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Gli standards di informazione e comunicazione tra ''proprietà'' e ''accesso''

Negli ultimi anni il tema della standardizzazione ha catalizzato in misura crescente l'attenzione dei circuiti tecnici, accademici e politici, che hanno cercato di rubricare, anche in chiave legislativa, le numerose questioni che confluiscono nella gestione dei processi di normazione e delle relative strutture. Il nocciolo della questione, emerso con vigore soprattutto nell'attuale contesto economico, può essere ricondotto all'esistenza di un intrinseco conflitto tra la protezione assicurata dalla proprietà intellettuale e la politica di tutela della concorrenza. Tra le molteplici epifanie di questo problema, che non smette di attirare studiosi e pratici del diritto e dell'economia, vi è quello della disciplina delle privative in rapporto alle tecnologie soggette a processi di standardizzazione. Si tratta di un aspetto che, a ben vedere, si alimenta di un'apparente contraddizione, perchè il regime proprietario connesso con la disciplina della proprietà intellettuale si confronta con il carattere tendenzialmente aperto evocato dall'idea di "standard", come tecnologia la cui condivisione rappresenta una condizione di accesso al mercato. Si tratta allora di definire un punto di equilibrio tra la difesa dei diritti di proprietà intellettuale e la esigenza di apertura a tutti delle innovazioni, ossia dei traguardi che la ricerca delle imprese riesce a conseguire. Questa necessità si manifesta oggi con maggiore ardore all'interno di un delicatissimo settore di mercato, quale è quello delle Information e Communication Technologies, nel quale il problema della protezione dell'innovazione, attraverso l'attribuzione dei diritti di proprietà intellettuale, deve trovare un punto di compromesso con la necessità di definizione degli standards.
Ma che legame c'è tra diritti di proprietà intellettuale, industria della comunicazione e standards tecnologici?
Nel tentativo di rispondere a questi interrogativi, il presente lavoro si propone di studiare in profondità il nesso tra queste molteplici variabili, scattando una fotografia articolata e complessa dell'industria della comunicazione e dell'informazione, ed evidenziando le necessità più urgenti della politica industriale, in bilico tra equilibri di diversa natura.
L'esigenza di rendere compatibili e interoperabili beni, servizi e apparecchiature è una realtà imprescindibile e ha a che fare con la divisione del lavoro. Ma se è vero che l'individuazione e la condivisione degli standards sono collegati all'industrializzazione, è vero anche che le possibili risposte sono molte e altrettanti sono gli ipotetici scenari configurabili nel mondo della comunicazione e dell'informazione.
Il punto di partenza di questo lavoro è che l’attività di “standard setting” influenzi la gestione strategica della proprietà intellettuale da parte delle aziende. Gestione strategica significa semplicemente che i diritti di proprietà intellettuale non sono più utilizzati come meri strumenti per proteggere l'innovazione, ma stanno diventando un vero e proprio “asset” delle imprese, nonché un modo per contrastare la competizione
La riflessione quindi verterà sulla crescita esponenziale dell'attività di brevettazione nelle telecomunicazioni e in generale nell'industria ICT. Esiste infatti un utilizzo dei portafogli brevettuali per la creazione di barriere all'entrata, così come esiste un indubbio legame tra regimi di proprietà intellettuale e processi di standardizzazione.
Insomma, l'industria delle comunicazioni e dell'informazione è in continuo mutamento e avverte l'esigenza urgente di coniugare i processi di standardizzazione con l'esigenza di proteggere l'innovazione. Tanto per avere un'idea, secondo i dati dell'American National Standard del 2003, il fenomeno della standardizzazione, per i mercati dell'ICT, interessa l'industria del computer per il 42%, quella delle telecomunicazioni wireless per il 29% e tutti gli altri sistemi di telecomunicazione per il 17%.
Un ultimo elemento di riflessione è infine rappresentato dall'intersezione dei beni intangibili e le regole della concorrenza. Nel lavoro si cercherà di analizzare, a questo proposito, la situazione europea e il modello americano, senza trascurarne le più marcate differenze.
Quello che emerge è un delicatissimo equilibrio di questioni di politica industriale su un fronte, e sull'altro il pericolo che i consorzi di standardizzazione possano sconfinare in logiche anticompetitive. In gioco il futuro dell'industria delle comunicazioni e dell'informazione, oltre chiaramente al benessere del consumatore.

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5 INTRODUZIONE Negli ultimi anni il tema della standardizzazione ha catalizzato in misura crescente l’attenzione dei circuiti tecnici, accademici e politici, che hanno cercato di rubricare, anche in chiave legislativa, le numerose e complesse questioni che confluiscono nella gestione dei processi di normazione e delle relative strutture. Il nocciolo della questione, emerso con vigore soprattutto nell’attuale contesto economico, può essere ricondotto all’esistenza di un intrinseco conflitto tra la protezione assicurata dalla proprietà intellettuale e la politica di tutela della concorrenza. Tra le molteplici epifanie di questo problema, che non smette di attirare studiosi e pratici del diritto e dell’economia, fino a costituire una delle ultime frontiere del diritto industriale, vi è quello della disciplina delle privative in rapporto alle tecnologie soggette a processi di standardizzazione. Si tratta di un aspetto che, a ben vedere, si alimenta di un’apparente contraddizione, perché il regime proprietario connesso con la disciplina della proprietà intellettuale si confronta con il carattere tendenzialmente aperto evocato dall’idea di standard, come

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Marco Marchegiani Contatta »

Composta da 187 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.