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I Profili della Qualità nel Settore Agroalimentare

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Binucci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Tommaso Sediari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 117

Analizzare il concetto di Qualità con riferimento al settore agroalimentare risulta sicuramente complesso e comporta la necessità di affrontare tematiche di non facile approccio.
La complessità risiede innanzi tutto nella difficoltà di identificare, in maniera puntuale, cosa si intenda per qualità nelle produzioni agroalimentari. In tal senso non è più sufficiente definire la stessa come l’attitudine a mantenere nel tempo degli standard qualitativi predeterminati sia per i processi sia per i prodotti. Nel settore agroalimentare questo concetto assume connotazioni profondamente diverse ed a volte contrastanti.
Ne è la prova una realtà normativa alquanto intricata che, ad eccezione di una serie di regole aventi portata generale, vede il formarsi di differenti linee di interventi ognuna delle quali fa riferimento ad una specifica accezione di qualità. A far da cornice ad un contesto già di per sé complesso, vanno poi ricordate le accese polemiche scaturite dal verificarsi, negli ultimi anni, di alcuni scandali alimentari che hanno fatto aumentare in maniera considerevole il livello di attenzione nei confronti di queste tematiche.
Questa situazione di profonda incertezza, anche normativa, ha alimentato negli anni un acceso dibattito che vede contrapposti associazioni di consumatori, sindacati agricoli e rappresentanti del mondo produttivo, dove spesso tiene banco uno dei temi più controversi: quello delle produzioni che fanno ricorso agli OGM.
Inoltre, la volontà di offrire ai consumatori sempre maggiori rassicurazioni e garanzie sull’effettiva qualità di ciò che acquistano, al fine di dissipare o quanto meno mitigare i dubbi generati da questo complesso stato di cose, le aziende produttrici del settore agroalimentare ricorrono sempre più spesso alla leva della Certificazione che sembra essere l’unico strumento valido a disposizione delle imprese per sostenere la propria posizione sul mercato ed accrescere contemporaneamente la fiducia dei propri consumatori.
Risulta quindi arduo il tentativo di sintetizzare un argomento così complesso e controverso. Per questo motivo, l’analisi della questione verterà principalmente sull’individuazione degli aspetti principali della tematica, allo scopo di offrire una visione completa, che porti ad una comprensione globale del problema e che sia la base per eventuali approfondimenti in merito.
La trattazione delle tematiche introdotte verrà sviluppata in quattro capitoli, seguendo una progressione logica che parte dall’individuazione puntuale dell’oggetto di studio (qualità e sicurezza, prodotti Tipici Tradizionali, prodotti Biologici e prodotti Geneticamente Modificati), passando attraverso l’individuazione degli aspetti normativi (Ambito Cogente, Ambito Regolamentato, Ambito Volontario e quindi Certificazione, norme ISO, Tracciabilità della filiera) e concludendo con l’analisi delle motivazioni esistenti alla base del dibattimento (in particolare vengono presi in considerazione i fattori che sono alla base dell’acceso dibattito nato intorno alla possibilità di applicare o meno criteri qualitativi anche alle produzioni GM, nonché all’opportunità dei limiti già previsti dalla legge in materia di contaminazione accidentale).

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1 Presentazione Il tema della qualità costituisce ormai un aspetto fondamentale dei sistemi di produzione moderni, sempre più proiettati verso la ricerca della massima soddisfazione dei bisogni del cliente. Affrontare questo argomento con riferimento al settore industriale non comporta particolari problemi poiché, in questo ambito produttivo, la qualità ha ormai da diverso tempo trovato una sua collocazione puntuale. Al contrario, riportare il discorso al settore agroalimentare risulta sicuramente più complesso e comporta la necessità di affrontare tematiche di non facile approccio. La complessità è dovuta innanzi tutto alla difficoltà di identificare, in maniera precisa e corretta, cosa si intenda per qualità nelle produzioni agroalimentari. Non è più sufficiente definire la stessa come l’attitudine a mantenere nel tempo degli standard qualitativi predeterminati sia per i processi sia per i prodotti. Nel settore agroalimentare questo concetto assume connotazioni profondamente diverse ed a volte contrastanti. La qualità di un prodotto alimentare può derivare dal rispetto nel tempo delle procedure dettate dalla tradizione di un certo luogo, dalla sua sicurezza in termini igienici, dalla sua provenienza, dal rispetto di tutta una serie di requisiti previste da normative comunitarie o nazionali, sia obbligatorie sia volontarie, ecc. Come vedremo questa difficoltà porta con sé anche profonde implicazioni di carattere normativo. Infatti, ad eccezione di una serie di norme aventi portata generale (la cosiddetta normativa Cogente), si sono venute a formare diverse linee di interventi, ognuna delle quali fa riferimento ad una specifica accezione di qualità (regolamenti comunitari sui Marchi di Qualità, normativa sui prodotti Biologici, disposizioni sui prodotti Tipici e Tradizionali, normativa volontaria, disposizioni sugli OGM, ecc.).

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