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L'intervento della Forza Multinazionale in Libano nel 1982

La Forza Multinazionale di Pace interviene in Libano sostanzialmente per ripristinare ordine e stabilità in un contesto socio-politico di per sé complesso, in cui violenza ed antagonismo raggiungono nei primi anni ottanta dei livelli decisamente inaccettabili oltre che ingestibili. Dal 1975 una cruenta guerra civile divide il paese dei cedri lungo linee confessionali, eppure alla base vi è una “lotta per il potere” capace di auto-alimentarsi a scapito di civili innocenti: le istituzioni statali vengono percepite come scarsamente rappresentative di una società in costante evoluzione, per cui la comunità diventa fonte primaria di “identità”, ed ognuna è decisa a preservare (se non incrementare) il proprio potere come garanzia di sopravvivenza. A sconvolgere l’equilibrio demografico su cui si sviluppa l’assetto socio-politico della Repubblica è la presenza palestinese, di modo che se all’interno l’opposizione preme per una riforma del sistema, la peculiare porosità della società libanese favorisce l’interazione con le dimensioni regionale ed internazionale del conflitto, ovvero il delinearsi di una “guerra per procura” tra potenze decise a perseguire i propri interessi rivali. Inizialmente di successo, progressivamente l’operazione di mantenimento della pace risente sia dei limiti impliciti nell’intervento unilaterale, senza l’egida delle Nazioni Unite, sia della scarsa lungimiranza di una diplomazia americana fin troppo ottimista, ma soprattutto poco conoscitrice della realtà libanese: divenuti parte belligerante, i contingenti italiano, americano, francese ed inglese si ritirano entro il marzo del 1984.

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I Introduzione Sfogliando un atlante è praticamente impossibile non cadere vittime di una curiosità per luoghi e culture distanti. Un impulso innato per l’esotico ci spinge verso acque e terre lontane, mentre è l’interesse per la “diversità” a dettare infine la scelta: il Medio Oriente. La superficie di appena 10.400 kmq unita ad un’ubicazione geografica evidentemente cruciale nel suo guardare all’Occidente così come al lontano Oriente, attirano l’attenzione sul Libano e sulla sua storia. Con una popolazione di circa 3.2 milioni di abitanti (secondo una stima del 1999), costituitosi come Grande Libano nel 1920, anno in cui la valle della Beqaa, Jebel Amil, la pianura dell’Akkar e le città costiere di Beirut, Tripoli, Tiro e Sidone sono state aggiunte al nucleo originale del Monte Libano dal neo-protettorato francese, il paese ospita una varietà di fedi, sia cristiane che musulmane, da sempre comunque protagoniste di eventi socio-politici rilevanti sul piano interno così come su quello esterno. La dimensione religiosa ha in effetti rappresentato una costante, assumendo di volta in volta una connotazione più o meno pacifica e svolgendo quindi un ruolo cruciale nell’influenzare i rapporti tra le comunità. Ottenuta l’indipendenza nel 1943, due guerre civili hanno letteralmente sconvolto il panorama socio-economico del piccolo ma complesso Libano. Dopo la prima nel 1958, è soprattutto quella del 1975 a restare nella memoria di Libanesi e non-Libanesi, per la spirale di violenza diffusasi tra le comunità e all’interno di ogni comunità a danno principalmente di civili indifesi, vittime di “ciechi” giochi di potere estesi a livello regionale ed internazionale. É in questo contesto che al culmine degli eventi nel 1982, l’invasione israeliana di giugno e i terribili massacri di Sabra e Shatila di settembre prospettano come necessaria l’istituzione di una Forza Multinazionale di Pace, nel tentativo generale di porre fine alle ostilità e ripristinare quindi la sovranità del governo libanese su tutto il territorio nazionale.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Monia Martini Contatta »

Composta da 307 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3136 click dal 14/04/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.