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La centralità del potere sovrano nel pensiero di Jean Bodin

Informazioni tesi

  Autore: Max Tonioli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Saffotestoni Binetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

Il pensiero politico del Cinquecento riconosce una valenza fondamentale al concetto di sovranità elaborato da Jean Bodin nella sua opera principale Les Six livres de la Rèpublique. E’ dall’analisi accurata di questa opera che si capisce il salto qualitativo effettuato dall’autore e l’importanza di questa teoria per lo sviluppo della disciplina politica e l’influenza pratica che ebbe nei secoli successivi. Tramite la definizione di un potere ben delineato, espresso come essenza del dominio politico in uno stato, con cui l’autore tende ad identificarlo, Bodin riesce a supportare l’esigenza storica della monarchia francese di completare alla fine del Sedicesimo secolo l’unificazione e l’accentramento del potere nelle mani di una sola istituzione. In modo lucido, Bodin sviluppa una gerarchia legislativa che trova nel comando del sovrano l’apice del processo in cui si ricolloca, sottoposta ma non schiavizzata, l’intera struttura sociale. La legge è il trionfo del diritto di cui è unico protagonista chi è al vertice dello stato, nei modelli semplici individuati dall’autore. In un grande affresco di citazioni dotte e richiami storici, Bodin è capace di legittimare il monarca come unico personaggio in grado di traghettare nella modernità lo stato che evolve, rinforzando le sue basi, dotandolo di strumenti razionali a sua disposizione, limitandone nel contempo la possibilità di abuso del suo potere personale

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Introduzione: Sommario: 1 - I re di Francia nel Cinquecento della Riforma. 2 - Idee politiche durante le guerre di religione. 1- I re di Francia nel Cinquecento della Riforma. Se la Francia valicò il 1550 con un assetto che non era più quello feudale ma si avvicinava maggiormente alla concezione moderna dello stato, questo lo dobbiamo a Francesco I, un re illuminato, che regnò fino al 1547 e fece del suo regno un avamposto della modernità in campo giuridico, artistico e scientifico. Secondo lo storico J. Pirenne, “...la Francia ebbe senza dubbio i più grandi giuristi del 16° secolo e la scienza giuridica dei pensatori penetrò ben presto nella prassi di governo...” 0 . Completamente guadagnato agli ideali umanistici, Francesco I fece della sua corte un centro di cultura. Vi chiamò Leonardo da Vinci e Cellini, assunse come segretario Guillaume Budè, fece fondare il Collegio di Francia, da opporre all’insegnamento rigidamente scolastico della Sorbona, fece ispirare i costumi, la moda e l’architettura all’arte italiana: insomma fu un vero principe rinascimentale, campione del pensiero umanistico e libero. Dell’individualismo sposato come causa dell’uomo nuovo, Francesco si servì per il suo programma politico di accentramento del potere, abbattè le suddivisioni in classi che caratterizzavano la società medioevale, unificò il diritto, centralizzò le istituzioni. Il suo regno segna una tappa importantissima nella costruzione dell’assolutismo monarchico: Bodin vide in lui il re che immaginava nel pensiero che andava costruendo. Egli si rese conto che l’esercizio del suo potere avrebbe dovuto basarsi su fondamenta più solide di quelle dei suoi predecessori, l’unificazione del regno imponeva una riforma organica delle leggi e delle consuetudini. Queste erano già state sottoposte ad una redazione sotto Carlo VIII e Luigi XII, dimostrandosi arcaiche e soprattutto disarmoniche, data l’applicazione che a stento raggiungeva la dimensione regionale. Fu quindi intrapresa un’opera sistematica di legislazione e di codificazione dell’esistente patrimonio, ancora intangibile al sovrano, di norme. Risultato di tutto ciò fu la grande ordinanza di Villers - Cotterets da parte del cancelliere Poyet del 1539. In essa punti essenziali del diritto francese divennero gli stessi principi dell’individualismo in auge sul piano economico ed intellettuale. Con l’abolizione delle giurisdizioni ecclesiastiche in materia civile segnò un momento di svolta nelle relazioni tra stato e papato: il concordato con Leone X del 1516 rafforzò l’indipendenza del governo laico e rese ornamentale la funzione della Chiesa all’interno dello stato, anche se non si poteva allora immaginare la drammaticità del cambiamento dalla fase teologico - romana a quella nazional - statuale che si ebbe sul finire del secolo sedicesimo. Con una riorganizzazione complessiva

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Parole chiave

jean bodin
les six livres de la rèpublique
monarchia
storia delle dottrine politiche

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