Valutazione di personalità e temperamento nei disturbi del comportamento alimentare

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Laura Duranti Contatta »

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Nonostante si continui a parlare di anoressia e bulimia in termini di due distinte patologie del comportamento alimentare, oggi sempre più autori concordano nel considerare più attuale l'ipotesi del continuum (Sindrome Anoressico-Bulimica), inquadrando così i disturbi alimentari in una categoria nosografica globale (Recalcati,1998; Jeammet, 1992; Johnson, 1982; Montecchi e Magnani, 1996; Garner e Fairburn, 1988). Sulla base dei dati osservati, risulta infatti come molte pazienti presentino una commistione delle due forme, con forme di espressione individuale che portano a manifestazioni cognitivo-comportamentali diverse (Recalcati,1998; Jeammet, 1992; Johnson, 1982; Montecchi e Magnani, 1996; Garner e Fairburn, 1988). Difficoltà nel controllo degli impulsi e nelle relazioni interpersonali, labilità emotiva, deficit di autostima e rigidità mentale sono caratteristiche che si presentano tanto nei soggetti con patologia alimentare quanto in quelli con disturbi di personalità.
Wonderlich (1990) e Pendleton (Pendleton et al., 1991) attribuiscono a queste convergenze il valore di una semplice comorbilità, mentre altri (Johnson, Connors, 1987; Norma net al., 1986) considerano il comportamento bulimico come la “rifrazione” di un disordine di natura psicoemotiva e caratteriale.
La presenza di almeno un disturbo di personalità è stata riscontrata nel 81,40% del nostro campione. Nello specifico si osserva una maggior prevalenza di Disturbo di Personalità di Evitamento (32,18%), seguito dal Disturbo di Personalità Borderline (26.44%) e dal Disturbo di Personalità Ossessivo-Compulsivo (24,14%); dati confermati dai precedenti studi. (Pira net al., 1988).
Da una prospettiva dimensionale emerge che le pazienti presentano punteggi più alti nelle scale di Harm Avoidance e più bassi nella Self Directedness e nella Persistence, rispetto al campione di controllo di soggetti sani. Questi dati ci vengono in parte confermati dalla letteratura scientifica (Bulik et al., 1995). Nelle pazienti che mostrano la presenza di almeno un disturbo di personalità, la dimensione di Self Directedness è significativamente più bassa (p = 0.01), come dimostrato in precedenza in letteratura. (Bulik et al., 1995; Bulik et al. , 1995).
Il temperamento e il carattere delle pazienti con DCA non ha differenze significative intragruppo (tra anoressiche e bulimiche), ma presenta forti differenze rispetto alla popolazione di controllo.
Posto che una comune categoria nosografica, definibile come sindrome anoressico-bulimica, sembra essere avvalorata dai dati da noi raccolti in questo lavoro per ciò che riguarda gli aspetti di personalità e temperamento, è necessario condurre ulteriori studi, per dimostrare se specifici Disturbi di Personalità e specifiche dimensioni temperamentali e di carattere, predispongono i pazienti a sviluppare in forme differenti il Disturbo Alimentare e se lo sviluppo di un Disturbo Alimentare ha effetti significativi sulla personalità.
Queste future ricerche potranno essere svolte anche al fine di individuare se e come temperamento e carattere, nonché disturbi di personalità, possono influenzare la buona resa del trattamento terapeutico, la compliance e il drop-out.

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2 INTRODUZIONE Sempre più spesso si osservano forme psicopatologiche legate all’alimentazione: soprattutto in alcune fasce d’età giovanili, le difficoltà psicologiche dell’individuo (in maggioranza di sesso femminile: il rapporto con i maschi è all’incirca di 10 a 1) sembrano trovare una espressione diretta attraverso il cattivo rapporto con il cibo e per mezzo di comportamenti alimentari qualitativamente e quantitativamente alterati. Il fatto che tali problematiche investano soprattutto l’età adolescenziale può essere meglio compreso se si focalizza l’attenzione sui cambiamenti e le repentine trasformazioni, corporee e psichiche, che intervengono in questo periodo di rapida crescita dell’individuo: il corpo che cresce e si modifica giorno dopo giorno, lo sviluppo sessuale, la ricerca di maggiore autonomia, l’assunzione di nuove responsabilità, sono tutti fattori che concorrono a determinare la nascita di un "nuovo soggetto" adolescenziale che prende il posto del bambino di ieri. L’anoressia e la bulimia sono fenomeni piuttosto complessi; l’aumento di queste patologie nelle società occidentali, per la probabile influenza di fattori storici, sociali e culturali, è stato caratterizzato da una rapida metamorfosi delle forme cliniche e della fascia d’età interessata: la prevalenza dell’anoressia restrittiva degli anni ’60 è stata progressivamente sostituita dall’apparire delle forme con crisi bulimiche e vomito fino al prevalere della bulimia dopo gli anni ’80. Al tempo stesso, nonostante l’età adolescenziale si consideri da sempre a rischio, il fenomeno si è esteso anche ai periodi precedenti lo sviluppo puberale e a quelli successivi all’adolescenza. L’anoressia Nervosa (AN) è rimasta un’entità dai connotati psicopatologici non chiaramente definiti sino a poco meno di 50 anni fa, quando si è osservata una notevole crescita dei valori di incidenza e prevalenza, tra le adolescenti e le giovani donne. E’ stata così richiamata l’attenzione della scienza medica sull’importanza del problema ed è cresciuto esponenzialmente il numero degli studi scientifici al riguardo (Jones 1980, Willy 1983, Lucas 1991). Prima di allora erano stati descritti sporadici casi di anoressia nervosa conformi al concetto attuale della patologia: Lasegue in Francia nel 1873, che l’aveva definita “anoressia isterica” e Gull in Gran Bretagna nel 1874, che parlava invece di anoressia “nervosa”.