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Arte, scienza e diletto nella Roma di Urbano VIII: il trattato De Florum Cultura di Giovanni Battista Ferrari S.I. (1583-1655). Una fonte per il giardino italiano.

Informazioni tesi

  Autore: Cristiana Serafini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Bianca Tavassi la Greca
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 310

Il trattato De Florum Cultura, scritto dal gesuita senese Giovanni Battista Ferrari (1583-1655), è pubblicato nel 1633 in latino a Roma per i tipi di Stefano Paolini. L'autore, orientalista, letterato e professore di ebraico al Collegio Romano dal 1618 fino al 1647, pratica lungo tutto il corso della sua vita gli studi botanici che lo qualificano come appassionato intenditore di storia naturale e, più in particolare, di piante ‘peregrine’: molteplici sue composizioni, pubblicate o rimaste manoscritte, sono intessute di metafore dove il fiore passa indistintamente da simbolo a oggetto di cure pratiche e amorevoli attenzioni. L’impresa editoriale di De Florum Cultura è sovraintesa da Cassiano dal Pozzo (1588-1657), nobile piemontese educato in Toscana e arrivato a Roma nel 1612, dove nel 1622 entra a far parte dell’Accademia dei Lincei di Federico Cesi. Come per altre realizzazioni editoriali della Roma barberiniana, anche nel caso del trattato di Padre Ferrari, è Cassiano dal Pozzo a proporre gli argomenti dei testi, curandone l’intero iter redazionale, fino ad individuare i canali opportuni per il finanziamento della stampa. Grazie ai suoi uffici, la realizzazione di questo compendio botanico-floreale è sostenuta economicamente da Francesco Barberini (1597-1679), cardinal nipote del pontefice Urbano VIII, che dal 1623 pone Cassiano al servizio del nipote prediletto. Al di là degli incarichi ufficiali nell’entourage di Francesco, Cassiano è soprattutto il ministro delle arti e della ricerca scientifica della corte pontificia, il vero consigliere artistico e culturale del Parnaso barberiniano, ed in particolare dell’Accademia del Cardinal nipote. A Francesco Barberini Ferrari dedica il suo trattato botanico, riccamente illustrato da un apparato iconografico composito: tavole che descrivono analiticamente ‘al vero’ le specie botaniche, e altre che propongono schemi di aiuole di giardini ideali e reali; strumenti di giardinaggio o elaborate composizioni floreali; tavole di carattere mitologico, che illustrano le favole che Ferrari ha composto, riecheggiando le ovidiane Metamorfosi, per visualizzare i temi della floricultura e dell’orticultura ma, soprattutto, per ammonire e per dilettare. Gli artisti coinvolti in questa impresa sono gli stessi che lavorano per la corte pontificia e per i committenti ad essa collegati, Cassiano in particolare: Pietro da Cortona, Andrea Sacchi, Guido Reni, Giovanni Lanfranco per le favole, Claude Mellan, Anna Maria Vaiana, Johann Friedrich Greuter per le incisioni di tutte le tavole. Soggetto principale di questo ‘ibrido manuale’ sono le piante esotiche introdotte in Europa nella seconda metà del Sedicesimo secolo e, da quel momento, coltivate, acquistate, conservate e collezionate con la stessa cura e lo stesso entusiasmo che i collezionisti riservavano alle opere d’arte. La formula di questo compendio, utile per la pratica della coltivazione e della manutenzione dei giardini ma piacevole da leggere come una ’favola’, in cui l’immagine metaforica e l’osservazione dal vivo convivono, gode di un indiscusso successo tanto da essere ristampato in italiano nel 1638 con il titolo di Flora overo Cultura di Fiori, per i tipi di Pier Antonio Facciotti, altro stampatore di prestigio, particolarmente coinvolto con la corte pontificia e con i Gesuiti. Va inoltre ricordato che un intero capitolo del Terzo libro di Flora è dedicato alle piante rare coltivate nei giardini di Palazzo Barberini, creati sui terrazzamenti degli antichi orti Sallustiani sul Quirinale, nei luoghi in cui doveva sorgere in epoca romana il Circo di Flora, così come erroneamente si pensava ancora nel Seicento. Il trattato di Ferrari, quindi, costituisce una delle poche fonti documentarie a nostra disposizione per tentare di ricostruire gli spazi floreali degli Horti Barberini che nel corso del tempo, per le vicende storiche del palazzo alle Quattro Fontane, sono mutati radicalmente fino a scomparire del tutto nella attuale situazione. Queste sintetiche note di premessa delineano brevemente i percorsi che questo studio seguirà per analizzare il trattato floreale di Ferrari. Si prenderanno in esame la sua realizzazione, i suoi contenuti e la sua veste grafica, l’équipe di artefici noti e quelli ancora anonimi che hanno partecipato alla realizzazione dell’apparato figurativo e la rete di intellettuali, eruditi e collezionisti che, tramite Cassiano dal Pozzo, hanno dato linfa alle idee del Padre gesuita. Per tutto ciò, la sua opera risulterà, nella sua originalità, di estremo interesse sia per la storia dell’arte del secolo XVII che per quella della botanica e dell’illustrazione scientifica; e ancora: per la storia del giardino, in particolare per quell’originale sua porzione chiamata ‘giardino segreto’, così ricca di implicazioni estetiche e culturali, e per quella del fecondo rapporto tra Arte e Scienza che caratterizza l’episteme della Res publica Literaria del Seicento linceo e barberiniano.

