienda un maggior attenzione alle questioni sociali a discapito del business. La CSV può essere definita come l’insieme delle politiche e delle pratiche operative che migliorano la competitività di un’azienda potenziando allo stesso tempo le condizioni economiche e sociali della comunità in cui opera (Porter & Kramer, 2011).
Il padre della moderna CSR può essere considerato Bowen, la teoria fu subito apprezzata dagli studiosi inducendo alla nascita di una vasta letteratura ed oggi, passato oltre mezzo secolo, si può notare che le più grandi aziende adottano politiche sulla RSI (Responsabilità Sociale d’Impresa) divenute, ormai, un imperativo per il successo e la massimizzazione dei risultati. Il primo capitolo prosegue ripercorrendo le tappe più importanti della CSR, evidenziando alcuni studi e, successivamente, lo sviluppo della rendicontazione non finanziaria culminata nell’emanazione della Direttiva UE 2014/95, si illustra poi la nascita dell’Integrated Reporting: unico documento, sintetico e trasparente, che evidenzia come la strategia, la governance, le performance e le prospettive di un’organizzazione nel contesto del suo ambiente esterno, portino alla creazione di valore a breve, medio e lungo termine.
Il secondo capitolo verte sul passaggio dalla Corporate Social Responsibility al Creating Shared Value, considerato necessario da Porter in quanto, la prima, non ha raggiunto i risultati desiderati in rapporto agli anni di applicazione.
Inoltre, la recente crisi ha portato l’opinione pubblica a puntare il dito contro le aziende, ree di fare business senza morale e sulle spalle della comunità e accusate di essere la causa di molteplici problemi ambientali, sociali ed economici; il sistema capitalistico è sotto assedio (Porter & Kramer, 2011).
Successivamente si illustra, nel dettaglio, come si crea valore condiviso attraverso tre livelli (Porter & Kramer, 2011):
• Riconcepire prodotti e mercati;
• Ridefinire la produttività nella catena del valore;
• Facilitare lo sviluppo di cluster locali.
Successivamente, si spiega come il valore condiviso debba essere misurato (Porter et al., 2011), ma il tema è delicato poiché ancora manca un modello di riferimento riconosciuto. Ovviamente il concreto sviluppo del valore condiviso passa da strumenti in grado di stimare lo Shared Value collegando risultati aziendali e sociali. Un adeguato sistema di reporting è fondamentale sia per misurare i progressi fatti rispetto agli obiettivi e l’impatto delle politiche intraprese dall’azienda in ogni area, che per ottenere maggiori informazioni e più conoscenza per poter ripensare ai nuovi target, orientando la strategia. Soprattutto è essenziale per superare lo scetticismo degli investitori, rendendo tangibili i benefici del CSV.
L’elaborato evidenzia anche i limiti della Corporate Social Responsibility che hanno portato al fallimento della stessa (Visser, 2011). Molte aziende hanno attivato la CSR solo per rispondere alle pressioni esterne o per allinearsi ai competitor, ma senza crederci veramente e senza stabilire una connessione con la strategia. Di conseguenza sono nate politiche sociali superficiali, con il solo scopo di “cavalcare” l’onda ed essere percepite come società responsabili, beneficiando di una maggior visibilità e pubblicizzando un approccio alla RSI che in realtà è orientato meramente al marketing.
Infine, come esempio pratico, si espone il case study di Telecom Italia, impegnata da oltre un ventennio ad analizzare la propria performance di sostenibilità, con la pubblicazione del primo Bilancio di Sostenibilità nel 2001, che ha raccolto la sfida della creazione del valore condiviso nel 2014 portando a termine, nell’esercizio successivo, il passaggio da CSR a CSV. In particolare, si illustra in che modo il Gruppo ha sviluppato il proprio modello, quali sono stati i progressi fatti ed i risultati raggiunti.

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6 Introduzione Il presente lavoro di tesi mira ad approfondire l’evoluzione della Responsabilità Sociale verso il concetto di Valore Condiviso, massima espressione della prima e in grado di collegare i risultati economico-finanziari con gli sviluppi sociali. Un’agenda sociale basata sul CSV (Creating Shared Value) ha l’obiettivo di allineare il progresso sociale con gli interessi aziendali in modo concreto e tangibile; pertanto attraverso la creazione di valore condiviso si ridefiniscono i confini del capitalismo, stimolando un “capitalismo consapevole” (Porter & Kramer, 2011). La vecchia visione che impone all’azienda un maggior attenzione alle questioni sociali a discapito del business è ormai superata (Porter & Kramer, 2011), in quanto ogni politica di Responsabilità Sociale intrapresa deve portare un qualche ritorno economico, poiché si tratta di organizzazioni for profit. Questo concetto, a differenza della CSR (Corporate Social Responsibility), viene formalizzato nel CSV escludendo chiaramente l’indirizzo della filantropia e dell’obbligatorietà; ciò ha portato al successo del concetto sia a livello accademico che aziendale. Dunque, il valore condiviso offre una prospettiva differente dei problemi sociali, individuando nuove opportunità nonché bisogni ancora insoddisfatti ed allo stesso tempo anche la comunità ottiene dei benefici, alimentando un circolo virtuoso dato dalla correlazione tra business e società. Già dalla seconda metà dell’Ottocento si registrano orientamenti anticipatori del concetto di responsabilità sociale attraverso le prime iniziative filantropiche per fronteggiare i gravi problemi ambientali e sociali, ma i primi veri contributi teorici risalgono intorno agli anni ’50. Il padre della moderna CSR può essere considerato Bowen che nel 1953 introdusse l’argomento al mondo accademico attraverso il suo lavoro “Social Responsibilities of the Businessman”, focalizzando l’attenzione non tanto sulla società, ma sugli imprenditori, le cui decisioni portano a delle esternalizzazioni da tenere in considerazione. La teoria fu subito apprezzata dagli studiosi inducendo alla nascita di una vasta letteratura ed oggi, passato oltre mezzo secolo, si può notare che le più grandi aziende adottano politiche sulla RSI divenute, ormai, un imperativo per il successo e la massimizzazione dei risultati. Il primo capitolo prosegue ripercorrendo le tappe più importanti della CSR, evidenziando: gli studi di Davis (1960, 1967 & 1970) che individua una correlazione tra RSI e potere dell’impresa, più è forte quest’ultimo e maggiore

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Francesco Bellatreccia Contatta »

Composta da 104 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.