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L'attività di intermediazione finanziaria svolta dalle banche

Informazioni tesi

  Autore: Marco Ricci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari
  Relatore: Giuseppe Santoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 241

La documentazione reperita in capo all’attività intermediatrice degli enti creditizi ha permesso un’analisi comparativa delle disposizioni normative nel corso dell’ultimo decennio.
Questa indagine ha evidenziato una sostanziale modifica sia dell’operatività che dell’organizzazione strutturale delle banche successivamente al recepimento delle direttive di riforma dettate dal processo di “europeizzazione” del sistema bancario.
Le modalità operative dell’agere creditizio italiano consolidatesi per più di mezzo secolo sono state sradicate a favore della concorrenza e dell’efficienza del nuovo mercato europeo che si va delineando.
Si vuole evidenziare come il recepimento dei dettati comunitari a livello nazionale (d.lgs. 385/93 – d.lgs. 415/96 – d.lgs. 58/98) ampli le possibilità operative delle banche, con particolare riguardo al settore dell’intermediazione mobiliare ed ai “servizi” diversi dalla mera intermediazione creditizia, rispetto alla precedente normativa (legge n. 1 del 2 gennaio 1991), confermando la rilevanza dello status bancario nell’attuale sistema finanziario, rispetto agli intermediari non bancari.
L’universalità dell’agere creditizio, che viene così confermato a livello comunitario e nazionale, ha determinato lo sviluppo di nuovi strumenti e servizi, destinati ad incidere in maniera consistente sul margine d’intermediazione delle banche.
Tale aspetto economico è facilmente riscontrabile attraverso un’analisi comparativa dei bilanci di alcune banche italiane negli ultimi anni, dalla quale emerge con chiarezza una crescita superiore di tale indice rispetto al margine d’interesse. Il dato sostanziale che si intende sottolineare è la tendenza delle banche – non più contratte nella loro operatività da rigide disposizioni legislative – a dirigere una politica d’intermediazione volta a trarre vantaggio anche dalle nuove tecniche operative consentite dal legislatore (offerta fuori sede, offerta a distanza di strumenti e di prodotti finanziari), a cui si accompagna lo sfruttamento di risorse tecnologiche in continua evoluzione e che comportano numerosi dibattiti anche sul piano giuridico.
L’analisi passa attraverso lo studio di alcuni articoli del Testo unico bancario e del Testo unico sull’intermediazione finanziaria, tenendo presente anche le continue spinte provenienti dalla normativa secondaria dettata da CONSOB e Bankitalia.
Il lavoro svolto prende anche in considerazione alcuni aspetti del c.d. Testo unico bancario europeo (direttiva 2000/12 CE ed altre ad essa correlate), soprattutto per quello che concerne la ridefinizione di “ente creditizio” a livello comunitario con la ricomprensione all’interno della stessa dei c.d. “istituti di moneta elettronica”, che da luogo ad alcune interessanti considerazioni circa “l’attività di erogazione del credito e raccolta del risparmio tra il pubblico”, ovvero l’attività riservata alle banche.
La definizione di “attività bancaria” fornita dall’attuale Testo unico bancario, all’art. 10, rispecchia pienamente il carattere privatistico ascrivibile al modus operandi bancario, lasciando alle stesse banche ampi margini di operatività in quasi tutti i comparti dell’intermediazione finanziaria, fatte salve le riserve di attività, previste dal legislatore, in favore di altri soggetti.
Alla luce delle scelte legislative e delle considerazioni della dottrina, a tutt’oggi, la banca non può che essere considerata come “un’impresa produttrice di servizi”, in cui lo status di ente creditizio si conferma come un punto di forza rispetto agli altri intermediari finanziari, tanto che nella prassi operativa, si sta verificando una tendenza, in particolare da parte delle Società d’intermediazione mobiliare, a trasformarsi in banche per acquisire uno standing più elevato.
I servizi d’investimento, prima destinati ad avere un ruolo marginale nell’attività complessivamente svolta dalle banche, trovano ora un ampio spazio normativo, grazie soprattutto all’opera di chiarezza e razionalizzazione compiuta dal legislatore del Testo unico sull’intermediazione finanziaria: le banche vedono disporre in proprio favore dal legislatore – che ripropone la scelta operata dal decreto Eurosim – la facoltà di accedere ad un’area di attività esattamente coestesa a quella delle società di intermediazione mobiliare, superando l’opzione normativa precedentemente prevista dalla legge 1/91.
Tra i servizi offerti alla clientela ho reputato opportuno dedicare spazio alle fattispecie relative alla gestione di patrimoni mobiliari, attraverso le quali le banche mettono a disposizione del cliente la propria professionalità e competenza nel campo finanziario.

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INTRODUZIONE Introduzione La documentazione reperita in capo all’attività intermediatrice degli enti creditizi ha permesso un’analisi comparativa delle disposizioni normative nel corso dell’ultimo decennio. Questa indagine ha evidenziato una sostanziale modifica sia dell’operatività che dell’organizzazione strutturale delle banche successivamente al recepimento delle direttive di riforma dettate dal processo di “europeizzazione” del sistema bancario. Le modalità operative dell’agere creditizio italiano consolidatesi per più di mezzo secolo sono state sradicate a favore della concorrenza e dell’efficienza del nuovo mercato europeo che si va delineando. Si vuole evidenziare come il recepimento dei dettati comunitari a livello nazionale (d.lgs. 385/93 – d.lgs. 415/96 – d.lgs. 58/98) ampli le possibilità operative delle banche, con particolare riguardo al settore dell’intermediazione mobiliare ed ai “servizi” diversi dalla mera intermediazione creditizia, rispetto alla precedente normativa (legge n. 1 del 2 gennaio 1991), confermando la rilevanza dello status bancario nell’attuale sistema finanziario, rispetto agli intermediari non bancari. L’universalità dell’agere creditizio, che viene così confermato a livello comunitario e nazionale, ha determinato lo sviluppo di nuovi strumenti e

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