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Sviluppo sostenibile e conservazione nei parchi naturali. Gli aspetti teorici, la realtà italiana, il caso del Parco Regionale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli

Informazioni tesi

  Autore: Davide Fiz
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Tommaso Luzzati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 110

I parchi possono essere dei laboratori di sostenibilità, ossia modelli di sviluppo che possono esplorare e anticipare soluzioni allargabili poi anche all’esterno, anche per il diverso significato che alla parola conservazione si è andati dando nel tempo: la wilderness americana, dove scopo dei parchi era la salvaguardia di territori rimasti incontaminati, sottraendoli a qualsiasi forma di alterazione conseguente all’azione umana, per mostrarli alle future generazioni (“for the benefit and enjoyment of future generations”); qui nasce il primo parco nazionale, Yellowstone (1872).

Passando alla realtà europea, all’esigenza di conservazione della natura si affianca la tutela del paesaggio umano; le azioni economiche generano sistemi semi-naturali e oggetti artificiali che, oltre ad essere funzionali alle attività di produzione e consumo, hanno un valore in sè. In Europa si elabora quindi un concetto diverso di Parco Naturale, inteso come zona molto antropizzata dove il paesaggio è di tipo misto, dove lo scopo primario resta la conservazione della natura ma contemporaneamente vi si incentivano le attività tradizionali ed un loro ordinato sviluppo.
Tale concezione si ritrova, ad esempio, nella tradizione inglese che celebra il paesaggio umano: natura modellata dalla costante e secolare azione dell’uomo. Il paesaggio è l’elemento che più di ogni altro aspetto della vita rappresenta il patrimonio nazionale, per l’eredità culturale di cui è portatore.
E in Svizzera, paese in cui sono stati recentemente istituiti i parchi paesaggistici, “Proteggere e utilizzare”: le regioni rurali intendono consolidare la loro economia, arrestare il calo della popolazione, nonchè promuovere i valori naturali e paesaggistici

Si è poi passati all’esame della situazione nel nostro paese alla luce della legge quadro del 1991 dove la conservazione degli ambienti naturali va di pari passo al rilancio delle economie dei territori che si vuole proteggere. Infatti abbiamo un ampliamento del concetto di paesaggio visto come esito della secolare influenza dell’attività antropica sugli ecosistemi naturali: lo spazio geografico è in misura preponderante generato e ri-generato dal processo economico, essendo da secoli la base territoriale di sistemi sociali e quindi, di processi economici; il fatto di perpetuare specifiche forme di interazioni tra uomo e natura rappresenta, per molti parchi italiani, la più efficace e talvolta l’unica possibile strategia per conseguire l’obiettivo della conservazione di valori paesaggistici e culturali. Conservare significa allora non perdere il controllo collettivo della co-evoluzione tra sistema umano e territorio (esempio paesi Appennini e pascoli delle Alpi).

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3 INTRODUZIONE A partire almeno dal 1987, anno di pubblicazione del noto Rapporto Brundtland, redatto da una apposita commissione delle Nazioni Unite, comincia ad affermarsi l’idea che ambiente ed economia non siano inconciliabili. Il rapporto, infatti, si incentra sulla concreta possibilità di realizzare uno sviluppo sostenibile, definito come quello sviluppo “capace di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni“. La dichiarazione afferma in sostanza la necessità di far procedere insieme conservazione della natura e sviluppo, in un’ottica di equilibrata difesa delle generazioni future, che non possono oggi far sentire la loro voce ed esprimere i loro valori. Welford (1995) richiama un antico proverbio del Kenya che fornisce un’immagine limpida del significato di posterità e di avvenire: “Noi non ereditiamo la Terra dai nostri genitori; la prendiamo in prestito dai nostri figli”. Nel 2000, a Nizza, la promozione di uno sviluppo equilibrato e sostenibile viene sancita come un dovere nel preambolo della Carta dei diritti fondamentali dell’U.E., approvata dalle tre principali istituzioni comunitarie (Parlamento europeo, Commissione e Consiglio dell’Unione), mentre poi all’ art. 37, tale concetto viene specificato come: ”un livello elevato di tutela dell’ambiente e il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell’Unione e garantiti conformemente al principio dello sviluppo sostenibile“ (Guzzini, 2002, p.4). Definizioni più recenti di sviluppo sostenibile parlano di uno “sviluppo capace di garantire nel tempo il soddisfacimento dei bisogni dell’intera società umana, compatibilmente con le capacità di carico del sistema ambientale” (Ecoistituto, 1998, p.16). Punto cruciale è pertanto la multidimensionalità dell’idea di sviluppo sostenibile. Non solo tutela dell’ambiente, ma anche obiettivi in termini sociali ed economici. Il conseguimento della sostenibilità ambientale ed economica deve procedere di pari passo con quella sociale e l’una non può essere raggiunta a spese delle altre (Khan, 1995). Acquistano peso così i principi di “equità inter-generazionale” (pari opportunità per le generazioni attuali e per quelle future) e di “equità infra-generazionale” (pari accesso alle risorse per tutti i gruppi umani oggi viventi, senza distinzione rispetto al Paese o alla regione in cui vivono), principi che riconoscono esplicitamente il rischio che i consumi di

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