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Polifemo e l'Età dell'Oro: variazione di un tema da Omero a Platone

Informazioni tesi

  Autore: Davide Ribechini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Mauro Tulli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

La descrizione dell'isola dei Ciclopi nel IX libro dell'Odissea (106-115) è senz'altro di difficile interpretazione. Risulta infatti arduo conciliare la presenza dei rozzi Ciclopi con la produzione spontanea di frutti e messi da parte del terreno e con la concessione di tali benefici da parte del dio. Una parte della critica non riconosce l'incongruenza. Gatz senza esitare considera il passo all'interno della propria trattazione sul mito dell'età dell'oro. Così anche Lovejoy-Boas , che definiscono arva beata i campi dei Ciclopi.
Nostro intento è dimostrare prima di tutto la profonda differenza che intercorre tra la descrizione dell'isola dei Ciclopi e altri passi dell'Odissea come la descrizione del giardino di Alcinoo sviluppata nel VII libro (114-132). Gatz unisce questi passi in base al principio dell'"idealizzazione", scorgendo un'attribuzione di motivi simili a località che pur si distinguono per estraneità culturale o per lontananza. Sono molti, sia nell'Iliade e sia nell'Odissea, i passi che richiamano l'immagine dell'età dell'oro. Questi motivi, però, non li vediamo sistematicamente nella descrizione dell'isola dei Ciclopi: ne troviamo alcuni, come la produzione spontanea di frutti dal terreno, che, certo presenti all'interno dei poemi, non sembrano comportare di per sé un'"idealizzazione" delle singole località. Ciò non annulla gli ostacoli nell'interpretazione, perché il contrasto tra i Ciclopi e un certo tipo di ambientazione resta. Ma certo si evita così che la
particolarità e l'unicità della descrizione finiscano per essere annullate: la condizione di vita presente sull'isola dei Ciclopi è una condizione di eccezionalità, non di abbondanza, e per questo è fuorviante, oltre che riduttivo, accostarla semplicemente a un campionario di motivi.
Il tentativo di analizzare la descrizione dell'isola dei Ciclopi, dunque, deve in ogni caso partire dai punti di contatto che possono essere scoperti con le rappresentazioni dell'età dell'oro e specialmente con la descrizione che ne offrono Esiodo negli Erga (109-126) e Platone nel mito del Politico (271d-272b). Questi due passi contengono l'immagine della produzione spontanea di frutti del terreno. Nostro intento è osservare quanto possano essere avvicinati alla descrizione dell'isola dei Ciclopi. L'impressione che abbiamo è che, superando lo scoglio di un'interpretazione forzatamente "paradisiaca" dell'età dell'oro, le descrizioni possano essere accostate a buon diritto tra loro e possano aiutare a capire, a valutare finalmente nel proprio particolare significato, la descrizione di Omero.
L'età dell'oro non è una condizione perfetta o paradisiaca, come hanno creduto molti, forse sotto l'influenza della concezione cristiana: è una condizione di "alterità" ferina, non migliore della condizione presente o, per Esiodo e Platone, peggiore.
Non sorprende che all'interno di questa possano trovarsi, per Omero, i Ciclopi, come non deve meravigliare che sia Esiodo sia Platone possano averne ripreso i motivi per mostrare una condizione di primitiva beatitudine o di vicinanza paradossale agli dei da parte di uomini né buoni né giusti ma ignoranti del male.

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1 CAPITOLO 1 PREMESSA La descrizione dell'isola dei Ciclopi nel IX libro dell'Odissea (106-115) è senz'altro di difficile interpretazione. Risulta infatti arduo conciliare la presenza dei rozzi Ciclopi con la produzione spontanea di frutti e messi da parte del terreno e con la concessione di tali benefici da parte del dio. Una parte della critica non riconosce l'incongruenza. Gatz 1 senza esitare considera il passo all'interno della propria trattazione sul mito dell'età dell'oro. Così anche Lovejoy-Boas 2 , che definiscono arva beata i campi dei Ciclopi. Nostro intento è dimostrare prima di tutto la profonda differenza che intercorre tra la descrizione dell'isola dei Ciclopi e altri passi dell'Odissea come la descrizione del giardino di Alcinoo sviluppata nel VII libro (114-132). Gatz unisce questi passi in base al principio dell'"idealizzazione", scorgendo un'attribuzione di motivi simili a località che pur si distinguono per estraneità culturale o per lontananza. Sono molti, sia nell'Iliade e sia nell'Odissea, i passi che richiamano l'immagine dell'età dell'oro. 1 GATZ, Weltalter, 174-200 2 LOVEJOY-BOAS, Primitivism, 303-304

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