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Dall’alienismo alla risocializzazione: il trattamento del folle reo tra riforme parziali e criticità oggettive

Informazioni tesi

  Autore: Samuela De Luca
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze Politiche e Sociali
  Corso: Scienze delle Politiche e dei Servizi sociali
  Relatore: G. M. Patrizia  Surace
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 157

La malattia mentale ha sofferto un lungo processo di criminalizzazione, iniziato dalla Scuola Positivista e protrattosi sino all'attualità. Nel 1930, con l'introduzione del codice Rocco, l'ordinamento italiano abbraccia un sistema di reazione penale " a doppio binario" che, giunto alla pena, prevede l'applicazione delle misure di sicurezza per quei soggetti considerati non imputabili ma comunque pericolosi per il mantenimento dell'ordine sociale. La forma di controllo prevista per la categoria giuridica del folle reo è a lungo stato l'internamento in manicomio, poi ribattezzato Ospedale Psichiatrico Giudiziario per occultare l'oscurantismo proprio dell'istituzione totalizzante, destinata a la mera neutralizzazione dell'individuo.
Dopo la riforma psichiatrica culminata nella Legge Basaglia, i manicomi scomparvero dal panorama civile, diffondendo l'idea di una psichiatria comunitaria che abbraccia l'idea della malattia mentale come di una responsabilità sociale, della quale la comunità deve farsi carico. Lo scenario penitenziario, però, restò estraneo a questi cambiamenti, anzi, ne fu ulteriormente aggravato. Nonostante negli anni si successero varie proposte legislative di riforma legate al sistema psichiatrico penitenziario degli ospedali giudiziari, questi rimasero puri tentativi teorico-formali, che assunsero una forma solo nel 2011, anno in cui si promosse il definitivo superamento degli OPG, concluso nel 2017.
L'Italia diventa il primo paese del nostro intorno politico e culturale ad aver optato per una "medicalizzazione delle misure di sicurezza", predisponendo - almeno in teoria - che il trattamento del non imputabile por vizio di mente venga disposto nelle nuove Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza, note come REMS.
Con il presente progetto di ricerca si è voluto ricostruire il trattamento che l'ordinamento penitenziario ha riservato alla categoria giuridica del folle reo lungo la storia. L'analisi sviluppata parte da una riflessione sul concetto di malattia mentale, analizzando la sua evoluzione.
Si tratta nel dettaglio lo stretto rapporto tra psichiatria e giustizia, osservando come tale relazione muta nel tempo, condizionata dalla concezione di un malato irresponsabile e inguaribile, o bene un paziente affetto da un male che può essere curato.
La seconda parte studia l'introduzione del "doppio binario" e le implicazioni che esso comporta. Analizzeremo il concetto di imputabilità per capire come l'ordinamento penale italiano abbia delineato il trattamento del folle reo in relazione al concetto di pericolosità sociale, categoria giuridica oggi fortemente in crisi.
Nella terza parte si analizza il superamento degli OPG, non esente da criticità operative, tra cui la mancata riforma del Codice Penale. Nonostante questo importante Gap giuridico, a mio giudizio il modello REMS costituisce un sistema capace di prestare reale attenzione alle necessità terapeutiche dei pazienti, garantendo i fini di risocializzazione e reinserimento sociale che la nostra Costituzione attribuisce anche alle misure di sicurezza.
Nella parte finale dell'elaborato, pertanto, si illustrerà il funzionamento del nuovo modello, analizzando la sua implementazione e il passaggio dal sistema OPG a quello REMS. Verrà analizzato l'attuale scenario italiano delle misure di sicurezza e riportato il caso studio della REMS sorta a Santa Sofia d'Epiro, nella fase iniziale di questa sperimentazione.

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  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
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  Lingua: Italiano
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INTRODUZIONE “Osservate con quanta previdenza la Natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia” queste le parole iniziali del celebre saggio di Erasmo da Rotterdam con cui l’autore sottolinea, immediatamente, un aspetto essenziale: alla follia apparteniamo poiché essa, alla stregua della normalità, è insita nella naturalezza umana. E allora dobbiamo chiederci, dove nasce la follia? Laddove inizia la normalità, potremmo opinare. L’uomo, infatti, ha eretto la propria storia sulla base di tale dicotomia, definendo – dunque delimitando – il campo d’azione e di pensiero che può essere definito normale, da quello che va considerato folle, utilizzando come criterio la ripetibilità. I comportamenti attuati con ripetuta frequenza, da un ampio numero di persone, verranno allora definiti normali, quelli dissennati, sfuggenti alla ragione, saranno invece tipici dei folli, poiché più rari da incontrare e, ancor più, da comprendere. Etimologicamente il termine folle rimanda alla parola mantice, recipiente vuoto, ovvero testa piena d’aria. La parola, di derivazione greca, racchiude in sé il phatos, la sofferenza, e il patiens, il paziente, il malato, la persona – appunto – sofferente. Sin dal principio delle civiltà, pertanto, emerge come l’accento non venne posto sulle bizzarrie di cui una persona al di là del normale, dove per normale intendiamo il comunemente accettato, possa farsi portatore ma, al contrario, ci si focalizza sulla dimensione dolorosa che questi può alimentare, in se stesso e negli altri. L’irrazionale sfugge per definizione ai parametri interpretativi di cui la ragione si nutre, pertanto l’angoscioso timore che spinge l’uomo a dover conoscere il mondo nel quale si muove, lo porta ad allontanare ciò che non riesce a comprendere e, meglio ancora, a controllare. Tale bisogno nasce dalla necessità dell’animo umano di sentirsi al sicuro, pertanto l’alienus, destabilizzatore dell’ordine per antonomasia, viene percepito come una minaccia e, in quanto tale, deve essere allontanato. Tuttavia, per gli strateghi della normalità l’allontanamento non sembra una strategia convincente: chi è lasciato libero di andare conserva, infatti, anche la libertà di tornare. Bisogna allora elaborare uno stratagemma nuovo, capace di limitare questa angosciosa possibilità. La storia dell’uomo ci insegna che meno si è liberi più si è al sicuro, pertanto necessario non è allontanare l’ignoto ma riuscire a controllarlo. La limitazione della libertà si è spesso tradotta in repressione, sicché non potendo lasciare il folle in circolazione per le strade del mondo si è ben deciso di tenerlo vicino, laddove il Genio dell’uomo normale avrebbe potuto limitare le sue stravaganze: nascono così i primi luoghi di detenzione. 5

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Parole chiave

imputabilità
malattia mentale
penale
psichiatria
misure di sicurezza
pericolosità sociale
ospedale psichiatrico giudiziario
perizia psichiatrica
vizio di mente
rems

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