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Cosa devi sapere sul mondo dei master

SI FA PRESTO A DIRE MANAGER


Quando si cerca un master o un annuncio di lavoro è facile imbattersi in titoli altisonanti, spesso infarciti di parole straniere. Uno dei termini più ricorrenti è l’inglese MANAGER, al quale noi italiani attribuiamo un significato quasi mitologico.

Nel nostro immaginario Manager è il direttore, il “capo”, è l’uomo (o la donna) che dà gli ordini, che comanda. Nel mondo anglofono, invece, il termine manager è utilizzato per indicare diversi tipi di posizioni lavorative: è la parola EXECUTIVE che indica il capo o il dirigente d’azienda, come ad esempio il CEO, Chief Executive Officer, cioè il direttore generale.

Il termine manager deriva dal verbo to manage, il cui significato è molto ampio: dirigere, gestire, organizzare, ma anche “soltanto” amministrare. Pertanto il manager ha il compito di organizzare o gestire dei compiti, che verranno svolti da altri o dal manager stesso (in questo senso si distingue da chi deve soltanto “eseguire” gli ordini di un superiore).

Non sempre quindi per fare il manager è necessario essere in possesso di una laurea. Per esempio: l’house manager è la maschera del cinema; l’office manager può indicare il capo ufficio o la segretaria; lo store e il restaurant manager sono rispettivamente il responsabile di negozio e di ristorante. Inoltre, espressioni complesse come sales business unit manager o customer intelligence manager sono soltanto modi diversi per riferirsi a commerciali e addetti alle vendite, mentre il front office manager è il responsabile servizi di ricevimento, l’audit manager è il revisore contabile e il payroll manager è il responsabile paghe e contributi.

È facile, soprattutto se si è da poco finita l’università, smarrirsi di fronte alle offerte del mercato, dove spesso i termini inglesi vengono usati per nascondere delle vere e proprie bufale. Ovviamente non si vuole in alcun modo screditare le professioni sopra citate, ma soltanto invitare a prestare attenzione alla figura professionale proposta e ai reali sbocchi lavorativi. Magari con un sguardo anche al vocabolario d’inglese.