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La questione demografica indiana: salute sessuale e riproduttiva e strategie di diffusione dell'informazione

In questo mio lavoro ho cercato, attraverso un’ampia raccolta di informazioni statistiche e bibliografiche, di descrivere quella che è la situazione demografica indiana per poi incentrarmi maggiormente sugli aspetti concernenti la salute sessuale e riproduttiva e le strategie di diffusione dell’informazione.
Nel paragrafo 2, “Dinamica della popolazione”, oltre a gettare anche un rapidissimo sguardo sulla situazione socio-economica del paese, ho detto di come la popolazione indiana, nonostante il recente lieve declino della fertilità, sia in continua crescita e delle relazioni tra questo fatto e la tenera età al matrimonio delle donne, la loro subordinazione agli uomini e la mancanza di istruzione femminile (la situazione sociale delle donne e il ruolo marginale da esse ricoperto all’interno della società indiana, vista l’implicazione con i temi demografici, sarà un leitmotiv costante di tutto il lavoro).
Nel terzo paragrafo ho analizzato le recenti tendenze demografiche (tasso di fecondità totale in lieve ma continua diminuzione, tasso di mortalità in declino e persistente crescita demografica) e la struttura per età della popolazione attraverso l’elaborazione degli indicatori di struttura per età e l’evidenza grafica fornita dalle piramidi per età.
Nel quarto paragrafo, intitolato “Family planning e salute sessuale e riproduttiva”, ho descritto i programmi ufficiali di family planning, contenuti all’interno di piani quinquennali, dal 1952 (anno del primo programma ufficiale di family planning della storia indiana, che è stato anche il primo della storia del mondo in un paese in via di sviluppo) ai giorni nostri, prestando particolare attenzione agli aspetti riguardanti la salute sessuale e riproduttiva in essi contenuti, ai cambiamenti che si sono verificati e alle ragioni che hanno portato al fallimento di questi piani.
Nel quinto paragrafo ho analizzato la variazione della fecondità nel tempo nelle diverse regioni della federazione indiana, in particolare negli anni che vanno dal 1961 al 1991, e la mancanza di una diffusione geografica della transizione: come vedremo in India vi è una forma di diffusione che non è né geografica né, pur essendo verticale, sociale; questa forma di diffusione è stata denominata “top-down” (Srinivasan, 1995).
Nel sesto paragrafo ho descritto il recente approccio “target-free” al family planning program (denominato, forse più appropriatamente, “self-determining strategy for work” in Maharashtra), gli ostacoli alla sua instaurazione e la conseguente decentralizzazione della pianificazione e delle responsabilità.
Oggetto di osservazione del settimo paragrafo è il Reproductive and Child Health Program, un programma lanciato dal governo nell’ottobre del 1997 che si indirizza verso la qualità delle cure e la scelta informata arrivando addirittura a prevedere un forum per il dialogo politico e per le revisioni periodiche del programma.
Il paragrafo 8 tratta brevemente dei modelli forniti dalle organizzazioni non governative per quanto concerne la fornitura di vasti servizi di salute riproduttiva in termini di attenzione ai servizi clinici di consulenza, alla promozione della salute, all’estensione dei servizi a nubili, celibi, adolescenti e donne che hanno superato la menopausa.
Il nono paragrafo, parte di fondamentale importanza del lavoro, si incentra sulla diffusione dell’informazione e sulla crucialità, a tal proposito, di un approccio basato sul cliente da parte degli erogatori di servizi e sugli ostacoli strutturali e culturali che impediscono o, quantomeno, limitano questa diffusione.
Il decimo paragrafo tratta, prestando particolare attenzione ad un metodo “radicale” quale la sterilizzazione, della diffusione dei diversi metodi contraccettivi all’interno della federazione indiana, diffusione che varia a seconda dell’area geografica, della religione professata, del livello di istruzione raggiunto e dell’età degli individui.
Nell’undicesimo paragrafo ho descritto la particolare situazione riguardante i giovani: la loro scarsa e spesso errata conoscenza per quanto riguarda i temi concernenti la salute sessuale e riproduttiva, l’insufficiente attenzione loro prestata dal Family Welfare Programme nell’erogazione dei suoi servizi e le possibili strategie migliorative.
A conclusione del lavoro ho posto un’appendice in cui sono descritte le attività svolte in India dal Population Council e dall’UNFPA.

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5 1. INTRODUZIONE Il sogno di Nehru non si è ancora avverato: ai nostri giorni l’India si trova di fronte ad una scoraggiante realtà nella quale 450 milioni di individui (quasi il 50% della popolazione) sono analfabeti e circa 350 milioni vivono al di sotto della soglia di povertà (il limite di indigenza è stato fissato a 200 rupie, ovvero circa 5 dollari). Non bisogna certo generalizzare questa situazione a tutti gli stati della federazione, poichè in India ognuno di questi, come ha affermato a suo tempo Indira Gandhi, è come una nazione separata, con una propria lingua, scrittura, cultura e tradizioni, tuttavia risulta evidente che il paese, nel suo complesso, è assillato da numerosi problemi. P.A. Sangma nel 1997, quando era presidente del Lok Sabha (all’incirca l’equivalente della nostra Camera dei deputati), affermò: “il problema più grande dell’India è l’incremento della popolazione. Con l’attuale tasso di crescita nel 2020 avremo superato la Cina come numero di abitanti. Per questa ragione, qualunque progresso abbiamo fatto e faremo, sarà annullato dall’esplosione demografica. Il controllo delle nascite deve essere, perciò, la priorità delle priorità. Deve diventare un movimento di popolo e questo è possibile solo attraverso l’educazione”. Nell’anno Duemila l’India ha raggiunto e superato il miliardo di abitanti. La sua popolazione dall’indipendenza (1947) ad oggi è cresciuta di 600 milioni di individui (equivalenti all’incirca ai quattro-quinti della popolazione dell’Africa e dell’Europa insieme). Tra il 1950 ed il 1955 il paese ha accresciuto la popolazione mondiale di 14 unità al minuto e la Cina di 21. Oggi la proporzione è rispettivamente di 33 e 27 (Zupi, 2003). Il governo locale, sin dagli anni Cinquanta, ha lanciato grandi campagne per il controllo delle nascite, ma i risultati sono stati scarsi e, mentre in questi ultimi decenni, molte nazioni hanno compiuto rapidi progressi nel controllo della fertilità e nella riduzione della mortalità, l’India è “rimasta indietro”. Tuttavia, significative sono le differenze nelle diverse aree della penisola, tanto che oggi i due figli per famiglia prevalgono nello stato meridionale del Tamil Nadu e stanno per divenire “norma” anche nell’Andhra Pradesh; ma in quasi tutti gli altri stati, come l’Uttar Pradesh, il Bihar, il Madhya Pradesh ed il Rajasthan, dove il tasso di mortalità è elevato, il numero medio di figli per donna si attesta ancora attorno ai quattro o cinque.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Giuseppe Agliastro Contatta »

Composta da 60 pagine.

 

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