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Adeguamento liturgico delle chiese pre Vaticano II. Contenuti e metodi.

Informazioni tesi

  Autore: Matteo Ferrari
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Paolo Torsello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

Architettura e liturgia hanno vissuto da sempre in uno stretto rapporto di reciproco stimolo ed ausilio; questo rapporto si è modificato nel corso storico in seguito ai cambiamenti avvenuti nella società civile, nella cultura e nel modo dell'uomo di relazionarsi a Dio. Il più imponente e per altro il più recente di questi cambiamenti si è avuto con i lavori del Concilio Vaticano II (1962-65) che ha dato nuovo impulso al cammino di rinnovamento intrapreso dalla Chiesa verso il terzo millennio. La riforma liturgica è stata affrontata in prima istanza nella Costituzione Conciliare ''Sacrosanctum Concilium'' (1965), documento che fa tesoro delle esperienze e delle riflessioni prodotte nel biennio precedente e che in estrema sintesi auspica una migliore funzionalità liturgica e la partecipazione attiva dei fedeli alla celebrazione. A trent'anni di distanza dal Vaticano II sono stati pubblicati dalla CEI tre documenti [I beni culturali della Chiesa in Italia (1992), La progettazione di nuove chiese (1993), L'adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica (1996)] a carattere normativo i cui intenti riguardano dichiaratamente la conclusione della stagione della provvisorietà e dell'immobilismo progettuale. L'esperienza trentennale maturata soprattutto in Italia è caratterizzata da episodi di intervento parziale, quand'anche non si è prediletto l'intervento puramente di restauro o, in nome della conservazione, è stata procrastinata qualsiasi decisione. Interventi di restauro, conservazione o progettazione ex-novo dunque, ma raramente di adeguamento, soprattutto come auspicato nei documenti precedentemente citati. Parallelamente, in campo architettonico, si assiste al travaglio della cultura post-moderna fondata sul moltiplicarsi a dismisura dei linguaggi e dei loro ambiti di legittimazione, ammalata da sindrome di democrazia estetica e quasi paralizzata dall'eccesso di libertà e di possibilità. L'esperienza del progetto di adeguamento sembra così essere confinata in una sorta di terra di nessuno, facendo affidamento su principi e norme di altre discipline ed essendo scarsamente praticata. E' sembrato pertanto opportuno tentare di fornire delle risposte a tali questioni dimostrando come l'adeguamento liturgico possa essere considerato una vera e propria disciplina, distinta ma trasversale rispetto al restauro, alla conservazione e alla progettazione e come, tale nuova disciplina, sia in grado di possedere un proprio corpus teorico costituito da contributi interdisciplinari. Nel capitolo 1 vengono affrontate tematiche riferite alla liturgia; vengono discussi argomenti quali il rapporto tra storia e liturgia, i contenuti della riforma liturgica dal Vaticano II ad oggi, il confronto tra il rito pre e quello post conciliare, il contenuto della nota pastorale della CEI del 1996. In tale documento l'edificio chiesa viene analizzato nella sua globalità e nella specificità degli spazi celebrativi. Fondamentale è la disposizione dei cosiddetti ''fuochi liturgici'' costituiti da altare, ambone, sede del celebrante, tabernacolo e fonte battesimale. Nel capitolo 2 si discute sulla possibilità di formulare dei principi fondativi per il progetto di adeguamento liturgico. Il tentativo consiste nel superare il pluralismo soggettivista post - moderno per giungere ad una base comune da cui poter ripartire. Più che fornire soluzioni e ricette precostituite si è cercato di suscitare nuove questioni ed interrogativi e di mettere in risalto alcuni considerazioni metodologiche. Il percorso tracciato si articola in una prima fase in cui vanno fatte alcune scelte fondamentali: l'adozione di un criterio generale come guida al progetto (conservazione, restauro, creazione ex-novo); la definizione della qualità dell'intervento (reversibile o irreversibile); la scelta dell'ambito di adeguamento (parziale o globale). La metodologia approntata propone una fase di analisi e di acquisizione dei dati in relazione alla normativa vigente, ai valori storici, artistici e liturgici. L'ulteriore fase procede attraverso l'elaborazione dei dati attraverso un processo di selezione critica e un conseguente giudizio di valore: si ottengono così le tematiche progettuali da affrontare. Il progetto vero e proprio viene discusso e approntato nella penultima fase in cui si affrontano questioni quali il metodo partecipativo, l'individuazione di nodi critici, il confronto con esperienze di recente realizzazione, il caso della progettazione di nuovo arredo liturgico e la formulazione di una proposta progettuale compatibile.

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Introduzione INTRODUZIONE Il rapporto tra architettura e liturgia nel corso dei secoli è stato notevolmente fertile ed è stato per di più dialetticamente aperto alle evoluzioni e ai cambiamenti avvenuti nella società civile, nella cultura e nel modo dell'uomo di relazionarsi a Dio. Il più imponente e per altro il più recente di questi cambiamenti si è avuto a seguito dei lavori del Concilio Vaticano II (1962-65) che ha dato nuovo impulso al cammino di rinnovamento intrapreso dalla Chiesa verso il terzo millennio. La riforma liturgica è stata affrontata in particolar modo nella Costituzione Conciliare "Sacrosanctum Concilium" (1963), documento che fa tesoro delle esperienze e delle riflessioni prodotte lungo quasi un secolo e che in estrema sintesi auspica una migliore attenzione all'evolversi della liturgia, alla funzionalità liturgica e alla partecipazione attiva dei fedeli alla celebrazione. A trent'anni di distanza dal Vaticano II sono stati pubblicati dalla CEI tre documenti [I beni culturali della Chiesa in Italia (1992), La progettazione di nuove chiese (1993), L'adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica (1996)] a carattere normativo i cui intenti riguardano dichiaratamente la conclusione della stagione della provvisorietà e dell'immobilismo progettuale. L'esperienza trentennale maturata in Italia è caratterizzata da episodi di intervento parziale, quand'anche non si è prediletto l'intervento puramente di restauro o, in nome della conservazione, è stata procrastinata qualsiasi decisione in proposito. Interventi di restauro, conservazione o progettazione ex - novo dunque, ma raramente di adeguamento liturgico, soprattutto come auspicato nei documenti precedentemente citati. Parallelamente, in campo architettonico, si assiste al travaglio della cultura post - moderna fondata sul moltiplicarsi a dismisura dei linguaggi e dei loro ambiti di legittimazione, caratterizzata dalla democrazia estetica e quasi paralizzata dall'eccesso di libertà e di possibilità. Il progetto di adeguamento sembra così essere confinato in una sorta di terra di nessuno, essendo scarsamente praticato e facendo affidamento su principi e norme afferenti ad altre discipline. E' sembrato pertanto opportuno tentare di mostrare come l'adeguamento liturgico possa essere considerato una vera e propria disciplina, distinta ma trasversale rispetto al restauro, alla

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