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Televisione Digitale Terrestre. Dall' e-government al t-government: il caso Toscana

Informazioni tesi

  Autore: Elia Paoletti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Politico sociale
  Relatore: Carlo Sorrentino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 270

L'ambito della tesi è latelevisione digitale terrestre. In particolare si studierà come questa nuova forma di comunicazione influenzerà la comunicazione pubblica attraverso il t-government. Si analizzerà inoltre la situazione delle emittenti locali toscane alle soglie dello switch off. Il t-government potrà costituire per loro una possibilità vantaggiosa?

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Il segnale televisivo può essere ricevuto sia in formato analogico che in formato digitale. La televisione che da anni vediamo utilizza un segnale del primo tipo, ma attraverso due leggi la n 66 del 21 marzo 2001(che si ispirava alle indicazioni di un Libro Bianco e che definisce il quadro istituzionale per l’introduzione nel mercato italiano della tecnologia digitale terrestre) e la 112 del 2004 (in realtà il lungo cammino verso il digitale comincia nel ’97 con la legge Meccanico), la famosa “Gasparri” si è deciso di rendere obbligatoria la trasmissione digitale del segnale televisivo nella sua versione “via etere” o “terrestre”. Esiste anche la trasmissione via cavo e via satellite (Sky per intenderci), ma la trasmissione terrestre è sicuramente la più economica, dato che per riceverla è sufficiente la normale antenna ed un decoder. Con l’aggettivo “terrestre” si fa riferimento al fatto che il segnale televisivo, sebbene digitale, viaggia dall’antenna dell’emittente a quella del ricevente, ovvero fino alla nostra antenna di casa. Tecnicamente è un sistema di trasmissione del segnale audio e video che utilizza un algoritmo numerico di compressione (Mpeg) adottato da uno standard di riferimento (Dvb-t). La “Gasparri” ha confermato la ravvicinatissima data del primo gennaio 2006, già indicata dalla 66, per il passaggio definitivo (switch off) al nuovo sistema di trasmissione ed ha messo a disposizione 220 milioni di euro per finanziare l’acquisto di decoder “interattivi”, cioè dotati di un modem interno. Tra gli obiettivi dei Governi che hanno varato le due leggi, oltre a quello fondamentale di “razionalizzare” l’intasatissimo spettro radiofonico italiano vi è anche quello di cercare di ridurre il fenomeno del digital divide, ovvero le disuguaglianze nell’accesso e nell’utilizzo delle tecnologie della Società dell’Informazione disparità che si ripercuotono sulla qualità della vita e sulle opportunità professionali e culturali e che vanno ad amplificare i tradizionali meccanismi di stratificazione sociale. Un gap che separa la minoranza dei privilegiati connessi ad Internet dalla grande maggioranza della popolazione mondiale che non può ancora accedere alle infrastrutture di comunicazione basilari. Constatando la straordinaria diffusione della televisione in Italia (è presente infatti nel 99% delle case), nel presente lavoro si cercherà di spiegare come questa nuova tecnologia tramite le caratteristiche che la rendono INTERATTIVA potrà costituire un primo, semplice strumento per accedere a numerosi servizi di pubblica utilità (disponibili finora solo sul Web) per tutti quei cittadini che non dispongono di un accesso ad Internet. Sinteticamente essa potrebbe costituire un primo passo per la riduzione del digital divide in Italia, permettendo a tanti cittadini finora “esclusi” di poter accedere alla cosiddetta Società dell’Informazione.

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Parole chiave

comunicazione pubblica
digital divide
digitale terrestre
e-government in toscana
emittenti locali
new media
pubblica amministrazione
t-government
tv digitale terrestre

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