La filosofia morale di Piero Martinetti e il problema del male

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giorgio Saracco Contatta »

Composta da 189 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4705 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 7 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

La filosofia morale di Piero Martinetti e il problema del male.

Mostra/Nascondi contenuto.
I. Introduzione Questo scritto si propone l’obiettivo di offrire una visione d’insieme della filosofia morale di Piero Martinetti (1872 – 1943), mettendo specialmente in rilievo come egli si ponesse nei confronti del problema del male e come sentisse una “intrepida consapevolezza della necessità di combatterlo” 1 . Martinetti ritiene che la filosofia morale sia quella “intuizione” che consente di rispondere alla kantiana domanda “che cosa debbo fare?” posta nelle sue diverse articolazioni: qual è la “missione” dell’uomo ? qual è il senso, il compito, della vita umana ? che cosa deve fare l’uomo per assolvere questo suo compito ? in cosa può sperare l’uomo ? Infatti la domanda ultima non è altro che la ricerca del senso della vita, del significato della realtà e questa ricerca è possibile sostanzialmente perché il mondo empirico è intelligibile (ha un senso). «Il multiforme complesso delle attività umane non può costituire, se 2 è vero che il mondo dell’esperienza deve essere riducibile ad un sistema intelligibile, una molteplicità disgregata di attività isolate, ma deve costituire uno svolgimento unico e continuo, un sistema in cui le attività stesse si concatenano e si dispongono secondo una gradazione di valore determinata dal loro rispettivo rapporto con quell’attività che costituisce il valore supremo, il fine di tutto il sistema.» (SD 21). La filosofia morale o, per meglio dire, la filosofia tout court, è allora quell’attività spirituale che, ponendosi una serie di problemi circa il significato ed il valore dell’esistenza (IM 10), offre una esplicazione in grado di aprire «il senso ultimo del complesso dell’esistenza.» (IM 20). 1 Come ebbe a dire Pareyson nella Prefazione (p. 13) all’edizione 1972 di “Saggi e Discorsi” (Armando Armando Editore, Roma). 2 Questo “se” è, a nostro avviso, un “se” prudenziale, inserito per non peccare di apoditticità; in ogni caso, se il mondo dell’esperienza non fosse “un sistema intelligibile” sarebbe originariamente destituita di senso la domanda sul “che fare” e non si darebbe filosofia morale, anzi non si darebbe neppure filosofia.