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La Gazzetta del Popolo in età crispina

Informazioni tesi

  Autore: Enrico Capello
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Bartolomeo Gariglio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 172

La presente ricerca si propone di analizzare le opinioni e la linea editoriale manifestate dal quotidiano torinese la “Gazzetta del Popolo” durante il periodo storico dominato, in Italia, dalla figura del Primo Ministro Francesco Crispi (1887-1896). Essa intende quindi porsi sulla falsariga dello studio dedicato da Bartolo Gariglio al periodo 1848-61.
Ho preso in considerazione un periodo storico volutamente esteso, appunto quello compreso tra il 1887 e il 1896, per cercare di mettere in luce l’ampia gamma di posizioni e di giudizi che contraddistinsero la linea della “Gazzetta” rispetto all’azione politica dello statista siciliano.
Il giornale torinese, fondato nel 1848 da Felice Govean e Giovanni Battista Bottero, si era fin dall’inizio caratterizzato per il suo taglio decisamente patriottico. Una circostanza che gli aveva permesso di raggiungere il considerevole traguardo di 14.000 abbonati durante il periodo risorgimentale.
La linea politica del foglio torinese si riallacciava al concetto di “Unità Nazionale”, corroborato da una posizione filo-monarchica e dall’appoggio alla classe dirigente liberale al potere, identificabile nel periodo crispino, con la Sinistra moderata.
Ho tratto spunto dalle affermazioni contenute nell’opera di Bartolo Gariglio per puntare la mia attenzione sul rapporto del quotidiano torinese con il governo crispino; rapporto che si mantenne di sostanziale appoggio, seppur con un’indipendenza di giudizio che non gli precluse di esprimere talune posizioni critiche, specie nel campo della politica estera.
Il quotidiano attraverso un linguaggio scritto semplice, diretto e spesso ironico, intendeva rivolgere l’attenzione a quelle classi sociali generate dal fenomeno dell’urbanizzazione. Si trattava soprattutto dei ceti della media borghesia – operai specializzati, commercianti ed artigiani - di cui la “Gazzetta del Popolo” seppe attirare le attenzioni in anticipo sugli altri fogli, ancora legati ai linguaggi e ai temi cari alle tradizionali élite culturali e politiche.
Per analizzare meglio la linea del giornale e coglierne appieno tendenze e giudizi, ho isolato quattro temi di particolare rilevanza: la politica estera, la questione religiosa, la questione economico-finanziaria e la politica interna.
Ho ritenuto opportuno riservare un’attenzione particolare alla cosiddetta questione religiosa, vale a dire alla posizione assunta dalla “Gazzetta” rispetto ai tentativi di “ingerenza” del Vaticano nella politica italiana.
Proprio l’acceso anticlericalismo del giornale subalpino, avrebbe di fatto contribuito a renderlo oggetto del “discredito nella cultura e nella storiografia italiana, soprattutto quando, a partire dall’età giolittina, venne sentita più fortemente nella classe dirigente italiana l’esigenza di superare le fratture tra cattolici e laici determinatesi dal processo risorgimentale”.
Pur esistendo, all’interno del quotidiano torinese, una netta polemica anticlericale, questa non fu l’unica tematica attraverso cui la “Gazzetta” cercò di influenzare l’opinione pubblica italiana. Netta ed argomentata fu, ad esempio, la posizione critica del giornale verso l’operato di Crispi in materia di politica estera.
Per quanto concerne le fonti, oltre ai vari numeri del giornale, ho potuto avvalermi dei documenti conservati presso il Museo del Risorgimento di Torino, nell’archivio della “Gazzetta del Popolo”. Si tratta di alcune corrispondenze tra Crispi e l’allora direttore della “Gazzetta”, Giovanni Battista Botero del tutto inedite e che danno preziosa testimonianza dei rapporti intercorsi tra il giornale ed il governo crispino.
Come si vedrà nelle pagine che seguono, la “Gazzetta del Popolo” avrebbe sempre mantenuto una certa indipendenza di giudizio nei confronti dell’operato crispino, sia pure all’interno di una linea di sostanziale appoggio.
Il materiale analizzato consente inoltre di verificare che l’anticlericalismo del quotidiano torinese si espresse anche attraverso corrispondenze private tra il direttore Bottero e Crispi, atte a incoraggiare sia la lotta politica a difesa dei valori liberali dello Stato che a influenzare la scelta dei candidati governativi da contrapporre, in occasione delle consultazioni elettorali, ai rappresentanti delle liste di matrice clericale.

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5 INTRODUZIONE La presente ricerca si propone di analizzare le opinioni e la linea editoriale manifestate dal quotidiano torinese la “Gazzetta del Popolo” durante il periodo storico dominato, in Italia, dalla figura del Primo Ministro Francesco Crispi (1887-1896). Essa intende quindi porsi sulla falsariga dello studio dedicato da Bartolo Gariglio al periodo 1848-61 1 . Ho preso in considerazione un periodo storico volutamente esteso, appunto quello compreso tra il 1887 e il 1896, per cercare di mettere in luce l’ampia gamma di posizioni e di giudizi che contraddistinsero la linea della “Gazzetta” rispetto all’azione politica dello statista siciliano. Il giornale torinese, fondato nel 1848 da Felice Govean e Giovanni Battista Bottero, si era fin dall’inizio caratterizzato per il suo taglio decisamente patriottico. Una circostanza che gli aveva permesso di raggiungere il considerevole traguardo di 14.000 abbonati durante il periodo risorgimentale. La linea politica del foglio torinese si riallacciava al concetto di “Unità Nazionale”, corroborato da una posizione filo- monarchcica e dall’appoggio alla classe dirigente liberale al 1 B. Gariglio, Stampa ed opinione pubblica nel Risorgimento, la “Gazzetta del Popolo” (1848-61), Milano, Franco Angeli, 1987.

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