Visioni dell'urbano: la metropoli nel fumetto

Tesi di Laurea

Facoltà: Architettura

Autore: Andrea Alberghini Contatta »

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Analisi dell'immaginario metropolitano attraverso il fumetto e i suoi rapporti con gli altri media.
Muovendo dalla considerazione che quello della "città" è un tema che si presta ad una trattazione di tipo interdisciplinare, questo lavoro si pone l'obbiettivo di illustrare il contributo che l'analisi del fumetto, inteso quale prodotto editoriale a larga diffusione, può offrire alla conoscenza dei fenomeni urbani, i quali da sempre costituiscono l'oggetto privilegiato delle sue rappresentazioni.
Si ritiene che il contributo di specificità della tesi stia nella dimensione narrativa del fumetto, nella caratteristica fusione di spazio e tempo agita nelle sue immagini sequenziali dall'evidente carattere metaforico. Immagini che costituiscono una soglia tra la realtà visibile e un immaginario invisibile necessariamente collettivo date le caratteristiche del mezzo, che si presenta come un intreccio complesso di espressione, tecnica e mercato in grado di assorbire rapidamente i mutamenti in atto nel sistema mediatico complessivo.

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introduzione 1 introduzione Questo lavoro muove dalla constatazione che la citt non Ł solo materializzazione di assetti economici e sociali ma anche terreno di pratiche culturali e simboliche in continuo fermento. Di conseguenza esso punta l’attenzione sulla dimensione antropologica del vivere urbano, e in particolare sull’importanza di quel repertorio di simboli, miti e immagini legato alla cultura metropolitana che Ł il prodotto dell’immaginazione sia del singolo individuo che della collettivit . In un’ottica trans-disciplinare, i fenomeni urbani trovano allora un efficace strumento di comprensione nell’indagine sull’immaginario collettivo, indagine che si rivela anzi necessaria, se non addirittura fondante, per qualsiasi pratica progettuale, a qualunque livello, che voglia ricomporre e superare la contrapposizione tra cultura dell’abitare e cultura del costruire, ricucendo il profondo distacco tra la realt della metropoli e il sapere dei suoi pianificatori. Nella consapevolezza, tuttavia, che: "(...) se l’architettura sceglie, rispetto alla metropoli, l’astrazione, fa proprio un regime ’schizomorfo’ (separativo) dell’immaginario; non pu prefigurare allora che simboli silenziosi del deserto. Sforzandosi di produrre esclusivamente opere paradigmatiche e monumenti, essa finisce con l’emettere messaggi insignificanti per l’eccesso di significati non decodificabili dall’uomo-massa. ’Dice’ troppo poco, e vuol dirlo solo a chi gi sa . Perviene dunque all’enigma, ed infine al silenzio. Se invece l’architettura sceglie, rispetto alla metropoli, la immedesimazione, fa proprio un regime ’ixomorfo’ (confusivo) dell’immaginario; non pu prefigurare allora che labirinti. Sforzandosi di lavorare per la s-definizione dell’arte e per la esteticit diffusa, essa si consuma in messaggi banali per l’eccesso di ridondanza informativa. ’Dice’ troppo, e vuol dirlo a tutti. Il parossismo della comunicazione equivale, nuovamente, al silenzio. La rottura dei codici linguistici, ed il loro proliferare, sono spinti oltre la babele, fino al rischio dell’afasia." 1 1 Cfr. Donatella Mazzoleni, L’habitat come corpo discontinuo in Donatella Mazzoleni, Pasquale Belfiore, Metapolis. Struttura e storia di una grande citt , Officina, Roma, 1983, pp. 28-29