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La Disciplina in materia di Consenso Informato e Disposizioni Anticipate di Trattamento

Informazioni tesi

  Autore: Anna Salvini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli"
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze e Tecniche delle Amministrazioni Pubbliche
  Relatore: Laura Lamberti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115

Nell’antichità la malattia era considerata una punizione divina, ma con Ippocrate si sviluppa la concezione del triangolo delle 3 M (malattia, medico, malato), secondo la quale il malato aiuta il medico a curare la malattia, sebbene il rapporto sia asimmetrico, in quanto il medico con la sua competenza professionale e l’esperienza guida il paziente nella scelta del trattamento terapeutico più idoneo. In epoca medioevale il medico è considerato alla stregua di un sacerdote e l’arte medica è concepita come una vera e propria missione. Ma con l’illuminismo ed i nuovi sistemi d’indagine e di sperimentazione, il paziente viene considerato un caso clinico e la relazione medico-paziente diventa più formale. Il concetto di consenso informato si sviluppa nel XIX secolo nel campo della sperimentazione e successivamente nella diagnosi e terapia. Ricordiamo nel 1947 il Codice di Norimberga, un decalogo etico, secondo il quale il consenso è volontario, ma essenziale per delimitare la linea di confine fra una sperimentazione lecita ed una illecita. Dal Codice di Norimberga alla Dichiarazione di Helsinky del 1964 il consenso diventa informato da “informed consent” utilizzata per la prima volta nel 1954 negli Stati Uniti ed erroneamente tradotta in italiano “consenso informato”: l’attenzione va posta infatti sulla corretta informazione medica per acquisire il consenso ad un trattamento sanitario, quindi sarebbe stato più corretto tradurre “informazione per il consenso”. I presupposti giuridici del consenso informato sono gli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione e gli articoli 1,2,3 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, che mirano a tutelare i diritti alla vita, alla salute, alla dignità ed all’autodeterminazione della persona.
In giurisprudenza, il primo caso di mancata acquisizione di consenso informato e di sentenza di colpevolezza per reato di omicidio preterintenzionale risale al 1992, con il caso Massimo, a seguito di un intervento chirurgico eseguito senza il consenso della paziente e con esito infausto. Un passo avanti nel 2015 con la Corte di Cassazione Penale che decreta l’irrilevanza penale della mancata acquisizione del consenso informato, che configura invece il risarcimento del danno in sede civile, anche se l’intervento è stato eseguito lex artis. La nuova legge n. 219 del 22 dicembre 2017 entrata in vigore il 31/01/2018 si sviluppa in 8 articoli, dei quali i principali trattano l’alleanza terapeutica (articolo 1), ossia una relazione equilibrata tra la competenza professionale del medico ed il diritto di autodeterminazione del paziente, l’alleanza assistenziale nell’articolo 2 con il divieto di ostinazione alle cure e dignità nella fase finale della vita, nell’acquisizione del consenso informato anche nei minori ed incapaci (articolo 3), le disposizioni anticipate di trattamento nell’articolo 4 con la nomina del fiduciario. Infatti oltre al consenso ed il dissenso, possiamo trovarci di fronte anche al rifiuto del paziente di essere informato sulle proprie condizioni di salute. In tal caso un altro soggetto può essere delegato a ricevere informazioni e prendere decisioni, appunto il fiduciario. Le disposizioni anticipate di trattamento sono vincolanti per il medico, che può disattenderle in tutto od in parte in accordo con il fiduciario. In caso di dissenso tra medico e fiduciario, la decisione è rimessa la giudice tutelare. Inoltre la pianificazione condivisa delle cure nell’articolo 5 in caso di prognosi cronica ed esito infausto e le tematiche della terapia del dolore e le cure palliative. Le regioni che adottano modalità telematiche di iscrizione degli assistiti al SSN possono regolamentare la raccolta ed inserimento delle disposizioni anticipate di trattamento nella banca dati istituita dal Ministero della Salute, che ogni anno trasmette alle Camere una relazione. La Regione Toscana, capofila nell’attuazione di questa nuova legge tramite l’Assessorato al Diritto alla Salute, al Welfare, all’Integrazione Socio-Sanitaria e Sport ha dato indicazione alle Aziende Sanitarie ed Aziende Ospedaliere sulle modalità di raccolta e registrazione delle disposizioni anticipate di trattamento, la cui procedura prevede l’inserimento nel Fascicolo Sanitario Elettronico e nella Cartella Clinica Elettronica, per facilitarne la consultazione ai Medici di Medicina Generale, ai Medici Ospedalieri e Strutture Sanitarie. Il cittadino può rivolgersi al proprio medico di medicina generale per avere tutte le informazioni e delucidazioni e presentare il modulo debitamente compilato e sottoscritto agli sportelli di front office del CUP abilitati al servizio. Stessa procedura presso gli Uffici di Stato Civile del Comune di residenza del soggetto. Proprio per rendere omogenee le procedure la Regione ha stilato Protocolli d’Intesa ed incontri con i diversi ordini professionali, oltre all’organizzazione di percorsi formativi del personale sanitario, amministrativo e campagne di informazione ai cittadini.

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4 INTRODUZIONE La malattia nell’antichità era considerata una punizione divina, ma con il passare del tempo la concezione cambia. Con Ippocrate (circa 410 a,c,) si sviluppa l’idea del triangolo delle 3 M (malato, malattia, medico), in un rapporto medico- paziente, dove quest’ultimo aiuta il medico a curare la malattia, sebbene la relazione risulti comunque asimmetrica: il medico, con il suo sapere e la sua esperienza, valuta le condizioni cliniche del paziente e decide i trattamenti terapeutici piu’ idonei in un’ottica paternalistica. La relazione medico-paziente è anche direttamente collegata al ceto sociale, per cui il consueto comportamento paternalistico ed autoritario del medico, in caso di un soggetto nobile od aristocratico, risulta addirittura opposto, ossia di sudditanza del medico nei confronti del paziente. L’informazione ed il consenso sono destinati solo agli uomini liberi. In epoca medioevale il medico viene considerato alla stregua di un sacerdote, che esercita l’arte medica come una vera e propria missione. E’ con l’illuminismo che i nuovi metodi di indagine della sperimentazione, dell’osservazione fanno sì che il paziente venga considerato come un caso clinico, modificando il rapporto duale medico-paziente che diventa più formale. Il concetto di consenso informato si sviluppa nel XIX secolo, prima nel campo della sperimentazione ed in seguito nel trattamento diagnostico-terapeutico. Da ricordare nel 1947 il Codice di Norimberga, un decalogo etico, in base al quale il consenso è volontario, ma considerato essenziale, in quanto connota la liceità di una sperimentazione. Dal Codice di Norimberga alla Dichiarazione di Helsinky (1964) il consenso diventa informato, dall’espressione informed consent, utilizzato per la prima volta nel 1954 negli Stati Uniti: una informazione esauriente data al paziente sulle sue condizioni di salute permette l’acquisizione del consenso al trattamento terapeutico da parte del medico. La relazione simmetrica fra medico e paziente permette di raggiungere un equilibrio fra la competenza professionale del medico ed il diritto di autodeterminazione del paziente, in un’ottica di accordo contrattuale.

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