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Il decremento della copertura vaccinale in Italia: un'indagine sulle conoscenze e la percezione dell'opinione pubblica sul tema dei vaccini

Informazioni tesi

  Autore: Elisa Giannini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Infermieristica
  Corso: Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute
  Relatore: Enrico Angelo Tonin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

Lo scopo della ricerca è stato quello di individuare i possibili determinanti del decremento vaccinale in Italia negli ultimi anni: sono stati valutati l’interesse per l’argomento, le conoscenze specifiche, le percezioni soggettive riguardo a eventuali rischi, l’efficienza della comunicazione scientifica all’interno dell’Organizzazione Sanitaria e l’aderenza degli operatori sanitari e degli educatori alle raccomandazioni vaccinali statali.
È stato distribuito un questionario nel mese di ottobre 2016, periodo precedente alla Legge . 119 del 31 luglio 2017 recante disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale (modifica del Decreto Legge n. 73 del 7 giugno 2017), per un totale di 572 partecipanti.
Lo studio ha evidenziato che in generale gli utenti pro-vaccini sono più passivi su internet rispetto agli utenti antivaccinisti, i quali si sono dimostrati più attivi e anche più preparati rispetto alla controparte. Ne è risultata inoltre una generale impreparazione sull’argomento da parte della popolazione sia per quanto riguarda le conoscenze generali sia riguardo alla legislatura, oltre che una preoccupante ignoranza riguardo alla propria copertura vaccinale (1 utente su 10 ha dichiarato di non conoscere il proprio stato immunologico e 1 su 3 di non esserne sicuro).
In generale le vaccinazioni hanno trovato un riscontro abbastanza favorevole, ma traspariva comunque un senso di paura legato alle possibili e/o presunte sequele. La percezione del rischio è risultata molto bassa per alcune malattie coperte dalle vaccinazioni (varicella, rosolia, pertosse e morbillo), mentre elevata per meningite, AIDS e cancro.
I professionisti sanitari sono stati il secondo gruppo meno interessato all’argomento e la loro aderenza alle raccomandazioni vaccinali statali si è rivelata molto bassa: alcuni di essi si sono dimostrati poco preparati sull’argomento, mentre alcuni hanno dichiarato di essere contrari alle vaccinazioni e hanno sconsigliato i vaccini durante il loro servizio in assenza di controindicazioni in merito. Ancora più bassa è risultata essere l’aderenza alle raccomandazioni vaccinali statali da parte del gruppo di educatori/insegnanti e l’Organizzazione sanitaria si è dimostrata inefficiente sul versante della comunicazione scientifica.

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3 LE VACCINAZIONI La vaccinazione è una pratica medica che consiste nella somministrazione di materiali antigeni resi poco o per nulla offensivi nei confronti dell’organismo ospite, al fine di stimolare la produzione attiva di anticorpi o di una risposta immunitaria cellulo-mediata analoga a quella che si verifica nell’infezione naturale, ma senza esporre l’organismo ai pericoli dell’infezione stessa (13). I materiali idonei a conferire immunizzazione attiva nei confronti di un’infezione possono essere microrganismi, parti di essi (es. monosaccaridi capsulari) o sostanze prodotte dagli stessi (tossine). 1.1 I primi vaccini Un primo rudimentale metodo di immunizzazione attiva denominato “variolizzazione” era praticato nelle regioni orientali già dal XI secolo e fu importato in occidente all’inizio del Settecento dalla scrittrice aristocratica inglese Lady Mary Wortley Montagu, che descrisse questa pratica in molte sue lettere durante i suoi viaggi nell’Impero Ottomano insieme al marito Edward Wortley Montagu, Ambasciatore inglese a Costantinopoli 1 (35). Questa procedura di contaminazione controllata consisteva nell’innesto di materiale pustoloso (proveniente dalle vescicole di soggetti affetti da una forma lieve di vaiolo) in soggetti sani attraverso scarificazione cutanea. Lady Montagu (spaventata dalla morte del fratello e dopo essere stata lei stessa infettata e deturpata a vita dalla malattia all’età di 26 anni) cercò di promuovere variolizzazione anche in patria, avendone constatato gli effetti benefici sui figli, immunizzati con l’aiuto del chirurgo dell’ambasciata Charles Maitland. La pratica era comunque molto rischiosa, in quanto le persone inoculate avevano un’alta probabilità di contrarre comunque la malattia che, anche se in forma lieve, costituiva una potenziale sorgente di contagio. Meno di un secolo dopo, nel 1796, il medico e naturalista britannico Edward Jenner sviluppò una tecnica più sicura utilizzando il virus del vaiolo bovino al posto di quello umano, mettendo a punto quello che oggi viene considerato il primo vero 1 Attuale Istanbul.

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Parole chiave

prevenzione
epidemiologia
vaccini
immunologia
comunicazione scientifica
salute pubblica
pediatria
malattie infettive
vaccinazioni
copertura vaccinale

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