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Alle origini del miracolo economico italiano? L'Italia e l'unione doganale della Comunità Economica Europea 1958-1968

Informazioni tesi

  Autore: Federico Tani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Antonio Varsori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

Alla base del Trattato sulla Comunità Economica Europea c’era un esercizio di integrazione economica di ampia portata, il cui obiettivo era la creazione di un mercato comune per mezzo dell’Unione Doganale, e cioè tramite: a) l’abolizione dei dazi doganali, delle restrizioni quantitative e di tutte le altre misure di effetto equivalente e b) l’istituzione di una Tariffa Doganale Comune (TEC) e di una politica commerciale nei confronti degli Stati terzi, che insieme costituivano i fondamenti della cosiddetta libera circolazione delle merci.
Per creare l’Unione Doganale il Trattato si affidava ad un processo essenzialmente automatico, fatto di tappe e di obiettivi da raggiungere per avanzare da una tappa ad un’altra. La data in cui l’Unione Doganale entrò in vigore tra gli Stati membri è quella del 1° luglio 1968.
L’apertura dei mercati è stata l’artefice principale di quell’«effetto CEE» che ha spinto le importazioni e le esportazioni italiane verso il Mercato Comune a crescere ad un ritmo sorprendente. Il valore delle esportazioni italiane verso l’area CEE è aumentate di quasi otto volte nel periodo cha va dal 1957 al 1969, passando da 400 a 3.100 miliardi di lire, e, cosa ancora più importante, la quota italiana nelle esportazioni intracomunitarie di manufatti è passata, pressappoco nello stesso periodo, dal 7,9 al 14,2%, registrando l’incremento maggiore e staccando la Francia, detentrice della seconda migliore prestazione, a un aumento di «soli» tre punti percentuali nel periodo considerato.
L’Unione Doganale fece aumentare l’interscambio commerciale dell’Italia con la Francia, rafforzando ulteriormente la sua posizione di secondo partner commerciale italiano dopo la Germania. Oltre che all’eliminazione delle restrizioni commerciali tra i due paesi concorse a questo guadagno anche la crescente specializzazione delle imprese esportatrici italiane nel soddisfare la domanda del mercato francese, che si trasformò sempre di più nel corso degli anni da una speranza a una realtà importante del commercio italiano.
Passando ad un’analisi merceologica delle esportazioni italiane, nel periodo considerato, è il settore meccanico ad essere in evidenza, con l’eccezionale aumento delle macchine elettriche seguite dalla meccanica di precisione. In generale però è tutto il comparto a far registrare un aumento sostanzioso. Dall’importanza che tale settore ha assunto con il tempo sia a livello comunitario che a quello interno italiano si può dedurre che la maggiore quota conseguita dall’Italia sul mercato intracomunitario è in buona parte da attribuire proprio a questo settore. Di fatto l’Italia divenne alla fine degli anni Sessanta il secondo paese della CEE, dopo la Germania, per la fornitura di beni strumentali; ed è per questo tipo di beni che il mercato francese raggiunse la sua importanza per il commercio estero italiano. Per quanto riguarda i settori tradizionali, le calzature esportate sono quasi la metà di quelle esportate nella Comunità e anche l’abbigliamento copre una quota notevole, pari a circa il 40% del totale. Ottimi livelli vengono raggiunti anche dalle esportazioni di mobili e da quelle della carta e cartotecnica. La forte crescita delle esportazioni italiane è avvenuta quindi in tutta una serie di categorie di manufatti caratterizzate da diversi livelli tecnologici.
Il periodo che va dal 1958 al biennio 1962-63 rappresentò per l’Italia la fase di più intenso sviluppo del reddito reale, che fece segnare un tasso di crescita annuo di ben 6,5 punti percentuali. Se non il fattore dominante di questo eccezionale sviluppo economico, almeno uno dei fattori più importanti è rappresentato dall’espansione veloce delle esportazioni. L’economia italiana infatti si trovava nelle condizioni più favorevoli per godere degli effetti positivi derivanti da un allargamento dei mercati e soprattutto dalla spinta ad una più completa ed efficiente utilizzazione delle proprie risorse. L’«effetto CEE» si andò quindi ad innestare su di una situazione strutturale italiana alquanto favorevole, e insieme al boom degli investimenti privati nell’industria e alla crescita sostenuta del consumo privato, divenne uno degli elementi trainanti per la crescita eccezionale che il paese sperimentò in quegli anni.
Il Mercato Comune, con il suo effetto benefico sia sulle esportazioni che sul processo di industrializzazione, fu uno dei fattori più importanti che spinse l’Italia a sperimentare tra il 1958 e il 1963 il suo periodo di massima crescita nella sua storia. Pur con la persistenza di tutta una serie di barriere al libero scambio delle merci, l’Unione Doganale aveva dato all’Italia più di quanto era lecito aspettarsi. Ma oltre ai risultati economici e commerciali di rilievo era anche un’altra la cosa che rappresentava al meglio la vittoria italiana: l’aver maturato la consapevolezza di possedere delle potenzialità invidiabili.

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INTRODUZIONE Il processo di integrazione è stato ed è tuttora un processo fondamentale delle vicende europee contemporanee. Il continente europeo come anche le relazioni internazionali globali sono stati trasformati da questo processo, che tutt’oggi continua e avanza, pur se tra difficoltà e sconfitte. Le distruzioni arrecate dalla Seconda Guerra Mondiale e le sofferenze a cui furono soggette la maggior parte delle popolazioni europee divennero un monito per l’avvenire, che doveva necessariamente essere di pace e di benessere. Alla fine della guerra l’imperativo maggiore era quello della ricostruzione, che fu perseguita attraverso tutta una serie di iniziative e di istituzioni culminanti nel Piano Marshall e nell’European Recovery Program (ERP), formalmente avviato nell’aprile del 1948. Il Piano Marshall aveva anche l’obiettivo di spingere i paesi europei verso l’integrazione, prima economica ma anche politica. Alla fine degli anni Quaranta l’idea degli Stati Uniti d’Europa sembrava più un obiettivo americano che un disegno europeo, ma le tre idee «europee», quella confederalista, quella federalista e quella funzionalista, erano già vive e pronte a dare il loro contributo per la storia. L’integrazione economica europea, iniziata nel dopoguerra con i primi aiuti americani per la ricostruzione, e continuata con la nascita di una serie di organizzazioni internazionali come l’OECE e l’UEP culminò, nell’aprile del 1951, nella prima invenzione comunitaria: la CECA. Dalla fine degli anni Quaranta al Trattato di Roma sulla Comunità Economica Europea l’integrazione ebbe modo di compiere ulteriori progressi e di cambiare profondamente le relazioni economiche tra gli Stati, avvelenate ed anche impoverite da tutta una serie di restrizioni al commercio internazionale, retaggi di quel regime economico maturato tra le due guerre ed altamente restrittivo.

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