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Il contrasto alla criminalità organizzata a mezzo delle certificazioni antimafia

Informazioni tesi

  Autore: Germana Archilletti
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Aristide Police
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

L'elaborato fa un cenno iniziale alla normativa antimafia previgente al decreto legislativo n. 159/2011 (c.d. Codice antimafia), intesa come complesso normativo costituito da interventi legislativi che si sono succeduti nel corso degli anni in materia, per poi analizzare il contenuto del Codice stesso, e successive modificazioni, soffermandosi, in particolare, sulla documentazione antimafia, strumento di tutela che l'ordinamento appresta a protezione delle risorse pubbliche e della loro buona ed imparziale gestione.
Viene analizzata la documentazione antimafia quale strumento di natura preventiva, predisposto, dal nostro ordinamento, affinché la Pubblica Amministrazione venga a conoscenza dell'esistenza di un collegamento tra la criminalità organizzata ed il soggetto interessato ad instaurare con la stessa un rapporto, in modo tale da applicare a suo carico misure patrimoniali ed interdittive.
Dopo aver delineato i tratti salienti che differenziano tra di loro le due species di documentazione antimafia, ossia la comunicazione e l'informazione, maggior attenzione è stata riservata a quest'ultima, proprio per la sua finalità volta non solo ad attestare la sussistenza di cause di decadenza, di sospensione e di divieto di cui all'articolo 67 del Codice antimafia, ma, soprattutto, per la sua finalità volta ad accertare l'esistenza o meno di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa, tendenti a condizionare quelli che sono gli indirizzi e le scelte delle imprese interessate ad intraprendere rapporti con la Pubblica Amministrazione.Per concludere viene fatto anche un accenno ad altri istituti volti a contrastare la criminalità organizzata nel settore pubblico quali: white list, protocolli di legalità e rating di legalità.

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  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
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  Lingua: Italiano
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4 INTRODUZIONE Con la locuzione criminalità organizzata ci si riferisce ad una organizzazione gerarchica di persone, finalizzata all’arricchimento attraverso l’uso della corruzione e della violenza e con la commissione di illeciti. 1 Non tutte le organizzazioni criminali, però, sono qualificabili come organizzazioni criminali di tipo mafioso, dal momento che può esistere una associazione criminale organizzata senza che ciò implichi l’adozione di metodi operativi oppure rituali di stampo mafioso. 2 La definizione legislativa più significativa di associazione a delinquere di tipo mafioso è quella espressa dall’articolo 416 bis del Codice penale, introdotto con la legge n. 646/1992 (c.d. Legge Rognoni – La Torre), ai sensi del quale l’elemento fondamentale di tale associazione si identifica nell’impiego della stessa, al fine di esercitare forme di pressione economica e politica sulla collettività e sugli individui, non solo per compiere delitti, realizzare profitti ingiusti per sé e per gli altri, ma anche per acquisire, in via diretta o indiretta, la gestione ed il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici. La mafia è un fenomeno criminale di difficile inquadramento, dal momento che può assumere diverse forme nello spazio (basti pensare alle diverse denominazioni quali: Camorra, ‘Ndrangheta, Cosa Nostra, Sacra Corona Unita, etc.) e nel tempo. Negli ultimi anni, proprio in virtù dei cambiamenti economici, politici e sociali, si è avuta una trasformazione della criminalità organizzata di tipo mafioso da rurale ad urbano – imprenditoriale. Mentre, in passato, la mafia si radicava solamente in alcune regioni del Sud Italia, oggi è un fenomeno che coinvolge tutto il nostro Paese ed i mafiosi del nostro tempo sono anche professionisti quali medici, architetti, ingegneri, avvocati, commercialisti, funzionari locali e uomini delle istituzioni, a dimostrazione della evoluzione culturale che, negli ultimi anni, ha interessato i clan mafiosi. 1 Cfr. GRASSI G., MAGLIOCCO G., ROBERTI F., “Le armi dell’antimafia”, in Laurus, 2016, p.13. 2 Cfr. COCUZZA O., “Segreto bancario, criminalità organizzata, riciclaggio, evasione fiscale in Italia”, ed. 2, Cedam, 2016, p. 57.

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