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Strategie competitive nel settore della nautica da diporto. Il caso Rancraft

Informazioni tesi

  Autore: Nicola Dario
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Gerardo Metallo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 196

Questa tesi è disponibile nelle seguenti traduzioni:

L’Italia, grazie ai suoi 8.400 chilometri di costa, ha un patrimonio marittimo senza pari. Tuttavia, nonostante la favorevole configurazione costiera e la cultura nautica che lo contraddistingue, il nostro Paese, sottovalutando le enormi potenzialità della risorsa “mare”, è rimasto, per anni, inerte dinanzi al fiorire del diportismo nautico mondiale consentendo ad altre realtà, morfologicamente meno dotate, di imporsi in tale ambito.
Per anni, le Istituzioni e la pubblica opinione hanno considerato il diporto nautico come un passatempo elitario “fiscalmente perseguibile”, ignorando, in sostanza, le migliaia di diportisti che, con sentimento e sacrificio, si dedicavano alla loro passione.
Fortunatamente stiamo vivendo, oggi, una sostanziale ridefinizione del concetto di diporto. Lo Stato ha acquisito la necessaria consapevolezza sulle potenzialità del settore ed ha avviato una forte fase di rilancio della nautica da diporto. Il nuovo corso dell’atteggiamento normativo congiuntamente all’opera di proletarizzazione concettuale del diportismo nautico portata avanti dalle associazioni di categoria, pongono le basi per una concreta rideterminazione del settore tesa, sicuramente, al consolidamento ed al superamento dei traguardi già raggiunti all’estero ma, soprattutto, allo sviluppo del mercato interno.
Questo lavoro di tesi, dopo aver, nella prima parte, esaminato gli strumenti teorici necessari ad un’analisi strategica, si propone di esaminare l’evoluzione strategica che il settore della nautica da diporto sta vivendo in quest’ultimo turbolento periodo. Scendendo in un maggior grado di dettaglio, lo scopo principale di questa analisi è la valutazione dell’impatto che le novità legislative recentemente introdotte, unitamente al rinnovato concetto di nautica da diporto delineatosi, hanno avuto sulla struttura del settore, ipotizzandone, in particolare, i probabili mutamenti.
Il primo paragrafo del terzo capitolo analizza, in generale, il fenomeno del diporto nautico; il secondo paragrafo, invece, ha lo scopo di delimitare i confini dell’analisi fornendo, innanzitutto, un quadro sintetico del comparto marittimo mondiale e, successivamente, un’idea più dettagliata dell’entità della dimensione produttiva dell’industria marittima nazionale. Il terzo paragrafo esamina una cospicua parte del sistema settoriale in cui è immerso il settore della nautica da diporto, analizzando, in particolar modo, quegli aspetti che lo influenzano maggiormente.
Il quarto capitolo analizza un segmento specifico del settore: i natanti. Nella prima parte descrive i caratteri salienti dei cantieri nautici e delle tecniche produttive ivi impiegate, successivamente, dopo aver analizzato le novità introdotte dalla recente legge di rilancio del settore, la Legge n.172/2003, esamina le strategie attuate dai cantieri nella fase antecedente la promulgazione di tale legge ed illustra gli effetti di questa sulla segmentazione del settore. Nella parte conclusiva fa alcune ipotesi sulla ridefinizione strategica di un micro-segmento prima, per varie motivazioni, ignorato e sulla rinnovata competizione che avrà presumibilmente luogo all’interno di questo.
Il quinto capitolo si occupa dell’analisi strategica di un giovane e dinamico cantiere nautico: RANCRAFT. Tale cantiere è stato scelto in quanto la sua condotta strategica sembra confermare le ipotesi esposte in questo lavoro di tesi.

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PREMESSA Il Mare, con il suo perenne divenire, è uno di quegli elementi della natura che riesce ad incantare chi lo osserva liberandolo, per un tempo, dalla routine della quotidianità e consentendo alla sua mente di spaziare nella sua cangiante immensità. Appassionati e non rimangono affascinati dalla sua potenza, ma l’irrefrenabile bramosia di viverlo in prima persona colpisce solo alcuni. Per questi il mare è una passione che, condizionandone integralmente la vita sociale, rimane, spesso, incomprensibile agli occhi di chi non ne è attratto. L’Italia, grazie ai suoi 8.400 chilometri di costa, ha un patrimonio marittimo senza pari. Tuttavia, nonostante la favorevole configurazione costiera e la cultura nautica che lo contraddistingue, il nostro Paese, sottovalutando le enormi potenzialità della risorsa “mare”, è rimasto, per anni, inerte dinanzi al fiorire del diportismo nautico mondiale consentendo ad altre realtà, morfologicamente meno dotate, di imporsi in tale ambito. Per anni, le Istituzioni e la pubblica opinione hanno considerato il diporto nautico come un passatempo elitario, ignorando, in sostanza, le migliaia di diportisti che, con sentimento e sacrificio, si dedicavano alla loro passione. A rafforzare questo luogo comune hanno contribuito persino gli stessi addetti ai lavori che, sottolineando solo alcuni aspetti del diporto nautico, non hanno messo in evidenza la vastità del fenomeno a livello popolare. Le principali manifestazioni nautiche e le riviste specializzate hanno sempre esaltato le grandi barche e i loro facoltosi armatori, creando nell’immaginario collettivo una forte connessione tra nautica da diporto, grandi barche e denaro. Tale preconcetto aveva causato una sorta di accanimento normativo penalizzante per i diportisti e per lo sviluppo dell’intero settore della nautica da diporto. Negli ultimi tempi, le Istituzioni hanno avuto modo di osservare come il settore della nautica da diporto, nonostante il contesto normativo sfavorevole, sia riuscito, grazie alla professionalità dei suoi operatori ed alla qualità e lo stile delle loro produzioni, ad imporsi nei mercati di tutto il mondo. Il già notevole contributo dato al P.I.L. e all’occupazione unitamente alle sue ulteriori possibilità di sviluppo hanno, di conseguenza, convinto la classe politica a considerare la nautica da diporto come un settore strategico dell’economia nazionale su cui investire proficuamente risorse. A questa recente presa di coscienza da parte delle Istituzioni hanno contributo le associazioni di categoria, il risalto mediatico dato ai numerosi consensi ottenuti nel mondo dalla cantieristica italiana ma, soprattutto, i singoli diportisti che, forti della loro passione e del loro numero sempre in aumento, sono riusciti a far sentire la loro voce in contesti sempre più risonanti. La nautica da diporto sta vivendo una vero e proprio passaggio epocale. Lo Stato, ormai consapevole delle potenzialità del settore, ha avviato una forte fase di rilancio della nautica: la nuova regolamentazione del Leasing nautico e la promulgazione della Legge n.172/2003 hanno avuto in questi ultimi mesi un

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