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Pena Riabilitativa e Forze dell'Ordine

La tesi analizza la situazione delle misure alternative nella provincia di Bergamo, per passare ad un excursus sulla percezione che di essa ne hanno le forze dell'ordine (con interviste dei comandanti e degli ufficiali e sottoufficiale dei reparti operativi), con interventi del Prefetto di Bergamo e del Ministro della Giustizia Ing. roberto Castelli.

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2 1. LA PENA NEL TEMPO Facendo una breve analisi del sistema penale europeo non possiamo non accorgerci di quanto il progresso culturale sia immediatamente misurabile anche osservando le tipologie di pena da esso utilizzate, ponendo soprattutto l’attenzione al significato che viene attribuito alla sanzione penale. In epoca pre-illuministica la concezione della pena quale vendetta portava a prediligere le punizioni corporali, sovente perpetrate in pubblico, cosicché servissero da esempio deterrente per la popolazione, con frequente ricorso alla pena di morte. La stessa tortura era considerata una sorta di “anticipo della pena”, oltre che un ambiguo mezzo di tipo inquisitorio. E’ più che palese che in una cultura di questo tipo non vi era alcun interesse verso la personalità de reo, il quale diventava anzi uno strumento di terrore utilizzato dall’autorità costituita. Istituti di tipo carcerario ancora non c’erano, le prigioni erano esclusivamente il luogo di costrizione fisica utilizzato nell’attesa della pena corporale vera e propria. Solo nel XIX secolo possiamo assistere ad un mutamento dei sistemi punitivi, dovuto all’introduzione dei primi codici penali e degli effetti del pensiero illuministico, che per la prima volta spostano l’attenzione sull’uomo, con il progressivo abbandono della pena corporale, oltre che alla sempre minor differenziazione di trattamento basato sulle diversità di casta. In questo periodo il carcere diventa strumento di primaria importanza nell’espiazione della pena, e così rimarrà fino ai giorni nostri, sebbene vi sia stato un radicale mutamento della funzione che ad esso viene attribuita. Se infatti nei primi tempi la reclusione era intesa ancora quale mero strumento di vendetta ed intimidazione, grazie agli ideali etico - filosofici che hanno iniziato a penetrare nel comune sentimento già a partire dal XIX secolo, inizia a profilarsi un’idea nuova sulla finalità della pena: non più mera vendetta, ma strumento di retribuzione, la punizione serve anche come mezzo di correzione interiore e spirituale del condannato, attraverso la presa di coscienza della propria colpa: il reo deve comprendere che sta pagando alla società il prezzo per aver agito in modo non conforme alle regole, deve capire dove e perché ha sbagliato, e soprattutto la detenzione deve correggere il reo. Chiaramente i correttivi utilizzati erano primitivi e di tipo coercitivo: obbligo di pratiche religiose,

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Matteo Zanga Contatta »

Composta da 30 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1542 click dal 15/07/2005.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.