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4 Introduzione. L’oggetto di questo studio Il trattato De Florum Cultura, scritto dal senese Giovanni Battista Ferrari (1583-1655), è pubblicato nel 1633 (fig.1), in lingua latina a Roma 1 , per i tipi di Stefano Paolini affermato stampatore dell’Urbe 2 . Gesuita, umanista, orientalista e letterato, professore di ebraico al Collegio Romano dal 1618 fino al 1647, Ferrari coltiva lungo tutto il corso della sua vita gli studi botanici che lo qualificarono come appassionato intenditore di storia naturale e, più in particolare, di piante ‘peregrine’: molteplici sue composizioni, pubblicate o rimaste manoscritte (alcune di esse conservate alla Biblioteca Vaticana), sono intessute di metafore dove il fiore passa indistintamente da simbolo a oggetto di cure pratiche e amorevoli attenzioni 3 . L’impresa editoriale di De Florum Cultura è sovraintesa da Cassiano dal Pozzo (1588-1657), nobile piemontese educato in Toscana e arrivato a Roma nel 1612, dove nel 1622 entra a far parte dell’Accademia dei Lincei di Federico Cesi. Come per altre complesse realizzazioni librarie della Roma barberiniana, anche nel caso del trattato di Padre Ferrari è il cavalier dal Pozzo a proporre gli argomenti dei testi, curandone l’intero iter redazionale, fino ad individuare i più opportuni canali per il finanziamento della stampa. Così, grazie ai suoi uffici, la realizzazione di questo compendio botanico-floreale è sostenuta economicamente da Francesco Barberini (1597-1679) 4 , cardinal nipote del pontefice Urbano VIII, che dall’autunno del 1623 pone Cassiano al servizio del nipote prediletto, per poi istituzionalizzare la sua carica conferendogli il ruolo di ‘coppiere’ nel 1624 5 . Al di là degli incarichi ufficiali nell’entourage di Francesco, Cassiano è soprattutto il ministro delle arti e della ricerca scientifica della corte pontificia 6 , il vero consigliere artistico e culturale del Parnaso barberiniano, ed in particolare dell’Accademia del Cardinal nipote 7 . A Francesco Barberini il gesuita Ferrari dedica il suo trattato botanico, con una lettera che segue il frontespizio, secondo la tradizione editoriale dell’epoca. Il libro è riccamente illustrato da un apparato iconografico composito: tavole che descrivono analiticamente ‘al vero’ le specie botaniche, e altre con schemi di aiuole di giardini ideali e reali; 1 De Florum Cultura et Usu libri IV, Romae, excudebat Stephanus Paulinus, 1633. 2 Per un inquadramento generale sugli stampatori e sull’editoria a Roma all’ombra della committenza barberiniana cfr. il saggio fondamentale di FRANCA PETRUCCI NARDELLI, Il Card. Francesco Barberini Senior e la stampa a Roma, “Archivio della Società Romana di Storia Patria”, 108, 1985, pp. 133-198. 3 Per osservazioni più precise su Orationes e il relativo manoscritto di una di esse, conservato alla Biblioteca Vaticana, vedi infra in questo studio. 4 FRANCA PETRUCCI NARDELLI, op. cit., pp.140-142. 5 Per una bio-bibliografia su Cassiano vedi il cap.II, 2.2. 6 FRANCESCO SOLINAS, L’Uccelliera. Un libro di arte e di scienza nella Roma dei primi Lincei, Firenze 2000 (Rariora et Mirabilia, 2), passim ma in particolare p. 2, 93-94. 7 La ‘famiglia’ del cardinale è definita ‘accademia’ da CARLO DATI, Delle lodi del Commendatore Cassiano dal Pozzo, Firenze, all’Insegna della Stella, 1664, senza n. di p., cit. da FRANCESCO SOLINAS, Percorsi puteani: note

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barocco
botanica
cassiano dal pozzo
collezionismo
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