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Gli effetti economici delle fusioni e acquisizioni bancarie in una prospettiva italiana ed europea

Informazioni tesi

  Autore: Loris Bovo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Gianandrea Goisis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 166

Attraverso un’analisi critica della letteratura internazionale ed italiana, nonché attraverso lo studio dei dati disponibili per il nostro Paese, si è cercato di mettere in evidenza le ragioni dell’ormai inarrestabile processo di ristrutturazione del settore bancario. La progressiva liberalizzazione e l’eliminazione di alcuni vincoli pregnanti in ordine alle attività consentite agli intermediari creditizi hanno portato alla c.d. despecializzazione dell’attività bancaria, al punto che si è parlato di Banca Universale. Ma proprio l’accresciuta competitività del settore ha determinato, da un lato la riduzione sensibile dei margini di profitto, dovuta a diversi fattori come ad esempio l’aumento del costo della raccolta a causa della crescente diffusione di prodotti alternativi ai depositi bancari, e dall’altro la ricerca di metodi idonei al contenimento dei costi (primo fra tutti quello legato al fattore produttivo lavoro). Uno degli strumenti tra i più utilizzati in tal senso, è rappresentato senza dubbio dalle operazioni, sempre più numerose, di fusione e di incorporazione tra istituti e gruppi bancari, che ha portato in questi ultimi 10 anni ad una vera e propria “febbre delle fusioni bancarie”. Le ragioni di tale fenomeno sono da ricercare principalmente nella duplice convinzione di poter raggiungere, attraverso le operazioni di concentrazione in genere, livelli dimensionali adeguati allo sfruttamento di economie di scala e di scopo, da una parte, e riuscire a garantire un margine minimo di profitto grazie all’esercizio di un maggiore potere di mercato, soprattutto in riferimento ai contesti regionali o locali, dall’altra. In ogni caso, si può affermare che le determinanti delle operazioni di concentrazione sono tutte riconducibili all’aumento della concorrenza e possono consistere anche in obiettivi strategici il cui raggiungimento, per lo meno nel breve-medio periodo, può comportare la messa in secondo piano degli aspetti strettamente reddituali. Molte operazioni di fusione o incorporazione infatti, trovano la loro ragion d’essere nella volontà, da parte della banca o del gruppo acquirente, di espandere la propria quota di mercato in contesti locali difficilmente raggiungibili se non attraverso l’acquisizione di istituti bancari più piccoli, magari con un costo del lavoro relativamente alto, ma che sono ben presenti sul territorio, anche con una fitta rete di sportelli.
A tutti questi principali fattori si è cercato di dare una compiuta esposizione, terminando con una analisi più ravvicinata del sistema bancario italiano, che si avvia, con un certo ritardo rispetto ai partner europei e, ancor più, rispetto agli Stati Uniti, verso quelle profonde e inevitabili operazioni di ristrutturazione che gli consentiranno di operare a un livello adeguato, in un contesto sempre più competitivo caratterizzato da un’accresciuta integrazione. Lo studio e l’analisi di alcuni dati relativi ai recenti mutamenti del settore creditizio del nostro Paese, possono costituire un valido strumento ermeneutico in ordine ai profili di efficienza delle banche italiane, ai problemi che investono questo delicato settore dell’economia e alla valutazione delle prospettive future.
La parte più interessante (ma forse anche la più impegnativa) dell'intero lavoro di tesi è senza dubbio il capitolo quarto: l’obiettivo che ci si prefigge è quello di appurare, mediante un procedimento che sia scientificamente valido, se e in quale misura l’aver preso parte ad una qualche forma di concentrazione costituisca per le banche un’occasione per crescere, oltre che quantitativamente, anche qualitativamente. I non sempre univoci risultati cui è giunta la più autorevole letteratura economica suggeriscono, infatti, di procedere, anche nel presente caso, a un tentativo di verifica empirica.

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Introduzione Le origini della moderna legislazione bancaria L’attività bancaria viene tradizionalmente considerata sotto un doppio profilo: quello privatistico, consistente nei negozi posti in essere nell’esercizio dell’attività imprenditoriale propria delle banche, e quello pubblicistico, articolato nelle varie forme di controllo della pubblica autorità cui soggiace il sistema creditizio 1 . I due profili, ancorché caratterizzati da reciproche interdipendenze, hanno subito nel tempo un’evoluzione differente: mentre il diritto dei contratti e delle obbligazioni assunte dalla banca è ancora in gran parte regolato dalle norme del Codice Civile, con adeguamenti introdotti da alcune leggi speciali, il diritto dei controlli è stato per contro caratterizzato da una serie, talvolta torrentizia, di interventi legislativi volti ad adeguare la disciplina del credito all’evoluzione economico – istituzionale dell’ordinamento. Non è certo questa la sede appropriata per ripercorrere in via sistematica le tappe normative della legislazione bancaria 2 , tuttavia, nell’ambito di un generale inquadramento storico, è possibile tracciare per sommi capi i principali interventi legislativi che ne hanno costituito la struttura portante. La necessità di introdurre un efficace apparato di controllo sul sistema creditizio italiano è emersa nel periodo tra le due guerre, in seguito al verificarsi di una serie di dissesti bancari, che in molti casi portarono a veri e propri fallimenti delle istituzioni stesse, con effetti negativi sulla fiducia dei risparmiatori. Da un regime sostanzialmente liberista, senza alcuna regolamentazione, si passò progressivamente a un regime di controlli che, in un’ottica di tutela del risparmio, aveva come principale obiettivo la prevenzione dei dissesti bancari, mediante l’imposizione di 1 Così DESIDERIO L., MOLLE G., Manuale di diritto bancario e dell’intermediazione finanziaria, 5a ed., Milano, Giuffrè, 1997, p.3 ss. 2 Su punto LAMMIONI A. M., Le banche: aspetti storici e normativi, Bologna, Clueb, 1996; CARBONETTI L., “I cinquant’anni della legislazione bancaria”, Riv. delle Società, 1986, p. 849 ss.

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