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Politiche per la scienza, la tecnologia ed i sistemi nazionali d'innovazione

Informazioni tesi

  Autore: Claudio Farina
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: EnzoPontarollo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 258

Il lavoro, basato su una vasta bibliografia italiana ed anglosassone, sulle statistiche dell'OECD e sull'intervista a personaggi di spicco dell'industria e della ricerca italiana, si articola essenzialmente su due piani.

Da un lato, vista la pluralità di vedute sull'argomento da parte degli economisti industriali e dell'innovazione, si è cercato di proporre una riflessione critica sugli approcci alternativi della teoria economica al problema della Ricerca e Sviluppo, analizzando sinteticamente i motivi per cui la spesa scientifica di un Paese può essere subottimale, nonostante ne sia unanimemente riconosciuta la crucialità nei paradigmi di sviluppo tecnologico delle economie moderne.
Per porvi rimedio i Governi hanno attuato nel corso della storia una molteplicità di interventi sul settore privato, su quello educativo e della ricerca pubblica, con strumenti volta per volta diversi secondo il periodo storico. Si è sottolineato infatti il ruolo di volàno per lo sviluppo tecnologico e scientifico che ha avuto la spesa pubblica per la Difesa negli Stati Uniti nel secondo dopoguerra, così come si è evidenziato il salto che si è avuto in Europa, parallelamente al rafforzamento dell'Unione, dalle politiche industriali tradizionali, che miravano ad imporre l'industria nazionale su quelle straniere, alle politiche orizzontali, o politiche fattoriali, volte invece a rendere fertile ed omogeneo il campo sul quale le imprese multinazionali si battono per la conquista dei mercati.
In questo ambito si è analizzata la teoria dei Sistemi Nazionali d'Innovazione, proposta a partire dall'inizio degli Anni '90 da alcuni economisti (su tutti: Lundvall, Nelson, Freeman, Dosi e Malerba). Tale teoria è stata presentata nelle sue varie accezioni, con lo scopo di evidenziare il ruolo sistemico degli interventi pubblici e privati sull'apparato scientifico e tecnologico di una nazione.

Nella seconda parte del lavoro si è proposta un'analisi descrittiva degli elementi che compongono il Sistema Innovativo italiano, presentando: le principali leggi che regolano ed incentivano la spesa privata in R&S e cercando di darne quando possibile una valutazione dell'impatto economico sul sistema; i principali attori della ricerca pubblica ed i canali attraverso i quali essi interagiscono con le imprese tecnologiche; il rapporto tra il mondo dell'università ed il resto del sistema, evidenziando il ruolo dei parchi scientifici e tecnologici.
Per cercare di valutare più obiettivamente la situazione scientifico-tecnologica italiana, apparsa sicuramente come una delle debolezze strutturali dell'industria nazionale, si è proposto anche qualche spunto di paragone con le realtà dei paesi OCSE e di alcuni paesi in via di sviluppo.

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2 Introduzione. Il presente lavoro costituisce il tentativo di dare una panoramica descrittiva ed in parte quantitativa delle politiche tecnologiche italiane in un'ottica di sistema innovativo nazionale. Partendo da un'analisi dei motivi per cui si ritiene lecito che lo Stato intervenga nell'economia ed in particolare nella produzione e diffusione della conoscenza scientifica e tecnologica, si sono passati in rassegna gli strumenti d'intervento più tradizionali. Da decenni anche in Italia si sono sperimentati sia incentivi fiscali in favore della ricerca privata che l'assunzione in carico al settore pubblico di parte della ricerca di base, perché si ritiene che ad essa siano connaturati i problemi più gravi di fallimento dei mercati. Ma in un mondo di dimensioni quanto mai globali, dove la tecnologia rappresenta il motore fondamentale delle economie ed evolve con rapidità inusitata, c'è ragione di credere che l'intervento dello Stato, se deve esserci veramente, dovrebbe essere meglio articolato. Dal filone di pensiero della "nuova economia della scienza" è nata l'idea che il processo di ricerca scientifica ed innovazione tecnologica in atto nei paesi industrializzati non sia un susseguirsi lineare di tappe successive, quanto piuttosto un processo ricco di interazioni e di feedback tra i vari momenti che lo compongono ed i soggetti che vi partecipano.

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