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La ciclicità delle crisi finanziarie in America Latina

Informazioni tesi

  Autore: Michele Napolitano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia del Commercio Internaz. e dei Mercati Valutari
  Relatore: Tullio Gregori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 147

In questo lavoro si è cercato di analizzare come l’America Latina, dopo un decennio di isolamento finanziario dai mercati internazionali dei capitali privati in seguito alle crisi debitorie dei primi anni ’80, sia tornata ad esserne un catalizzatore nei primi anni ’90. Si è poi trattato di come la crisi Messicana e quella Asiatica abbiano invece determinato una repentina inversione dei flussi e lo scoppio di alcune crisi valutarie. E’ stata, inoltre, dedicata una certa attenzione anche alle diverse opzioni di politica economica in mano alle autorità per operare in queste situazioni.
Sulla base degli andamenti dei flussi di investimento dal 1995 ad oggi, si è cercato di estrapolarne un trend per il futuro. Poiché dai tempi della crisi Asiatica non sembra che l’America Latina sia riuscita a riconquistare la fiducia degli investitori stranieri e, quindi, a riattivare un flusso di investimenti, complice anche la più recente crisi Argentina, lo scenario non sembra riservare prospettive particolarmente rosee.
Potrà, tuttavia, allora l’America Latina smettere di essere un catalizzatore di crisi finanziarie? Riuscirà a diventare un ambiente economico sano in cui investire senza timori? Riuscirà, soprattutto, a raggiungere tassi di crescita sostenibili nel lungo periodo?
La soluzione poggia sul riconoscimento del ruolo chiave delle istituzioni nell’alimentare la crescita di un paese, il grande cambiamento introdotto nell’economia dello sviluppo durante gli anni ’90. Lo suggeriscono i risvolti positivi dell’economia cilena. Di contro in Argentina, ai segnali incoraggianti provenienti dalla nuova leadership di Kirchner che ha tolto l’immunità agli alti ufficiali dell’esercito responsabili di crimini commessi durante la dittatura militare, ne dovrebbero seguire altri, altrettanto forti, in campo economico. Un primo passo potrebbe essere un rafforzamento dell’indipendenza della Banca Centrale, negli ultimi anni troppo spesso piegata alle volontà del Governo. Così si renderebbero gli investitori più fiduciosi, al punto da incoraggiarli a ricominciare a investire il loro denaro in Argentina e sostenere la crescita economica che, a fatica, sta riprendendo.
Concludendo, rafforzare e, in molti casi creare, una rete credibile di istituzioni economiche, finanziarie e fiscali è l’unico modo per riconquistare la fiducia dei mercati internazionali e, soprattutto, poter rendere veramente efficaci le proprie politiche monetarie e fiscali. Infatti, senza di essa, hanno poco incisività la scelta di un particolare regime di cambio, le decisioni riguardanti la libertà di movimenti di capitali verso l’estero e l’implementazione di un programma di riforme economiche.

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I INTRODUZIONE Negli anni ’50 e all’inizio degli anni ’60, la maggior parte dell’attività bancaria era pressoché esclusivamente interna e coinvolgeva valuta e clienti del paese in cui le banche avevano sede. Al tempo, Goldman Sachs, una delle più importanti Banche d’affari a livello mondiale, non possedeva un solo ufficio al di fuori degli Stati Uniti d’America. Aveva pochi contatti con alcuni Paesi industrializzati , ma nessuno dei suoi agenti avrebbe immaginato di porre in essere attività finanziarie significative nei Paesi in via di sviluppo. Qualche decennio fa il Segretario del Tesoro Americano, quando viaggiava all’estero, si recava solamente nelle principali “piazze” finanziarie mondiali come Londra, Parigi, Bonn e Tokyo. Oggi visiterà con assiduità Argentina, Brasile, Cina, Costa d’Avorio, India , Indonesia, Mozambico, Ucraina e Vietnam, solo per citarne alcuni, perché i contatti economico-finanziari tra Paesi industrializzati e Paesi emergenti si sono evoluti in modo sempre più intenso. La salute economica dei paesi industrializzati è fortemente influenzata dal resto del mondo, come si è visto durante la crisi Asiatica. A loro volta, le economie emergenti, che oggi acquistano il 40% delle esportazioni Americane, rappresentano un segmento importante del mercato mondiale. Questa integrazione economico-finanziaria pone una serie di problemi e di sfide sia al mondo industrializzato che a quello dei Paesi in via di sviluppo. Quanto un’economia emergente possa soffrire i complessi meccanismi del nuovo mercato globale lo dimostra la crisi Argentina del 2001-2002, di cui molto è stato detto. C’è chi ha accusato il Fondo Monetario Internazionale , chi ha dato la colpa ai soli governanti del Paese, oppure chi, più in generale, ha preferito addossare ogni responsabilità al percepito male comune, noto a tutti con

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