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La politica strutturale nel Mezzogiorno: un'analisi critica

Informazioni tesi

  Autore: Roberto Alpini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Patriziatiberi Vipraio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 262

La questione del dualismo, fra un Nord Italia progredito ed industrializzato ed un Meridione sottosviluppato, affonda le sue radici in un passato ormai lontano, ma risulta essere quanto mai attuale alla luce soprattutto delle sfide che ci attendono e che lo scenario mondiale ci ha già lanciato.
L’Europa Unita, il mercato globale, la concorrenza fra sistemi Paese sono realtà che non debbono spaventarci, ma dobbiamo essere in grado di gestire e di sfruttare a nostro vantaggio, se non vogliamo essere messi all’angolo, condannati ad un ruolo di marginalità ed impotenza.
Per poterlo fare è però necessario risolvere una volta per tutte il problema del gap di sviluppo fra il Centro- Nord ed il Mezzogiorno d’Italia, perché, come sottolineava Pasquale Saraceno, il ritardo del Sud è un freno al progresso complessivo del Paese, incide drammaticamente sulla dinamica dello sviluppo dell’intero sistema economico italiano.
Il Mezzogiorno non deve quindi più rappresentare un costo, in base alle politiche assistenziali ed ai trasferimenti di risorse, ma da “bruciatore” di ricchezza deve venire “messo a reddito”, deve diventare ciò che per la Gran Bretagna, negli ultimi anni, è stato il Galles, area depressa capace di un cambiamento straordinario, che lo ha portato a contribuire fortemente alla ripresa economica globale del Paese ed alla produzione di ulteriore ricchezza.
Obiettivo di questo lavoro non è tanto quello di chiarire le cause originarie, alla base di questo sviluppo sperequato, quanto quello di ripercorrere, con occhio critico, gli interventi che si sono attuati, a partire dall’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, con il fine di, se non cancellare, almeno lenire il divario.
Un’analisi critica, perciò, di quanto è stato fatto per il Meridione, che vuole cercare di cogliere gli aspetti positivi degli interventi, via via succedutisi, e di porre in rilievo gli sbagli che sono stati commessi e gli “impedimenti”, di vario genere, che hanno ostacolato il loro esito favorevole e, di conseguenza, una vera industrializzazione del Sud e lo sviluppo di un’economia realmente integrata nel nostro Paese.
Un’evidenziazione di quelli che a nostro parere sono stati gli errori commessi in passato, non con finalità di biasimo, ma con il proposito costruttivo, di impedire che vengano ripetuti in futuro.
Questo lavoro vuole, inoltre, chiaramente senza la presunzione di offrire la “panacea” per risolvere tutti i problemi del Mezzogiorno, proporre alcune azioni, che a nostro avviso, si muovono in tale direzione, ovviamente senza nascondere che la strada affinché questo si realizzi non è certo in discesa, ma si presenta lunga e difficoltosa.

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VI INTRODUZIONE Il problema della dualità, fra un Nord Italia avanzato e industrializzato ed un Sud sottosviluppato, affonda le sue radici in un passato ormai re- moto. Compito di questo lavoro non è tanto quello di individuare le cause originarie, alla base di questa sperequazione nello sviluppo, quanto quello di ripercorrere, con occhio critico, gli interventi cui si è data attuazione, a partire dall’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, con la finalità di, se non eliminare, almeno attenuare il divario. Un’analisi critica, dunque, di quanto è stato fatto per il Mezzogiorno, che vuole cercare di cogliere gli aspetti positivi dei vari interventi, via via succedutisi, e di mettere in luce gli errori che sono stati commessi e gli in- tralci, di varia natura, che hanno impedito il loro successo e, di conse- guenza, una vera industrializzazione del Meridione. Una sottolineatura degli sbagli 1 del passato, ad ogni modo, non con finalità di condanna, ma con l’intento costruttivo, di evidenziare ciò che non dovrà essere ripetuto in futuro. Il problema del gap di sviluppo, fra il Centro-Nord ed il Mezzogiorno d’Italia, è, attualmente, quanto mai rilevante; perché il nostro ingresso, nel primo gruppo dei Paesi fondatori dell’Uem, sia sostenibile nel lungo pe- riodo, non è pensabile che perduri la situazione di un Sud, al traino del Settentrione, come scomoda e ingombrante palla al piede. Un Sud, considerato esclusivamente come un costo, in base alle po- litiche assistenziali e ai trasferimenti di risorse, non giova allo sviluppo dell’intero Paese e tarpa le ali alla crescita dello stesso Nord. Ecco che allora, il Mezzogiorno va velocemente fatto divenire area di produzione di ricchezza, va, in altre parole, “messo a reddito”. Il Meridione deve, quindi, diventare ciò che per la Gran Bretagna, negli ultimi anni, è stato il Galles: un’area depressa capace di un muta-

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