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Correlati neurali nel comportamento di giocatori ricreativi, problematici e patologici nel gioco d'azzardo

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Mariano
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2017-18
  Università: Università Telematica Internazionale Uninettuno
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Walter Adriani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

L'obiettivo del presente lavoro è quello di offrire una panoramica sulle ricerche in merito al gioco d'azzardo, e dimostrare che giocatori d'azzardo ricreazionali, problematici e patologici condividono i medesimi meccanismi neuronali, processi cognitivi ed emozionali nella dinamica decisionale umana durante una scommessa. E che quindi l'elemento discriminante è da ricercare in eventuali condizioni psicologiche individuali contingenti e/o dal contesto-ambiente nel quale il giocatore si trova.
Dei due approcci di ricerca oggi dominanti, uno che potremmo definire generalmente psicologico, e più strettamente cognitivo, ed uno psicobiologico, si è qui seguito il secondo, pur fornendo una breve panoramica del primo.
Nella prima parte del presente lavoro perciò sono state brevemente passate in rassegna alcune delle principali teorie relative ai processi decisionali secondo l'approccio psicologico-cognitivo, alle emozioni e ad alcuni modelli per la modificazione delle distorsioni cognitive.
Nella seconda parte, il comportamento del giocatore d'azzardo è stato analizzato secondo la prospettiva psicobiologica, osservando le strutture cerebrali implicate durante il gioco, in particolare le aree cerebrali legate alla ricompensa e all'emozione, esaminando, anche, studi che si sono focalizzati sulla ricaptazione della dopamina. Inoltre, come vedremo, questa prospettiva di indagine ha consentito e consente di studiare ciò che avviene durante le singole fasi del processo di gioco, modellizzando separatamente la fase della prospettiva (di vincita e/o di perdita) e della notifica (di vincita e/o di perdita).
Inoltre, nella terza parte del presente lavoro si sono analizzati recenti studi sulle strutture neurali implicate nell'apprendimento e nella gratificazione tramite l'osservazione del comportamento altrui, al fine di ipotizzare procedure per poter ridurre gli effetti e/o la dipendenza dal gioco d'azzardo tramite l'osservazione del comportamento altrui.

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  Autore: Stefano Mariano
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2017-18
  Università: Università Telematica Internazionale Uninettuno
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  Lingua: Italiano
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Premessa Il termine gioco d'azzardo si riferisce a una forma di intrattenimento in cui una scommessa, tipicamente una somma di denaro, dall’esito incerto e aleatorio, promette un risultato monetario più ampio. Come forma di ricreazione, il gioco d'azzardo è ed è stato diffuso, fin dai tempi antichi, in molte culture (Raylu e Oei, 2004 b). Il gioco d’azzardo, può essere definito (da un punto di vista descrittivo, aggiungo), come “qualsiasi puntata o scommessa […] il cui risultato sia imprevedibile, dipenda dal caso e non dall’abilità”; [è] “lo scommettere su ogni tipo di gioco o di evento ad esito incerto dove il caso, in grado variabile, determina tale esito” (Lavanco, 2001; Filippi & Breveglieri, 2010 cit in Serpelloni 2013). Naturalmente, nonostante tale definizione, il gioco d'azzardo assume rilevanza (e quindi meritevole di analisi) nella misura in cui tale rilevanza è assunta dalla posta in gioco, ed è perciò variabile per ogni singolo scommettitore. Il gioco d’azzardo ricreativo può creare dei possibili effetti positivi in ambito neurocognitivo (Serpelloni, 2013) per la promozione della salute mentale, quali ad esempio l’integrazione sociale che è molto importante per gli anziani, mentre in età adulta si è documentata una riduzione dell’ansia, dello stress e della disforia. Si è potuto documentare, inoltre, un miglioramento delle strategie di coping, con un aumento delle skill, della memoria, delle capacità di problem solving, del calcolo probabilistico, della concentrazione e del coordinamento mano-occhio. Quando però l’attività ludico-ricreativa varca le soglie del “gioco d’azzardo” il confine tra normalità, problematicità e patologia si fa estremamente labile (Lavanco & Varveri, 2006). 4

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