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Il diritto del lavoro tra norma e mercato dopo la riforma del Titolo V della Costituzione - Occupazione e lavoro sommerso

Informazioni tesi

  Autore: Mauro Verdini
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Diritto del Lavoro, della Previdenza e Sindacale - Facoltà Giurisprudenza - Macerata
Anno: 2003
Docente/Relatore: Vitaliana Prof.ssa Vitaletti
Istituito da: Università degli Studi di Macerata
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

Le innovazioni introdotte nel Titolo V della Costituzione (come risulta dalle modificazioni ad essa apportate dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3) riconoscono un ruolo crescente alle Regioni ed agli enti locali nella definizione ed attuazione di politiche attive del lavoro. Il nuovo Titolo V della Costituzione, realizza una profonda ridislocazione dei poteri dal centro alla periferia, attuando le istanze di sussidiarietà e di federalismo della società politica, civile ed economica italiana, adeguando così l’Italia a quei fenomeni di regionalizzazione e di federalizzazione dei poteri pubblici che in Europa sono diventati importanti ed assumeranno una rilevanza crescente nel futuro dell’Unione Europea.
Il Diritto del Lavoro non è stato regionalizzato, piuttosto è più appropriato sostenere che il Diritto del mercato del lavoro sia Diritto Regionale poichè si pone come realizzazione del principio di sussidiarietà verticale rispetto allo Stato; viene coinvolto indirettamente dalla riforma per quanto riguarda l’applicazione del principio di sussidiarietà verticale interno con la legislazione regionale
A partire dai decreti Bassanini è stato attivato un consistente processo di devoluzione ed è in special modo con il Decreto Legislativo 23 dicembre 1997 n. 469 che sono state conferite alle Regioni ed alle Province le funzioni in materia di servizi all’impiego ed i compiti relativi al collocamento ed in particolare: collocamento - avviamento a selezione negli enti pubblici e nella pubblica amministrazione - preselezione ed incontro tra domanda ed offerta di lavoro - iniziative volte ad incrementare l'occupazione e ad incentivare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Il disegno di legge collegato alla Finanziaria 2002 contiene la “Delega al Governo in materia di mercato del lavoro”, figlia diretta e legittima del Libro Bianco, in attuazione della quale il Governo dovrà approvare, entro un anno, uno o più decreti attuativi delle novità ivi contenute, ha lo scopo di realizzare in un arco di tempo sufficientemente breve, una significativa modernizzazione delle regole che governano il mercato ed il rapporto di lavoro, punto di partenza per eliminare le rigidità presenti nel mercato del lavoro e introdurre nuove regole per una più equilibrata gestione dell’occupazione.
Anche “la prospettiva assunta in Italia dal Libro Bianco è quella di riconoscere al legislatore regionale, enfatizzando l’espressione “tutela e sicurezza del lavoro”, un’ampia potestà legislativa in materia di rapporti di lavoro, di modo che il circuito regionale prevarrebbe su quello statale, fatti salvi alcuni principi fondamentali e la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni riguardanti i diritti civili e sociali.
La riforma degli Enti previdenziali avvenuta con la legge 88/89, ed in particolare l’art. 43 (comma e), aveva previsto che rientrava nelle competenze dei Comitati Regionali “decidere, in via definitiva, i ricorsi relativi alla sussistenza del rapporto di lavoro esclusi quelli relativi ai fondi speciali di previdenza”. Da ciò ne deriva che già da allora il decentramento di attribuzioni conferiva ai Comitati Regionali la competenza in materia di rapporti di lavoro sommerso.
Per far fronte all’insostenibile problema del lavoro cosiddetto nero e grigio (riferito all’elusione contributiva piuttosto che all’evasione totale), è intervenuta la legge 18 ottobre 2001, n. 383 “norme per incentivare l’emersione dell’economia sommersa”. La normativa de quo mira a favorire la regolarizzazione di situazioni già in essere alla data dell’entrata in vigore della legge (25 ottobre 2001) persistenti al momento della presentazione della cosiddetta “dichiarazione di emersione” fino al 30 novembre 2002 (art. 1, comma 1), poi è stata prorogata al 15 maggio 2003, e che prevede l’entrata dell’azienda nel mondo legale con gradualità.

