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Usi civici e norme interposte

Informazioni tesi

  Autore: Antonio Sannazzaro
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2020-21
  Università: Università Telematica Pegaso
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giuseppe Ruberto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 91

Questo elaborato esamina l'uso civico, tenendo conto dei riferimenti dottrinali in materia, della normativa ambientale e paesaggistica, e delle pronunce giurisprudenziali, sia della Corte Costituzionale che delle altre giurisdizioni nazionali, che inquadrano l'istituto come strumento di tutela ambientale.
L'esegesi di questo istituto presuppone una regressione storico-giuridica notevole, trattandosi di un retaggio della società feudale e post feudale; di qui le difficoltà interpretative.
Gli storici del diritto e gli studiosi hanno ricercato l'esatta collocazione sistematica dell'istituto del diritto di uso civico.
Negli ordinamenti arcaici l'uso civico serviva al sostentamento vitale delle popolazioni, poiché la terra era l'elemento dal quale trarre i prodotti necessari per la sopravvivenza.
Manca una definizione normativa dell'uso civico; secondo la migliore dottrina e giurisprudenza gli usi civici sono quei diritti, che spettano ad una collettività, di trarre elementari benefici dalle terre, dai boschi, dalle acque del territorio sul quale è stanziata; essi vanno distinti dai cc.dd. beni civici o proprietà collettive con i quali costituiscono una vera e propria materia, la cui unità anche formale è provata dalla riunione dei suoi principi generali in un'unica fonte.
La dottrina è concorde nel riportare l'origine degli usi civici al collettivismo agrario dell'antichità, ma è divisa sull'epoca in cui essi si sarebbero manifestati come istituto giuridicamente individuato: l'epoca latina, il feudalesimo, oppure quella della costituzione dei Comuni.
L'uso civico segue l'evoluzione economico-sociale, il che comporta che oggi esso ha un rilievo non solo agricolo, ma anche funzionale al recupero del territorio.
Quindi, oggi gli studiosi, soprattutto amministrativisti ma anche i civilisti, hanno rinnovato l'interesse intorno all'istituto, che riguarda circa il l0% del territorio agricolo e forestale nazionale, ubicato nelle zone più diverse dell'intero paese, in collina, in montagna, presso le coste, oltre migliaia o milioni di ettari indebitamente privatizzati con occupazioni abusive non sottoposte a controllo, con provvedimenti non rispettosi delle norme giuridiche, viziati sotto il profilo della legittimità o viziati da eccesso di potere.
La Corte Costituzionale ha fatto rientrare la materia degli usi civici nell'ambito di diritto pubblico, in quanto essi sono funzionali alla tutela di interessi di carattere generale, considerati meritevoli di tutela dall'ordinamento giuridico.
La legge 1766 del 16 giugno 1927 unifica la materia, comprendendo negli usi civici tutti i diritti collettivi, i cui titolari sono i singoli cives componenti una determinata collettività.
Secondo alcuni studiosi l'uso civico va ricondotto alla proprietà collettiva, avente origine storica e giuridica lontana nel tempo, che oggi si esprime in forme diverse, ma continua ad essere dato attuale e permanente il cui titolare, che in origine era il gruppo (la comunità, la collettività) degli abitanti come insieme indifferenziato, oggi è un ente di pubblica amministrazione; altri non riportano gli usi civici alla proprietà collettiva, ritenendo che debbano essere qualificati come diritti reali parziari.
A seconda che si segua l'una o l'altra teoria, i beni ad uso civico vengono ricondotti a soggetti proprietari diversi: infatti, se si accoglie il modello della proprietà collettiva, il soggetto proprietario è la collettività degli utenti, e l'ente comune è solo colui che li rappresenta nei rapporti esterni; se invece si segue la tesi dei diritti reali parziali, il soggetto proprietario è il comune e i singoli sono semplicemente utenti, cioè titolari di diritti reali limitati (parziari) sul bene.
Gli usi civici si ricollegano alla possibilità di gestire le risorse ambientali in maniera più efficiente, in vista della conservazione del patrimonio naturale e rurale collettivo, costituendo un rimedio a numerose situazioni attuali in cui i comuni risultino inadempienti alla gestione dei demani pubblici, lasciandoli in stato di abbandono.

Informazioni tesi

  Autore: Antonio Sannazzaro
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2020-21
  Università: Università Telematica Pegaso
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  Lingua: Italiano
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Prefazione Questo elaborato esamina l’uso civico, tenendo conto dei riferimenti dottrinali in materia, della normativa ambientale e paesaggistica, e delle pronunce giurisprudenziali, sia della Corte Costituzionale che delle altre giurisdizioni nazionali, che inquadrano l’istituto come strumento di tutela ambientale. L’esegesi di questo istituto presuppone una regressione storico-giuridica notevole, trattandosi di un retaggio della società feudale e post feudale; di qui le difficoltà interpretative. Gli storici del diritto e gli studiosi hanno ricercato l’esatta collocazione sistematica dell’istituto del diritto di uso civico. 8

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giurisprudenza
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