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1 INTRODUZIONE IL DIRITTO DEL LAVORO TRA NORMA E MERCATO DOPO LA RIFORMA DEL TITOLO V DELLA COSTITUZIONE - OCCUPAZIONE E LAVORO SOMMERSO Dott. MAURO VERDINI Tesi in: DIRITTO REGIONALE DELLA SICUREZZA SOCIALE - UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MACERATA - FACOLTA DI GIURISPRUDENZA - SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN DIRITTO SINDACALE DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA Le innovazioni introdotte nel Titolo V della Costituzione (come risulta dalle modificazioni ad essa apportate dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3) riconoscono un ruolo crescente alle Regioni ed agli enti locali nella definizione ed attuazione di politiche attive del lavoro. Il nuovo Titolo V della Costituzione, realizza una profonda ridislocazione dei poteri dal centro alla periferia, attuando le istanze di sussidiarietà e di federalismo della società politica, civile ed economica italiana, adeguando così l’Italia a quei fenomeni di regionalizzazione e di federalizzazione dei poteri pubblici che in Europa sono diventati importanti ed assumeranno una rilevanza crescente nel futuro dell’Unione Europea. Il Diritto del Lavoro non è stato regionalizzato, piuttosto è più appropriato sostenere che il Diritto del mercato del lavoro sia Diritto Regionale poiché si pone come realizzazione del principio di sussidiarietà verticale rispetto allo Stato; viene coinvolto indirettamente dalla riforma per quanto riguarda l’applicazione del principio di sussidiarietà verticale interno con la legislazione regionale Il percorso di questo consistente processo di devoluzione,era già stato tracciato dalle leggi 59 e 127 del 1997 (cosiddette leggi Bassanini sulla riforma del sistema amministrativo a Costituzione invariata) e dalla legge costituzionale n. 1 del 1999 che hanno introdotto nel nostro ordinamento il principio di sussidiarietà (principio di derivazione comunitaria che ha trovato affermazione grazie al Trattato di Maastricht il quale ha dato vita alla Unione Europea realizzando la fusione e il superamento delle Comunità Europee). Le leggi Bassanini hanno snellito la macchina amministrativa avviando un profondo processo di riorganizzazione ed ammodernamento della Pubblica Amministrazione e di semplificazione amministrativa. E’ stata avviata una poderosa opera di decentramento amministrativo, di conferimento di funzioni e compiti amministrativi dallo Stato alle regioni ed agli enti locali, finalizzato ad instaurare il cosiddetto "federalismo amministrativo", ossia il massimo di federalismo possibile a Costituzione invariata. La legge n. 59 ha avviato perciò un processo di riallocazione di funzioni amministrative, svolte precedentemente dallo Stato, che sono state conferite a regioni ed enti locali. A partire dai decreti Bassanini quindi è stato attivato un consistente processo di devoluzione ed è in special modo con il Decreto Legislativo 23 dicembre 1997 n. 469 che sono state conferite alle Regioni ed alle Province le funzioni in materia di servizi all’impiego ed i compiti relativi al collocamento ed in particolare: collocamento - avviamento a selezione negli enti pubblici e nella pubblica amministrazione - preselezione ed incontro tra domanda ed offerta di lavoro - iniziative volte ad incrementare l'occupazione e ad incentivare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro.

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Parole chiave

devoluzione
federalismo
immigrazione
lavoro nero
lavoro sommerso
occupazione
diritto del lavoro
titolo v della costituzione
legge costituzionale n. 3/2001
riforma del titolo v della costituzione
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